14-28 Settembre 1943, a cosa fa pensare questo lasso di tempo?
Ormai sono anni che tutto ciò non fa pensare a molto, esattamente come sta accadendo ora e che sicuramente non cambierà molto nell’anno nuovo che verrà.
Molte persone, purtroppo, hanno continuato a tralasciare o dimenticare queste date, ma al contrario anche queste o quanto meno la data del 14 Settembre sarebbe da tenere in considerazione proprio come la nuova giornata per la memoria della ritirata di Russia creata l’anno scorso.
Proprio in queste settimane, cominciò il viaggio all’Inferno della divisione Acqui, all’epoca stanziata sull’isola di Cefalonia.
I tedeschi, infatti, rimasti “formalmente” alleati dell’ Italia fino all’ 8 Settembre (a seguito dell’armistizio di Cassibile) solo poche ore dopo l’ annuncio della resa italiana mostrarono agli ormai ex alleati il loro vero volto con ferocia, mancanza d’umanità e d’emozione che per i veterani italiani della Acqui ancora oggi non è possibile dimenticare.
Antefatti
La divisione Acqui si trovava a Cefalonia dal 1941 dopo la campagna di Grecia, terminata con la vittoria dell’Asse, tuttavia solo il nome “divisione” la faceva considerare tale poiché erano presenti solo 500 paracadutisti alla fine della campagna.
Solo negli anni successivi (addirittura pochi giorni prima della resa) fu aumentata la presenza di truppe italiane, mandando inoltre sull’ isola il generale Antonio Gandin, distintosi con grandi meriti nella campagna di Russia.

Comunque, non è possibile sapere il numero preciso di uomini presenti al momento della resa italiana poichè la documentazione è molto contradditoria, per cui prendendo in considerazione le cifre fornite dall’esercito si possono stimare: 12000 italiani e 1000 tedeschi l’8 Settembre 1943.
Arrivando poi ai primi mesi del 1943 va detto che la convivenza tra soldati italiani e tedeschi nell’isola non aveva presentato problemi e furono anche svolte esercitazioni comuni di difesa.
Tuttavia, le cose cambiarono radicalmente, quando venne reso noto che il governo Badoglio aveva firmato un armistizio con gli Alleati, denunciando di fatto l’alleanza tra Italia e Germania.

Quel giorno, infatti cominciò l’esperienza dantesca della Acqui. Tutto iniziò con reazioni di grande stupore ma anche di gioia da parte italiana, nell’illusione che la guerra fosse finita.
Dopo i festeggiamenti, però, alle 20:15 vennero mandate fuori le pattuglie di vigilanza.
I tedeschi avevano appena compiuto il loro primo atto ostile contro la divisione quando uno dei semoventi ad Argostoli (sede del comando centrale della Acqui) puntò il suo cannone contro il dragamine Patrizia, all’ancora, che per risposta puntò a sua volta le mitragliere di bordo.
Da allora la situazione mutò costantemente, ma come nei gironi dell’Antinferno con il caos…
Dal comando supremo Italiano, ormai in fuga verso il Sud non arrivarono più ordini, i comandanti italiani in Grecia ordinarono di non sparare sui tedeschi, ma gli ufficiali e la truppa della Acqui sviluppavano sempre più velocemente e costantemente idee antitedesche.
La scelta di Gandin
Gandin decise di trattare; lo fece con un forte disappunto dei subordinati molto probabilmente al fine di salvaguardare i suoi uomini, ma la situazione era destinata a peggiorare…
Nell’arco di poco tempo dal 9 settembre fino al 13 si svilupperanno (perfino vicino al comando di Gandin) scontri armati tra italiani e tedeschi con morti e prigionieri da entrambe le parti.
Gli ufficiali dei reparti in qualche caso contravverranno agli ordini di Gandin di “continuare ad attendere l’esito della trattativa” e spareranno di propria iniziativa sui tedeschi, sei cappellani militari su sette, poi consiglieranno Gandin di non combattere.
Alla fine, però ci si chiede, qual’ è la volontà tedesca?
In base all’operazione “Alarico” (operazione di disarmo dell’esercito italiano) gli italiani devono essere disarmati e l’ultimatum mandato a Gandin, infatti, pone tre scelte non discutibili:
- Combattere al fianco dei tedeschi
- Arrendersi e consegnare le armi
- Combattere contro i tedeschi
Senza dubbio, scelte capestro per Gandin e i soldati della Acqui, tuttavia malgrado la situazione descritta il comandante Barge, ufficiale in comando dei tedeschi sull’isola continua a negoziare con Gandin proponendo tra le varie soluzioni la consegna delle armi davanti alla pubblica piazza di Argostoli e in cambio il rimpatrio immediato in Italia.
La risposta di Gandin fu di guadagnare ulteriore tempo, tuttavia il caos fu solo aumentato…
I tedeschi non potevano attaccare a causa dell’inferiorità numerica, per cui, potevano solo provare a disarmare la Acqui “trattando”; dall’Italia poi non arriveranno presto notizie.
Anche a causa del comportamento contraddittorio di Gandin (come evacuare il presidio di Kardakata in cambio di non rafforzare le forze tedesche sull’isola) molti soldati disubbidiranno agli ordini.
Addirittura il 12 Settembre un carabiniere proverà anche a ucciderlo, fallendo, ma è il 13 settembre che l’Inferno inizia a manifestarsi…
Sull’isola, arriva, accolto dalla contraerea italiana il comandante delle forze tedesche in Grecia, generale Hubert Lanz (sospettato di aver partecipato a un complotto contro Hitler) il quale sceso a terra impone il disarmo alla Acqui e probabilmente minacciò di morte Gandin e i suoi uomini se ci fosse stata resistenza.
Il 14 Settembre arriva la svolta; Gandin indice un “referendum” tra i reparti; saranno i soldati a decidere cosa replicare all’ultimatum tedesco…
A questo punto viene da domandarsi: considerando la confusione regnante, la mancanza di possibilità di ricevere aiuti e infine l’idea di sfidare l’esercito all’epoca più potente del mondo cosa sceglieranno i militari?
Dalle testimonianze dei reduci:
“1-battaglione 317 tutti contro i tedeschi
110-mitraglieri di corpo d’armata decidemmo tutti contro i tedeschi
33-artiglieria contro i tedeschi
genio 36-compagnia avieri contro i tedeschi
batteria della marina, mine, tutti contro i tedeschi
17 fanteria tutti contro i tedeschi
contro i tedeschi
contro i tedeschi
tutti contro i tedeschi…”
Svolgimento della battaglia ed esito
Nonostante quindi i problemi elencati, il 15 la battaglia ebbe inizio e malgrado il continuo bombardamento e mitragliamento a opera degli Stukas il primo giorno di guerra non solo Argostoli venne salvata dall’accerchiamento, ma ben 450 tedeschi si arresero.

