Lo scorso 15 aprile si è tenuto presso l’Auditorium di Roma, il terzo incontro del ciclo di lezioni di storia dello speciale sul Fascismo, la Resistenza e la Liberazione.
In dialogo con Paolo di Paolo, finalista al premio Strega e conduttore della serata, è stato Carlo Greppi, saggista e storico del Novecento. In occasione di questo terzo incontro, il centro del dibattito era il tema della Resistenza, prendendo le mosse dal romanzo d’esordio di Calvino “Il sentiero dei nidi di ragno”.
Proprio a partire dall’incipit del romanzo, si è aperto un confronto articolato su ciò che rende “Il sentiero dei nidi di ragno” un’opera unica nel suo genere, e sulla figura di Calvino come autore.
Calvino, a soli 24 anni, scrive della Resistenza ad “altezza bambino”, come la descrive Di Paolo, perché ad altezza bambino, “sembra tutto maestoso, fiabesco”, ma considerando il suo contenuto macabro, la storia assume i contorni di “una fiaba nera”. Il protagonista è Pin, un ragazzo che dopo aver rubato la pistola all’amante tedesco di sua sorella, finisce in carcere. Da lì, si aggrega a una banda partigiana. Il romanzo narra le avventure belliche della banda, ma il cuore battente della storia rimane lo sguardo scelto dall’autore: la prospettiva adolescenziale che guarda alla guerra con occhi ingenui e disincantati. Quella che in parole povere, è una visione fragile, ma carica di volontà ed energia.
PARTE I: Calvino
Questa maniera eccentrica, o poco ortodossa di rappresentare la resistenza, dice di Paolo, funge da punto di partenza per quella che diverrà in seguito l’essenza del Calvino scrittore: di opera in opera Calvino, adotta una multiformità di stili . “Calvino non assomiglia mai a sé stesso”, lungo tutta la sua produzione letteraria egli è sempre diverso e difficile da etichettare.
Greppi commenta questa multiformità spiegando che Calvino “è, tra tutti, il letterato meno autobiografico; non gli interessa il suo ‘io’. La filigrana del [suo] vissuto viene fuori attraverso esperienze dirette o indirette dei suoi personaggi”. Calvino si nasconde nei suoi libri, e non espone le sue esperienze di vita nei protagonisti o negli avvenimenti centrali. Spesso, infatti, si cela nei piccoli momenti, nelle controbattute di personaggi secondari, o nelle descrizioni dei luoghi a lui familiari.
Un elemento interessante del romanzo è quella che Greppi definisce la presenza di “parabole biografiche” all’interno dei suoi romanzi, in cui l’autore, pur nascondendosi, lascia tracce profonde del suo vissuto. Calvino, infatti, ne “Il sentiero dei nidi di ragno”, inserisce piccoli elementi di descrizioni in forte relazione con la sua esperienza personale della guerra. Tra questi, la località del romanzo: le montagne liguri, laddove l’autore aveva combattuto durante la guerra. Calvino è stato davvero un partigiano e ha vissuto in prima persona nella società che descrive. È stato renitente alla leva nascondendosi in una caverna dietro mucchi di letame, dopo il 1943 è entrato nella Resistenza e ha combattuto con i partigiani nelle brigate Garibaldi, proprio nelle montagne liguri.
Ed è proprio ricordando il tempo trascorso nascosto, quando ebbe il tempo di dedicarsi alla lettura, che dirà nel 1957 “La Resistenza mi ha messo al mondo anche come scrittore”.
Il suo stile, come abbiamo detto poliedrico e mai uguale a se stesso, è influenzato enormemente anche dalla lettura e frequentazione personale di altri grandi della sua epoca: Cesare Pavese, Natalia Ginzburg, Beppe Fenoglio.
Parte II: Romanzo
“Un saggio, se anche fatto bene, al lungo andare passa di moda, scade. Un romanzo, invece, fatto bene permane”. Così Greppi rende omaggio a I Sentieri dei nidi di ragno, ancora oggi attuale e educativo, sia per lo stile, sia per il contenuto. È un romanzo che mantiene intatto il suo valore grazie alla scelta di filtrare il mondo reale con la lente di un bambino. Questo ha permesso a Calvino di evitare il tono celebrativo e retorico legato ad un evento di grande portata storica come la Resistenza.
Inoltre, ha permesso al romanzo di dire qualcosa di nuovo in modo unico, in un periodo in cui era “bisogno fisiologico” quello di parlare liberamente di sentimenti e verità vere e vissute costrette dal partito. Una visione nuova di un periodo buio che aveva toccato la vita di milioni di persone. È stato proprio lo sguardo del bambino che ha fatto si che il romanzo “restasse al margine della resistenza, ma nello stesso tempo ne rendesse il colore, l’aspro sapore e il ritmo”, come dice Calvino stesso.
PARTE III: La resistenza
Il romanzo è stato solo un punto di partenza: l’incontro si è poi allargato verso una riflessione più ampia sulla Resistenza.
I due presentatori hanno mostrato alcune foto d’epoca per portare l’audience in quei tempi lontani e complessi. Si sono soffermati su una in particolare, ritraente cinque giovani uomini, con volti arcigni e consumati dalle condizioni becere della guerra. Greppi ha sottolineato che le persone ritratte provenivano da realtà ben diverse: vi erano degli jugoslavi venuti in supporto, “clandestini” di cui i nomi non si sono mai conosciuti, ragazzi molto giovani, non in età di leva, e anche ex militari tornati in battaglia.
Con questa foto si è sottolineato come la resistenza si sia basata su un’immensa eterogeneità di esperienze umane, di ceti, generazioni e fedi diverse. Tra i partecipanti alla resistenza c’erano stranieri, quasi 15 000, e molti combattenti clandestini. C’erano anche moltissime donne, uniche vere volontarie in quanto non sottoposte alla leva.
Conclusione
Dopo aver attraversato la memoria, la letteratura e la testimonianza visiva, il dialogo si è infine rivolto al futuro, in particolare al futuro del 25 aprile, la Festa della Liberazione: una festa così significativa reggerà? Perché questo avvenga, le generazioni nuove si devono informare e capirne il valore per la vita della Repubblica, per la Democrazia.
Greppi non si lascia sopraffare dal timore di un oblio futuro: anche se la festa dovesse perdere significato, ciò che conta è che le nuove generazioni trovino un valore comune dal quale poter ripartire.
In un’epoca in cui il significato delle ricorrenze storiche rischia di sbiadire nel tempo, incontri come questo aiutano a mantenere viva la consapevolezza di ciò che ha fondato la nostra democrazia. La Resistenza, come ricordata da Greppi e Calvino, non è solo memoria, ma un invito alla partecipazione e alla responsabilità civile.
A cura di Costanza Santillo