Come accade ormai da diversi anni, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen la scorsa settimana è stata in visita nei Balcani, per discutere del nuovo Piano di crescita della regione, delle recenti tensioni e dell’andamento dei negoziati per l’adesione all’Ue. Tema quest’ultimo, estremamente delicato, poiché si avvicina l’appuntamento più atteso dai Paesi che attendono di accedere all’Unione Europea. L’otto novembre è prevista la pubblicazione del Pacchetto Allargamento da parte dell’esecutivo comunitario.
Nella sua visita ai Balcani la presidente è partita dalla capitale macedone Skopje, dove ha incontrato il primo ministro macedone Dimitar Kovačevski, che per prima cosa ha ringraziato l’UE per gli aiuti forniti lo scorso anno per far fronte alla crisi energetica. Gran parte dell’incontro è stato poi occupato dalla discussione sul nuovo Piano di crescita per i Balcani Occidentali. Il piano, come già anticipato a maggio, si basa su quattro pilastri. Il primo riguarda l’integrazione nelle dimensioni chiave del Mercato unico dell’Ue, il secondo è legato al completamento del Mercato regionale comune, il terzo si basa sul liberare il pieno potenziale economico attraverso riforme ambiziose sia sullo Stato di diritto sia in materia economica, il quarto riguarda il finanziamento da parte di Bruxelles di un pacchetto da 6 miliardi di euro di cui 2 miliardi di euro in sovvenzioni e 4 miliardi di euro in prestiti.

Dopo Skopje, Ursula von der Leyen è volata a Pristina, in Kosovo, dove ha brevemente ripetuto il discorso sul nuovo Piano di crescita per la regione per poi concentrarsi sul tema più urgente: le tensioni tra il paese e la Serbia. La presidente della Commissione Ue ha reiterato la condanna all’attacco terroristico dello scorso 24 settembre nel nord del Kosovo, ma in quello che è il momento più basso dei rapporti tra i due Paesi, ha ricordato che l’unico modo per rendere fruttuosi i piani di Bruxelles è riaprire il dialogo Pristina-Belgrado. Nello specifico, la presidente della Commissione europea ha chiesto al primo ministro Kurti di riconoscere l’associazione delle municipalità a maggioranza serba in cambio della promessa di far riconoscere l’indipendenza del Kosovo al presidente Vučić.
Come terza tappa, von der Leyen è stata a Podgorica, capitale del Montenegro, dove ha incontrato il presidente Jakov Milatović e il neopremier Milojko Spajić, leader di una forza il cui programma sta tutto nel nome – Europe Now. La presidente si è detta molto soddisfatta dei risultati elettorali e ha definito il Montenegro “front-runner” nella corsa verso l’adesione all’Ue. D’altronde, sono ormai passati quindici anni da quando, nel lontano 2008, il Montenegro aveva fatto richiesta di adesione. Comunque, la presidente ha sottolineato che “la corsa” non è ancora finita e ha invitato a non distogliere lo sguardo dal “traguardo”. In particolare, nella coalizione di governo appena eletta, preoccupa la presenza del partito nazionalista filoserbo “Fronte Democratico” e dell’elezione del suo leader, Andrija Mandić, a presidente dell’Assemblea nazionale. Spajić, tuttavia, ha assicurato che il suo gabinetto sarà “pro-europeo” nonostante l’elezione di Mandić e ha respinto le insinuazioni per cui il governo di Podgorica sarà influenzato dalla Serbia (da cui il Montenegro si è separato nel 2006 dopo un referendum sull’indipendenza).

Come quarta tappa la presidente è stata proprio a Belgrado, dove ha incontrato il presidente Vučić, che ha subito messo in chiaro che “il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo non è un’opzione”. Si sapeva che la Serbia sarebbe stata l’interlocutore più ostico, ma forse von der Leyen non si immaginava fino a tal punto. Il presidente serbo ha infatti sostenuto di essere orgoglioso di affermare la sua opposizione all’indipendenza kosovara davanti alla presidente che, da parte sua, ha ricordato che il riconoscimento di documenti e istituzioni del Kosovo sono essenziali per accedere al nuovo Piano di crescita per i Balcani Occidentali. Senza un riconoscimento del Kosovo rimarranno in stallo i finanziamenti previsti per la Serbia all’interno del pacchetto complessivo da sei miliardi di euro previsti dal piano.

Von der Leyen ha poi concluso la sua visita nei Balcani a Sarajevo, in Bosnia-Erzegovina, accolta dalla presidente del Consiglio Borjana Krišto, con la quale ha discusso delle riforme che il paese necessita di attuare per poter accedere ai futuri stanziamenti economici del Piano di crescita per i Balcani Occidentali. In particolare, si è parlato del pacchetto di misure sullo Stato di diritto composto di tre leggi: quella sui tribunali, quella sul conflitto d’interesse e quella sul riciclaggio di denaro sporco. A tal proposito la presidente Krišto ha assicurato che il paese è in un momento decisivo per trovare un accordo su queste riforme fondamentali.
A cura di Paolo Gaudenzi
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