Nei giorni successivi, la situazione non mutò particolarmente, ma poi le munizioni vennero a mancare e fu richiesto soccorso. Incredibilmente gli aiuti erano pronti, ma per volontà di un colonnello inglese ancora sospettoso nei confronti degli italiani le munizioni non partirono.

La battaglia terminò il 22 Settembre con la resa di Gandin e dei resti della divisione: 1000 uomini erano caduti in battaglia.
L’eccidio
Dopo la fine della battaglia l’Inferno si concluse con il massacro di 9250 soldati e 390 ufficiali. Tale atto non è molto noto al giorno d’oggi, poiché il tempo ha teso a cancellare un tale ricordo molto doloroso, ma per i veterani sopravvissuti non è stato così.
In quei pochi giorni successivi alla battaglia i soldati sopravvissuti furono falciati per rappresaglia dalle mitragliatrici tedesche, altri invece affogarono in mare o furono portati nei campi di concentramento.
Gandin stesso fu fucilato e isolatamente, ciò accadde anche alla casa rossa con molti altri ufficiali inclusi quelli del comando generale…
Ma di chi fu la responsabilità di questo sterminio?
Nel Processo di Norimberga l’unico responsabile (poiché l’ordine era venuto da Hitler) fu considerato il generale Lanz.
Il processo, riguardava poi anche le atrocità compiute contro civili e prigionieri di guerra nella zona.
Ciò nonostante, la difesa mise in dubbio le accuse riguardanti questi eventi e poiché gli italiani non presentarono alcuna prova contro di lui, Lanz convinse la corte che aveva resistito alle direttive di Hitler e che il massacro non era avvenuto.
Affermò, poi che il rapporto al Gruppo d’armate E che riportava l’esecuzione di 5.000 soldati era stato uno stratagemma, al fine di nascondere il fatto che avrebbe disobbedito al Führer.

Alla fine, Lanz fu condannato a 12 anni di reclusione, una pena relativamente leggera rispetto ad altri comandanti coinvolti nelle operazioni nei Balcani, però ne scontò 3.
Dopo il suo rilascio, Lanz divenne attivo nelle file del partito FDP e servì come suo consigliere per le questioni militari e di sicurezza. Nel 1954 pubblicò un libro sulla storia della 1ª Divisione da montagna. Morì a Monaco di Baviera nel 1982.
Che si pensi molto bene a tutto questo, non ci si adatti solo a convivere con i tempi odierni, ma anche con il nostro passato.
Che si ricordi bene in questi giorni a chi ha sacrificato la sua vita per poter permettere a qualcun altro, di viverla con serenità. Non si tralasci, inoltre, il ricordo di molte altre persone morte come i soldati della Acqui, ad esempio i 34 militari di Verona o i 34 soldati italiani in Cina nel ‘43.
Pensiamo soprattutto al futuro che avrebbero potuto avere e che non hanno potuto vivere a causa della guerra e dei suoi diavoli…
A cura di Tommaso Bernardini
REFERENZE:
Il Massacro Della Divisione Acqui – La Storia Siamo Noi – YouTube
Arrigo Petacco, “La seconda guerra mondiale”, 4-volume
Eccidio Divisione Acqui, a Verona una mostra per non dimenticare (veronanetwork.it)