Green Deal vs Competitività: L’Automotive Europeo al Bivio

Venerdì 12 settembre la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha avuto modo di incontrare a Bruxelles i massimi rappresentanti dell’industria automobilistica europea, in occasione della terza sessione dello “Strategic Dialogue” avviato già nel gennaio scorso. Un vertice molto atteso alla luce della crisi che sta investendo il settore dell’automotive europeo, sempre più stretto nella morsa tra la competitività delle auto cinesi e i dazi punitivi degli Stati Uniti. 


A margine del summit la Commissione europea ha ribadito la propria volontà di portare avanti tutte le azioni necessarie a conseguire l’obiettivo dell’eliminazione graduale dei motori a combustione entro il 2035, ovvero uno dei pilastri fondamentali del Green Deal approvato nel 2019. Una posizione ferma quella della Commissione UE, che non rende contenti quei produttori di auto che da mesi chiedono una revisione degli obiettivi comunitari. Questi ultimi, infatti, sostengono che allo stato attuale, realizzare i target definiti dal Green Deal è una mera utopia, a causa della penuria di infrastrutture di ricarica, di reti elettriche efficienti e di incentivi che allievino i costi di produzione e che rendano più attraente l’acquisto di auto elettriche ai consumatori. Tra i sostenitori di queste richieste troviamo anche il nuovo amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, il quale a seguito di un incontro al MIMIT con il Ministro Urso, ha espresso l’utilità del dialogo con le istituzioni europee nell’ambito dello “Strategic Dialogue”, ma anche la necessità di azioni immediate, a partire da una revisione delle regole sulla transizione green in chiave più flessibile.  


A fare da spalla alle dichiarazioni di Filosa vi è anche Ola Kallenius, ceo di Mercedes e presidente di ACEA (organizzazione che riunisce i costruttori europei), il quale ha avvertito più volte che l’assenza di flessibilità sull’auto elettrica potrebbe comportare un pericolosissimo effetto Cuba all’intera filiera automobilistica europea. Un rischio che, prendendo a prestito le parole dello scorso aprile del responsabile dell’industria UE Stéphane Séjourné, potrebbe causare la scomparsa dell’Europa dalla futura mappa dell’industria automobilistica. Ad ogni modo, ci sono anche voci fuori dal coro, come l’amministratore di Audi Gernot Dollner. Quest’ultimo ha dichiarato a Euronews che “non conosco tecnologia migliore dell’auto elettrica per far progredire la riduzione delle emissioni di CO2 nei trasporti nei prossimi anni”. Pertanto, continua Dollner, che “è necessario che l’industria abbia il coraggio di affrontare le sfide che abbiamo di fronte con una mentalità di crescita e di concentrarsi sulle azioni necessarie per rendere la transizione verso la mobilità elettrica un successo per le persone, l’industria e l’ambiente“. Dichiarazioni che spaccano al suo interno il mondo produttivo dell’automotive europeo, così come l’Europarlamento, dove la transizione green verso l’elettrico ha portato ad una polarizzazione delle posizioni tra i gruppi di destra e sinistra. I primi fanno riferimento all’importanza del bilancio tra sostenibilità e aspetti sociali ed economici, ovvero ad una transizione energetica che non porti al contempo una desertificazione economica all’interno del Vecchio Continente. I secondi difendono invece il Green Deal per intero, soprattutto per evitare di “premiare i ritardatari e punire coloro che hanno effettivamente investito nel futuro”. 


Al netto delle divisioni politiche, tuttavia, appare chiaro che il settore dell’automotiva deve uscire dalla spirale negativa dentro la quale si è ritrovato dall’inizio del 2024. La produzione, infatti, è rimasta in calo per tutto il 2025 con colossi come Stellantis che hanno registrato decrementi produttivi pari fino al 26,9%, come evidenziato dai dati riportati dalla Fim-Cisl relativi al primo semestre annuale.
Lo stato attuale delle cose evidenzia come sia necessario, oggi più che mai, adottare misure sostanziali che permettano di dare slancio al mercato europeo della mobilità elettrica che ad oggi rappresenta solo il 15% della fetta di mercato dell’automotiva europea. 


Fondi UE dedicati, strumenti agevolativi a livello fiscale per l’acquisto di veicoli elettrici, finanziamenti per aumentare la presenza di infrastrutture di ricarica, intensificazione di produzione europea di batterie possono essere un punto di partenza per scongiurare le dichiarazioni di Séjourné, apocalittiche ma evidentemente realizzabili. 
Ciò che è in ballo non è solo il mero futuro dell’industria automobilistica europea, ma soprattutto la stabilità economica dell’Unione. Il tutto perché si tratta di un settore che sostiene, direttamente ed indirettamente, circa 13 milioni di posti di lavoro, più del 6% della forza-lavoro europea

L’auspicio è che il summit dello scorso 12 settembre, nonostante la posizione ferma della Commissione riguardo gli obiettivi del Green Deal, possa rivelarsi come foriero di una nuova strategia europea per l’automotiva, che accompagni le case produttrici verso i traguardi comunitari prefissati senza causare la perdita della loro competitività, nonché la loro chiusura, e un devastante bagno di sangue per l’intera tenuta dell’economia europea. 

A cura di Matteo Bruno 

Sitografia

https://www.bursa.ro/von-der-leyen-emergency-meeting-to-save-the-european-car-industry-09488650

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_2038

https://it.euronews.com/2025/09/12/unione-europea-il-vertice-sullauto-conferma-lattenzione-strategica-per-i-veicoli-elettrich

https://it.euronews.com/my-europe/2025/09/09/come-lindustria-dellauto-ha-diviso-il-parlamento-europeo-per-gli-obiettivi-sulla-co2

https://www.lombardianotizie.online/automotive-commissione-ue/

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