Le tensioni internazionali e la crisi economica dell’UE

L’economia dell’Ue è in evidente difficoltà. I dati dell’EUROSTAT sui primi tre trimestri del 2023, se si prende in considerazione l’intera unione, registrano una crescita dello 0,1% per il primo trimestre, dello 0% per il secondo trimestre e dello 0% per il terzo trimestre. Se invece ci si concentra solo sull’area euro la progressione del Pil nei tre trimestri vede la seguente traiettoria: 0%, 0,2%, -0,1%.

Se si considerano i dati del solo terzo trimestre (periodo luglio-settembre), ben nove Paesi su venti nell’eurozona registrano il segno meno di fronte al proprio Pil. Austria, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo e Slovenia sono in recessione, con l’Italia ferma a 0. Se invece si considera l’Ue nel suo complesso, a questa lista di paesi senza crescita o, peggio, a crescita negativa, si aggiungono anche Danimarca, Repubblica Ceca e Svezia. Un totale di mezza Unione europea, 13 Stati su 27, ha un’economia ferma o che rallenta.

La Commissione europea il 15 novembre ha presentato le proprie previsioni economiche, con tutte le informazioni relative alle aspettative su crescita, occupazione, inflazione, andamento di deficit e debito.

Per quanto riguarda l’Italia si stima una crescita dello 0.9% nel 2024 e del 1.2% nel 2025, cifre decisamente sottotono rispetto al resto dell’Ue in particolare per il 2025 dove il valore del paese risulta il più basso. La cosa che preoccupa di più però sono i conti pubblici che rimangono dissestati (debito pubblico: 140.9% e deficit: 4.3% per il 2025) nonostante recentemente la piattaforma di rating Moody’s abbia confermato il giudizio Baa3 sui titoli di stato italiani e migliorato da «negativo» a «stabile» l’Outlook per l’Italia. 

L’Italia è da tempo un paese con un’economia che non decolla, ma nel biennio 2022-2023, come del resto l’intera eurozona, la situazione è andata peggiorando. Il contesto internazionale sicuramente ha giocato un ruolo da protagonista in questo rallentamento in quanto l’aumento del prezzo dell’energia dovuto alla scelta di staccarsi dalle forniture della Russia e l’inflazione galoppante hanno inflitto un duro colpo alla produzione industriale. L’Italia dipende molto dall’andamento delle sue industrie per la crescita del Pil che con l’aumento dei costi dell’energia hanno avuto grandi difficoltà a vendere visto anche il crollo della domanda globale. Per comprendere la gravità della situazione basta pensare all’attuale crisi del Giappone che con lo yen ai minimi negli ultimi venticinque anni rispetto al dollaro non riesce a far decollare le esportazioni. Se economie come la Cina o l’India possono vantare tassi di crescita elevati è in gran parte dovuto al fatto che la loro economia è spinta dalla domanda interna.

Il vero malato d’Europa è però la Germania. Gran parte della crisi che sta colpendo l’Ue è dovuta al brusco rallentamento dell’economia tedesca, da sempre economia trainante dell’Ue. Il 2023 è stato un anno estremamente complesso per il paese che nei primi tre trimestri ha registrato tassi di crescita del Pil prossimi allo zero e probabilmente chiuderà l’anno senza crescita. Per quanto riguarda il 2024 e il 2025 le stime della Commissione dichiarano una crescita rispettivamente dello 0.8% e del 1.2%, quindi una ripresa, ma non bisogna sottovalutare una possibile escalation dei conflitti in corso che potrebbero portare ad una revisione delle stime.

Gran parte delle difficoltà incontrate dall’economia tedesca sono infatti dovute al contesto internazionale, in particolare al conflitto in Ucraina. La Germania, al momento dello scoppio della guerra, era uno dei principali paesi importatori di petrolio dalla Russia. Con un’economia fortemente dipendente dal settore energetico problemi di approvvigionamento uniti ad un aumento dei tassi di interesse hanno determinato la crisi. La Germania come del resto molti paesi europei dipende fortemente dall’export. Tuttavia, non potendo più contare sull’energia a basso costo dalla Russia le merci si sono fatte più costose e sono quindi diventate meno competitive sul mercato internazionale. Le tensioni in Medio Oriente complicano il tutto. La Germania importa ora il suo gas principalmente dagli Stati Uniti e da paesi del golfo come il Qatar, il quale, in caso di allargamento del conflitto potrebbe essere costretto ad interrompere le forniture per la chiusura dello stretto di Hormuz.

A cura di Paolo Gaudenzi

Fonti

https://economy-finance.ec.europa.eu/economic-forecast-and-surveys/economic-forecasts/autumn-2023-economic-forecast-modest-recovery-ahead-after-challenging-year_en

https://tradingeconomics.com/

https://www.ilsole24ore.com/

Lascia un commento