Il fallimento degli hub in Albania

Il Protocollo, l’UE e l’ennesimo flop in materia di flussi migratori

Il 15 ottobre 2024 è partita da Lampedusa la nave Libra della Marina Militare italiana diretta al porto di Shengjin, dove “scaricherà” 16 migranti tutti uomini di provenienza egiziana e bengalese. Ciò rappresenta a tutti gli effetti la prima applicazione pratica di quello che per mesi è stato uno dei temi più caldi nel dibattito tra il governo e l’opposizione, nonché di uno dei capisaldi della propaganda elettorale condotta dallo stesso Pres. Meloni. Si tratta, nel caso specifico, del Protocollo Italia-Albania in materia di flussi migratori stipulato dal gov, Meloni e dal gov. Rama nel Novembre 2023, la cui ratifica è stata formalizzata con la legge n.14 del 21/02/2024. Il progetto della durata di cinque anni -rinnovabili- ha avuto un costo di circa 650 milioni di euro e non sono mancate dure critiche da parte dell’opposizione e dalla stessa Corte di Giustizia UE.

Il Contenuto del Protocollo

Il Protocollo consta di 14 articoli e due allegati.

L’art. 3 stabilisce all’Italia la possibilità di sfruttare in conformità al Protocollo delle Aree previste dallo stesso, dove per Aree si intende (art.1, lett. c, Prot.) beni immobili di proprietà demaniale, individuati nell’Allegato 1 del Protocollo. Proprio nel primo allegato viene stabilito che le aree predisposte dall’Albania per la creazione di questi hub sono il porto di Shengjin e la città di Gjadër situata nel nord del paese. L’articolo 4 del Protocollo stabilisce che le strutture previste dal primo allegato siano amministrate dalle sole autorità italiane, mentre competono alle autorità albanesi tutte le procedure di frontiera o di rimpatrio. È previsto che il numero di migranti accoglibili non possa essere superiore a tremila. Sempre questo stesso articolo prevede che spetta alla marina italiana il trasferimento dei migranti in acque territoriali e nel territorio albanese. Riguardo le spese, questo articolo viene concluso affermando che tutti i costi per l’allestimento di una o più strutture d’ingresso nel territorio della Repubblica d’Albania dei migranti sono totalmente a carico della Parte italiana.

In materia di sicurezza l’art.6 prevede una collaborazione stretta tra le autorità italiane ed albanesi, quest’ultime infatti sono responsabili della garanzia dell’ordine e della sicurezza nei territori esterni ai centri di accoglienza, mentre spetta alle autorità italiane il mantenimento dell’ordine all’interno di suddette aree. Spetta inoltre alle autorità italiane sostenere ogni costo e spesa necessaria all’alloggio e al trattamento delle persone nelle strutture.

L’art.13 infine prevede che il protocollo entri in vigore mediante un semplice scambio di note e che quest’ultimo resti in vigore per cinque anni, con possibilità di rinnovo mediante tacito assenso per altri cinque anni. È prevista anche la possibilità di denuncia o recesso con un preavviso di almeno 6 mesi.

Il fine ultimo di questo protocollo è quello di alleggerire le tensioni nei centri di accoglienza in Italia. Va però premesso che in questi centri, trattandosi teoricamente di luoghi in cui stazionano solo temporaneamente alcuni migranti in attesa di essere poi integrati all’interno dell’Unione, possono soggiornarvi solo alcuni migranti provenienti da una lista di paesi sicuri previsti dal Decreto del MAECI del 7 maggio 2024[1]. Tra questi paesi sicuri figurano: Albania, Algeria,  Bangladesh,   Bosnia-Erzegovina,   Camerun,   Capo   Verde, Colombia, Costa d’Avorio, Egitto,  Gambia,  Georgia,  Ghana,  Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco,  Montenegro,  Nigeria,  Peru’,  Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia.

Qual è stata la reazione dell’UE?

