
Giovedì 5 ottobre 2023, il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, nonché vicepresidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani si è recato in visita ufficiale in Arabia Saudita. Molti i temi trattati: dai rapporti politico-diplomatici a quelli economici e commerciali tra Roma e Riad.
“Il governo italiano – dichiara Tajani – è profondamente impegnato a rafforzare le relazioni con l’Arabia Saudita e con il Golfo. L’importanza di questa regione sulla scena globale, in termini geo-strategici ed economici, è evidente. L’Arabia Saudita è un attore chiave e la mia visita a Riad intende riaffermare i forti legami che uniscono i nostri due Paesi”.
“Il popolo saudita ama l’Italia e questa visita serve a rilanciare le relazioni bilaterali” – ha affermato a sua volta il ministro del commercio saudita, Majed Abdallah Alkassabi, nell’incontro con Tajani. Il ministro saudita ha inoltre sottolineato che il progetto di “trasformazione” del Regno, “Vision 2030”, è una “grande opportunità per gli investimenti stranieri, e quindi estendo l’invito alle compagnie agli investitori italiani a venire da noi, nella speranza che dopo questa visita si possano concretizzare altre iniziative”.
Il titolare della Farnesina, nelle dichiarazioni rilasciate ad Arab News, ha detto che “il nostro obiettivo è quello di rafforzare ulteriormente le nostre relazioni”, evidenziando come “la regione del Golfo stia diventando una potenza energetica rinnovabile di importanza strategica sia per l’Italia che per l’Europa, mantenendo nel tempo la sua rilevanza come fornitore chiave in questo settore”.
“In particolare – snocciola Tajani – apprezziamo il grande sforzo intrapreso dall’Arabia Saudita nella transizione verde, investendo nell’energia solare ed eolica e nella riconversione dei combustibili fossili per la produzione di idrogeno. Sono certo che questa strategia garantirà ritorni straordinari nel lungo periodo”. Nel frattempo, “l‘Italia vuole svolgere un ruolo significativo come hub energetico nel Mediterraneo, diventando il principale fornitore di energia elettrica”.
E proprio sulle rinnovabili il rapporto con l’Arabia Saudita, già forte sui cardini del made in Italy, è un modello: “L’Italia – chiosa il ministro – sta già agendo come fornitore di conoscenze e tecnologie per il cammino del Regno verso il Net Zero, dato che molte aziende italiane sono impegnate in una serie di progetti energetici con gli stakeholder sauditi, a partire da Saudi Aramco e Acwa Power”.

Per offrire un quadro chiaro e completo di cosa sia oggi l’Arabia Saudita si riportano di seguito le analisi di Federico Rampini, global columnist del Corriere della Sera, uno dei più autorevoli osservatori delle relazioni internazionali che negli ultimi anni ha dedicato molto spazio all’Arabia Saudita nei suoi editoriali, newsletter e libri.
“L’Arabia Saudita – osserva Rampini – è una delle potenze regionali che contendono ad altri attori (America, Cina, Russia) l’influenza su un’ area strategica del mondo, che spazia dal Medio Oriente al Maghreb fino all’Africa sub-sahariana. Dal 2017 il suo leader di fatto è Mohamed Bin Salman. Usa le sue enormi ricchezze energetiche (soprattutto attraverso la società Aramco) al servizio di progetti di modernizzazione e per consolidare l’influenza internazionale del suo paese. MbS imita il modello già applicato su scala più piccola a Dubai e Doha: niente democrazia, né diritti umani paragonabili a quelli dell’Occidente, però le riforme migliorano lo status della donna, riducono l’influenza reazionaria del clero nella vita del paese, investono in progetti avveniristici.
Riad usa la ricchezza petrolifera per modernizzare la propria economia (ivi compreso il settore energetico, vedi gli investimenti nell’idrogeno), la diversifica aprendosi al turismo (lo sport è funzionale anche a quello), e consolida il proprio ruolo come investitore in una vasta area circostante che comprende un gigante nordafricano come l’Egitto. Arabia, Emirati, Qatar e Kuwait investono molto anche in Occidente: possiedono partecipazioni in grandi aziende europee e americane, immobili, squadre di calcio. La neutralità del mondo arabo sulla guerra in Ucraina ha consentito di attirare in quell’area investimenti russi e oligarchi messi sotto sanzione in Occidente.”

Rampini si sofferma, infine, sulle relazioni tra l’Arabia Saudita e i paesi occidentali, in primis gli USA.
“Con noi occidentali hanno il dente avvelenato. Non solo perché a Riad si sorvola su una vicenda turpe come l’assassinio del giornalista dissidente Khashoggi, fatto a pezzi in una sede diplomatica in territorio turco. Quella vicenda viene considerata “minore” rispetto ai progressi compiuti sui diritti umani, e soprattutto rispetto alla rottura dell’alleanza tra monarchia saudita e clero wahabita oscurantista, un patto reazionario che dal 1979 aveva contribuito a seminare nel mondo intero fanatismo, jihad, terrorismo. MbS ritiene che l’Occidente non gliene riconosca abbastanza il merito.
Un’altra cosa che fa imbestialire MbS e in generale la classe dirigente araba, è il nostro ambientalismo estremista che tratta le energie fossili come il demonio da eliminare, tutto e subito. Di energie fossili, MbS e Aramco sono certi, l’Occidente e il mondo avranno bisogno ancora a lungo. E non importa quanto noi vogliamo essere veloci nel riconvertirci al solare e all’elettrico. Queste due rinnovabili hanno dei limiti evidenti, per cui il loro sviluppo dovrà continuare ad essere accompagnato da fonti tradizionali. Inoltre, ci sono cose che semplicemente non si possono fare con il sole e il vento: per esempio i fertilizzanti, che sono prodotti sinteticamente da derivati del petrolio. Senza di essi l’umanità morirebbe di fame. Sono constatazioni banali, dovrebbero essere l’abc del dibattito energetico, ma una parte dell’Occidente preferisce demonizzare le energie fossili come se potessimo abbandonarle tutte d’un colpo domani mattina. Non c’è da stupirsi se di fronte a queste forme di estremismo MbS preferisca tenersi aperte molte altre relazioni geopolitiche. Con Cina, Russia, e tanti altri. Senza per questo diventare un vassallo né di Mosca né di Pechino, come dimostra l’interesse per il Global Combat Air Programme (il caccia militare di cui sopra: sul quale ci sarebbe un sì di Roma e Londra, ma non l’accordo di Tokyo)” – chiosa Rampini.

L’Arabia Saudita è diventata, a tutti gli effetti, una potenza economica, politica e militare destinata ad assumere un ruolo sempre più rilevante a livello regionale e globale. Il viaggio di Tajani a Riad si inserisce nel solco di un crescendo di rapporti politici, economici e strategici che negli ultimi anni hanno visto leader, ministri e delegazioni di paesi da tutto il mondo alla corte di Mohammed Bin Salman.
A cura di Lorenzo Perticarà
Fonti:
Tajani visita l’Arabia Saudita: ‘Attore chiave sulla scena globale’ – Politica – ANSAmed.it;
Tajani, Arabia Saudita attore chiave sulla scena globale – Primopiano – Ansa.it;
Attenzione al nuovo impero arabo, che si espande (e ci riguarda)- Corriere.it;
Perché sta rinascendo un «impero arabo» (con cui dovremo fare i conti)- Corriere.it