Il cambio di rotta di Biden: prosegue la costruzione del muro tra il Messico e gli Stati Uniti

Giovedì 5 ottobre Joe Biden ha annunciato di voler portare a termine la costruzione della barriera nella Valle del Rio Grande, per bloccare il flusso migratorio proveniente dal Sud America. L’annuncio ha lasciato l’elettorato americano attonito. La propaganda elettorale di Biden si prefissava l’obiettivo di porre fine all’edificazione della frontiera; dal suo primo giorno in carica, Biden revocò la dichiarazione di disastro e fermò la costruzione del muro di confine.

“Costruire un enorme muro che abbracci l’intero confine meridionale non è una soluzione politica seria”.

Il Presidente continua a sostenere l’inefficacia della costruzione del muro ma durante l’intervista del 5 ottobre afferma di non avere scelta, dichiarando di aver tentato di persuadere il Congresso a reindirizzare i fondi già stanziati dall’amministrazione del suo predecessore, Donald Trump, per la realizzazione di quest’ultimo.

La Guerra con il Messico e l’istituzione dei confini

Il confine tra gli Stati Uniti e il Messico venne tracciato tra la fine del XVII secolo e gli anni Cinquanta del XVIII secolo da una squadra di geometri, soldati e funzionari di entrambi i paesi, che però sottostimarono la difficoltà del progetto, non tenendo in considerazione la realtà di un territorio costituito prevalentemente da montagne, canyon e deserti. Ad oggi il confine tra gli USA e Messico si estende per circa tre mila chilometri dal Golfo del Messico all’Oceano Pacifico. Il Rio Grande costituisce una barriera naturale, questo però percorre solo i due terzi della frontiera lasciando scoperti i territori a Ovest di El Paso, in Texas, scoperti. 

Nel 1821, dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Spagna, il Messico si estendeva a Nord fino ai territori dell’Oregon. A seguito della secessione del Texas, il Messico affrontò una progressiva perdita territoriale, che raggiunse il culmine con l’ascesa di James K.Polk alla Casa Bianca, il quale si proponeva di compiere il Destino manifesto (Manifest destiny) dell’America, ovvero a espandersi, per diffondere la loro forma di libertà e democrazia anche nei paesi del Sud-America. Pragmaticamente, l’obiettivo di Polk era quello di conquistare i territori sotto il controllo messicano affinché l’America affacciasse sia sull’Oceano Atlantico che sull’Oceano Pacifico. Dopo l’annessione del Texas agli Stati Federali, nel 1845, il Messico si rifiutò di vendere i territori della California e del New Mexico per una cifra pari a 30 milioni di dollari. Dopo aver respinto l’offerta intervennero le truppe americane, che nel giro di un anno conquistarono la capitale messicana. Solo nel 1848 con il Trattato di Guadalupe Hidalgo, il Messico riconobbe l’annessione americana del Messico e la successiva vendita di quasi un terzo del suo territorio tra cui: California, Arizona, Nuovo Messico, Nevada e Utah; nonché porzioni degli attuali Stati del Colorado, del Wyoming, dell’Oklahoma e del Kansas. 

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Ad oggi lungo il confine sono stati disposti muri di filo spinato, maglie di catena e reti metalliche, per non fare riferimento all’utilizzo da parte della polizia di frontiera americana di telecamere, sensori sotterranei, aerei, droni e imbarcazioni per monitorare il confine.

L’idea di un muro

Il primo riferimento a un muro di confine come risoluzione del fenomeno migratorio risale al 1993, quando il presidente Bill Clinton ritenne necessaria la costruzione di una recinzione tra San Diego e Tijuana, all’epoca la zona più colpita dagli attraversamenti illegali. Le barriere furono poi ampliate sotto l’amministrazione Bush tra il 2006 e il 2008 e ancora una volta quando Biden era vicepresidente, sotto l’amministrazione Obama. Nonostante il presidente Trump fece della costruzione del muro un punto cardine della sua politica alla Casa Bianca, durante il suo mandato furono costruiti 737 chilometri non contigui di barriera di confine, ma solo il 19% non sostituì le parti di muro precedentemente costruite. 

La conformazione delle barriere in costruzione si discostano dall’immaginazione di Trump, il quale proponeva un muro di cemento con punte montate sulla sommità di una struttura di acciaio per lacerare la carne di chi tentasse di scavalcarlo, un muro dipinto di nero affinché, durante i periodi più caldi, i migranti si ustionassero tentando di oltrepassare il confine.  

Come fanno i migranti a varcare il confine?

Gran parte dei migranti, organizzati in grandi gruppi, varca il confine passando per la Valle del Rio Grande. Quest’ultima, caratterizzata da una fitta boscaglia lungo le rive del fiume e prevalentemente isolata, fornisce un valico di passaggio ideale per i migranti. Quando cala la notte si utilizzano dei gommoni e si lasciano passare strategicamente centinaia di migranti contemporaneamente, per sopraffare gli agenti della polizia di frontiera. Una volta varcato il confine, i migranti camminano per chilometri prima di incontrare un veicolo della polizia di frontiera statunitense ed arrendersi. Gran parte dei migranti necessita di soccorso medico istantaneo, a causa della disidratazione o di altri problemi di salute derivanti dal trascorrere ore, se non giorni, nel deserto.

È necessaria la costruzione di un muro di confine?

Biden lancia segnali contraddittori, continuando ad affermare che il muro non funziona, ma le insistenti richieste di budget al Congresso fanno pensare il contrario. Il presidente afferma: Il sistema dei muri di confine impedisce e nega l’attività illecita transfrontaliera consentendo alle forze dell’ordine un tempo di risposta più lungo e maggiori opportunità per una risoluzione efficace delle forze dell’ordine”.

I membri delle forze dell’ordine sostengono ugualmente la necessità di un muro di frontiera, in quanto strategicamente efficace per proteggere il confine. “Il muro non è una risposta”, affermano i critici. Tra questi spicca la voce dell’ex governatore dell’Arizona, Janet Napolitano, che afferma: “Mostrami un muro di 50 piedi e ti mostrerò una scala di 51 piedi”. Poi divenuta segretaria per la Sicurezza nazionale durante l’amministrazione Obama, sostiene che l’utilizzo della tecnologia può essere una soluzione. 

Il muro ha già segnato la vita di un gran numero di migranti. A maggio, un bambino di quattro anni è stato gettato oltre la frontiera, o nel 2018, una donna è stata trafitta da sbarre di metallo ed un’altra è morta nel 2022 dopo essere rimasta “intrappolata” nella recinzione.

Possiamo davvero considerare la costruzione di un muro una soluzione? È più importante una vita umana o l’economia di un paese?

La rivolta dei Repubblicani

Nel 2021, Biden fermò la costruzione del muro di confine, il fenomeno migratorio ne risentì, e la Casa Bianca assistette ad un improvviso aumento degli attraversamenti illegittimi di confine. Questo provocò il dissenso dei repubblicani e in particolare degli agenti di frontiera statunitensi. La risposta dell’amministrazione Biden fu immediata col tentativo di riparare i varchi presenti nelle zone di confine già difese dalla barriera, ma fino a poche settimane fa non aveva mai intrapreso nuove costruzioni significative. L’amministrazione Biden inoltre annuncia che avvierà le deportazioni dei venezuelani entrati illegalmente nel paese.

https://www.history.com/news/everything-you-need-to-know-about-the-mexico-united-states-border

Biden, the Border, and Why a New Wall Is Going Up, New York Times

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