Malgrado i tentativi di pace, tra cui il summit faccia a faccia in Alaska tra Trump e Putin, in Ucraina le ostilità persistono. Il seguente articolo illustra gli eventi militari più rilevanti che hanno caratterizzato il conflitto russo-ucraino dalla fine di maggio agli ultimi giorni del mese di agosto 2025. Il 28 maggio, Zelensky avverte riguardo una possibile offensiva russa nell’oblast’ ucraino di Sumy, che coinvolgerebbe almeno 50.000 soldati. In un tale contesto, come dichiarato dal comandante in capo delle truppe di Kiev, il generale Oleksandr Syrskyi, oltre che in direzione di Sumy, il Cremlino cerca anche di avanzare nella regione del Donetsk, in particolare in direzione delle città strategiche di Pokrovs’k, Lyman e Toretsk. Nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno, esplodono due ponti nelle regioni russe di confine di Bryansk e Kursk, evento che provoca almeno 7 morti e 71 feriti, nonché uno scambio incrociato di accuse tra Mosca e Kiev sulla responsabilità dell’accaduto. Il 1° giugno, si verifica la più grande offensiva di droni sul suolo russo attuata da Zelensky dal 24 febbraio 2022.
Mediante l’operazione “Ragnatela” che avrebbe richiesto oltre un anno di preparazione, i servizi segreti ucraini (SBU) dichiarano di aver messo fuori uso almeno 40 bombardieri strategici di Putin attraverso almeno 100 droni kamikaze fatti infiltrare clandestinamente in Russia, provocando un deficit di all’incirca 2 miliardi di euro nelle casse del Cremlino. Il 3 giugno, il Ponte di Crimea viene attaccato per la terza volta da Kiev, che dichiara tramite l’SBU di aver effettuato l’operazione mediante detonazione di 1.100 chilogrammi di esplosivo. Tuttavia, la struttura riapre alla circolazione di veicoli dopo solo qualche ora. Verso la metà del mese, Zelensky afferma di aver bloccato l’offensiva di Putin nel Sumy e rivendica la riconquista del villaggio di Andriivka, situato sempre nel medesimo oblast’ e del quale i russi si sono impadroniti il 3 giugno secondo il Ministero della Difesa di Mosca. Nel frattempo, sul fronte spopolano tra le truppe ucraine i droni a fibra ottica, arma introdotta dai russi nel 2024 per il contrattacco nel Kursk e divenuta popolare nel conflitto per l’economicità della fabbricazione, per il facile occultamento ai sistemi radar del nemico e per la precisione nel colpire bersagli considerevoli, tra cui carri armati.
Il 29 giugno, il Wall Street Journal afferma che Mosca ha schierato 50mila soldati a soli 19 chilometri da Sumy per poter conquistare l’omonimo capoluogo dell’oblast’. Tuttavia, l’Institute for the Study of War (ISW) smentisce un successo russo nella regione, dichiarando che lo slancio delle forze del Cremlino sia andato diminuendo. Quel che è certo è che si registra un’avanzata delle truppe di Putin, tra cui anche nel Donetsk, sebbene essa rimanga lenta e dispendiosa in termini economici e di risorse. Il 30 giugno, il governatore filorusso del Lugansk, Leonid Pasečnik, annuncia la “liberazione” completa da parte di Mosca del suddetto oblast’. Il 2 luglio, dopo aver visionato un report dell’intelligence ucraina, la CNN dichiara che Kim Jong-un è pronto ad inviare fino a 30.000 nuovi soldati a supporto di Putin nei prossimi mesi. Il giorno dopo, si verifica il decesso (causato forse da un attacco missilistico) nel Kursk del generale Gudkov, vicecapo della Marina Russa. Si tratta di una delle figure militari più importanti di Mosca uccise dall’inizio della guerra nel 2022. Il 7 luglio, il Cremlino dichiara di essersi impossessato del suo primo centro abitato nella regione di Dnipropetrovsk. Il 10 luglio, avviene a Kiev l’omicidio a colpi d’arma da fuoco del colonnello dell’SBU, Ivan Voronich, responsabile tra le altre cose di operazioni mirate in Russia. Tre giorni dopo, Kiev dichiara di aver ucciso agenti segreti russi, accusati di essere i presunti assassini dell’uomo.
Il 22 luglio, il canale Telegram ucraino Deepstate riferisce che, dopo una breve incursione del 17 luglio che però sarebbe stata respinta, soldati di Mosca hanno fatto il loro ingresso a Pokrovs’k. In un tale contesto, Syrskyi sostiene che Putin avrebbe radunato un esercito di 110.000 uomini per catturare la città. Il 25 luglio, l’offensiva russa nel Sumy si dimostra in affanno, poiché gli ucraini affermano di aver riconquistato il villaggio di confine di Kindrativka. Tuttavia, sul fronte del Donetsk, fra cui anche a Pokrovs’k, e del Dnipropetrovsk, le truppe del Cremlino ottengono successi, incrementando le porzioni di territorio conquistato. Infatti, il 31 luglio, dopo oltre un anno di scontri, Mosca annuncia il totale controllo della città di Časiv Jar, avamposto strategico per le forze di Zelensky, poiché avrebbe dovuto impedire ai russi l’avanzata verso la cosiddetta “cintura fortificata”, area nel Donetsk ancora controllata da Kiev che include diversi agglomerati urbani chiave, tra cui Slov’jans’k, Kramators’k e Kostjantynivka. Il 18 agosto, i russi sostengono di essere penetrati nella parte sudest proprio di Kostjantynivka. Il 26 agosto, la controparte ucraina confessa per la prima volta che le forze di Putin si sono effettivamente introdotte nel Dnipropetrovsk.
Infine, il 30 agosto, l’ex presidente del Parlamento ucraino nonché figura di spicco di Euromaidan, Andrij Parubij, viene freddato a Leopoli con colpi d’arma da fuoco da un sicario, che si finge un fattorino di Glovo. Le forze dell’ordine ucraine puntano il dito sul Cremlino. Il giorno stesso, il Capo di Stato maggiore dell’esercito russo, il generale Valerij Gerasimov, stila un bilancio delle sezioni dell’Ucraina occupate, affermando che Mosca possiede tra le altre cose il 79% del Donetsk e il 99.7% del Lugansk. Tirando le somme, in primo luogo, quest’anno i russi sono indubbiamente avanzati in Ucraina. Secondo l’ISW, la percentuale di territorio ucraino ottenuta da Mosca dal 1° marzo del 2025 ad oggi ammonta a 2.346 chilometri quadrati. Non c’è dubbio, inoltre, che tale avanzata abbia prodotti risultati, come la caduta di Časiv Jar. Nondimeno, il ritmo delle operazioni offensive rimane lento nonché estremamente costoso in termini di perdite umane e di risorse. In una stima di luglio, The Economist calcola che, a questo ritmo di avanzata, Putin dovrebbe attendere approssimativamente 89 anni prima di conquistare tutta l’Ucraina. Tali sforzi bellici saranno ancora sostenibili nel lungo periodo? Vedremo cosa ci riserverà il futuro.
A cura di Alessandro Bossi