Alla notizia della stipulazione di suddetto accordo, la Corte di Giustizia dell’UE ha risposto dandone un giudizio negativo. Nella sentenza n. C-406/22 del 4 ottobre 2024, in un caso riguardante un richiedente asilo moldavo giunto nella Repubblica ceca, ha infatti contestato il sopracitato Decreto italiano e la denominazioni di “paesi sicuri”, in quanto “la designazione di un paese come paese di origine sicuro dipende, come ricordato al punto 52 della presente sentenza, dalla possibilità di dimostrare che, in modo generale e uniforme, non si ricorre mai alla persecuzione quale definita all’articolo 9 della direttiva2011/95, tortura o pene o trattamenti inumani o degradanti e che non vi sia alcuna minaccia dovuta alla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato internazionale o interno” ed anche che  “Le condizioni stabilite in tale allegato devono essere rispettate in tutto il territorio del paese terzo interessato affinché quest’ultimo sia designato come paese di origine sicuro”[1].

Il problema è dunque che l’Italia inserisce nella lista dei paesi sicuri dei paesi che, nel complesso, non tutelano tutte le minoranze presenti nel loro territorio e che non rispettano del tutto i principi di democrazia, diritti umani e stato di diritto, i quali sono principi fondanti dell’UE.

Quali sono i possibili scenari?

Il governo Meloni ha fatto della lotta all’immigrazione clandestina uno dei suoi capisaldi durante la campagna elettorale per le politiche del settembre 2022. Ad oggi, ottobre 2024, queste promesse elettorali non sono state soddisfatte. Solo nel 2023 il numero dei migranti sbarcati supera i 157.000, circa 50.000 in più del 2022 e più del doppio rispetto al 2021 (67.000 circa) [2], mentre tra il primo gennaio 2024 e il 15 ottobre 2024 il numero dei migranti sbarcati ammonta a 54.129[3]. In fin dei conti questo accordo tra Italia e Albania sembra solo un modo temporaneo per arginare la questione, come se spostare il “problema” in un altro paese lo renda meno effettivo. La triste storia di chi fugge dai paesi africani è fondamentalmente questa: i migranti scappano dal loro paese per le situazioni più diverse, che sia per la guerra, scarse possibilità lavorative o quasi assenza di diritti, e vengono in Europa cercando un futuro migliore o delle maggiori speranze e possibilità di vita. Decidono allora di compiere la traversata del Mediterraneo, consci o meno del fatto che gli scafisti lucrano sulla loro disperazione e che sono maggiori per loro le possibilità di finire sui fondali del Mediterraneo piuttosto che di vedere le coste del Vecchio Continente.

Ad oggi, in conformità al più volte citato Protocollo, i pochi fortunati provenienti da questi fantomatici “paesi sicuri” che toccano terra vengono in realtà portati in questi hub dove sono sottoposti a controlli di documenti e screening sanitari, per essere poi a tutti gli effetti deportati in questi centri in condizioni raccapriccianti. Vengono locati in stanze anguste con sbarre alle finestre, circondati da filo spinato ed impossibilitati ad uscire dal perimetro del centro fin quando non ne ottengono il permesso, senza contare che sono costantemente sorvegliati armati. Manca del tutto chiarezza su come possano poi uscire dai centri ed integrarsi in un qualsiasi paese dell’Unione e, mentre in Italia si litiga su come dare o meno la cittadinanza agli stranieri, il rischio di creare dei centri di contenimento in cui i migranti sono abbandonati a se’ stessi si concretizza sempre più.

Il nocciolo della questione è sempre lo stesso: fin tanto che non ci sarà una linea europea definita, propriamente normata e condivisa dagli stati membri, sarà impossibile gestire i flussi migratori sempre in aumento. Tutto il resto è solo propaganda.

A cura di Marco Antonio Mollaioli

[1] https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/05/07/24A02369/sg

[1] https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2024-10/cp240162it.pdf

[2]http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-12-2023.pdf

[3] https://www.interno.gov.it/it/stampa-e-comunicazione/dati-e-statistiche/sbarchi-e-accoglienza-dei-migranti-tutti-i-dati

Fonti

https://www.editorialedomani.it/fatti/da-schlein-a-bonelli-lopposizione-contro-il-governo-sui-milioni-spesi-senza-gara-per-i-cpr-in-albania-ootfurka

https://temi.camera.it/leg19/provvedimento/protocollo-italia-albania-in-materia-migratoria.html

https://www.questionegiustizia.it/articolo/sentenza-del-4-ottobre-2024-della-grande-sezione-della-corte-di-giustizia-dell-unione-europea-causa-c-406-22

https://curia.europa.eu/juris/documents.jsf?num=C-406/22

https://pagellapolitica.it/articoli/apertura-centri-migranti-albania

https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2024/10/15/centri-migranti-albania-trasferimento-libra

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