Siria al voto: transizione o illusione democratica?

Qualcuno ha acceso una fiammella di speranza: dopo decenni di assadismo, la Siria annuncia nuove elezioni parlamentari “libere”. Ma la luce spesso nasconde crepe. Il potere resta saldamente nelle mani del presidente ad interim Ahmad al-Sharaa. Sarà dunque una tornata elettorale atipica, con nomine presidenziali e comitati elettorali controllati, e varie regioni chiave escluse dal voto per motivi di sicurezza. Sarà davvero un cambio di rotta, oppure solo un’altra recita politica?

Dopo anni di guerra e autoritarismo, la Siria si prepara a un passaggio politico che molti definiscono storico. Le elezioni parlamentari, inizialmente previste tra il 15 e il 20 settembre 2025, salvo poi essere rinviate a data da destinarsi, si svolgono però in un contesto tutt’altro che semplice.

La nuova Dichiarazione costituzionale prevede la formazione di un Parlamento da 210 seggi, contro i precedenti 150. Tuttavia, un terzo dei deputati sarà nominato direttamente da Ahmad al-Sharaa, mentre i restanti due terzi verranno eletti tramite un sistema indiretto: gli elettori non scelgono i parlamentari, ma i delegati locali che, a loro volta, selezioneranno i rappresentanti. Questo meccanismo, pensato per “garantire equilibrio e stabilità”, alimenta il timore di un parlamento pilotato dall’alto. I candidati sono distinti in due categorie: da una parte i “competenti”, dall’altra i “dignitari”, che rappresentano il potere locale alle dipendenze del potere centrale, e dunque di Sharaa. I nuovi deputati avranno un mandato di trenta mesi, rinnovabile per altri trenta mesi fino al 2030.

La legge elettorale provvisoria, firmata il 20 agosto dal presidente siriano, delinea un processo in tre fasi. Per cominciare, il Comitato supremo istituisce delle sottocommissioni distrettuali, definite in base alla ripartizione dei seggi. I requisiti per farne parte sono definiti puntualmente: bisogna essere cittadini siriani residenti nel Paese, avere almeno 25 anni, non avere precedenti penali, non aver ricoperto ruoli nel vecchio regime e non appartenere alle forze di sicurezza. Sebbene la legge preveda consultazioni con le autorità e le comunità locali, l’ultima parola sulle nomine spetta sempre al Comitato supremo.  

Una volta formate, queste sottocommissioni creano i cosiddetti collegi elettorali nei rispettivi distretti. Qui la normativa introduce alcune quote obbligatorie: il 20% dei componenti deve essere costituito da donne, il 3% da persone con disabilità. La lista così redatta viene poi inviata al Comitato supremo, che è libero di modificarla.

Solo i membri di questi collegi possono candidarsi e votare per il seggio del proprio distretto. Le campagne elettorali, per legge, si svolgono esclusivamente all’interno dei collegi e non coinvolgono la popolazione generale. La partecipazione elettorale deve avvenire di persona, e i risultati vengono annunciati nella stessa giornata del voto. I nomi dei vincitori passano infine al presidente, che completa la composizione del Parlamento con i 70 deputati che ha il potere di nominare. 

Sulla carta, il processo avrebbe dovuto svolgersi in contemporanea su tutto il territorio siriano, ma il 23 agosto il Comitato supremo ha annunciato che non si voterà a Sweida e nella gran parte di Hasakah e Raqqa, adducendo motivi di sicurezza e stallo politico. In attesa di nuovi sviluppi, il Consiglio legislativo funzionerà quindi con 201 membri anziché i 210 previsti.

Organizzazioni per i diritti umani e osservatori internazionali mettono in discussione la trasparenza del processo, in quanto il potere presidenziale di nominare 70 parlamentari, la vaghezza dei criteri di eleggibilità e la scarsa indipendenza dei comitati locali ridurrebbero lo spazio per un autentico pluralismo. Le quote per donne e minoranze, che dovrebbero occupare il 20%  dei seggi nei comitati, restano sulla carta. Tra ostacoli sociali e scarsa visibilità, la partecipazione femminile rischia di essere simbolica.
Le elezioni siriane non sono un affare puramente interno. Washington ha già fatto sapere che non riconoscerà come legittimo alcun processo che non sia “libero, equo e trasparente”. Gli Stati Uniti, che mantengono una presenza militare limitata nel nord-est, temono che un voto controllato dal presidente abbia il solo effetto di consolidare un nuovo potere centralizzato. Non a caso, il Dipartimento di Stato ha criticato anche le elezioni municipali promosse dai curdi nel 2025, ritenendole poco inclusive e scarsamente monitorate, pur continuando a spingere per un accordo politico che integri le autorità curde nel quadro statale.

L’Unione Europea adotta una linea più sfumata, sostenendo la transizione tramite l’alleggerimento di alcune sanzioni economiche e la promessa di aiuti per la ricostruzione, ma a precise condizioni. Bruxelles chiede che il processo resti “guidato e posseduto dai siriani”, con la partecipazione di tutte le componenti etniche e religiose, della società civile e delle opposizioni pacifiche. Senza inclusione reale, avverte l’UE, nessun finanziamento potrà tradursi in un vero rilancio della Siria. 

Sul terreno, infine, i curdi restano il nodo più complesso. Le Forze Democratiche Siriane (SDF) hanno firmato in marzo un accordo con il governo transitorio per coordinare sicurezza e risorse petrolifere, ma temono che l’integrazione prevista limiti l’autonomia conquistata in anni di conflitto. Molti leader curdi chiedono che la futura costituzione garantisca esplicitamente il diritto a un’autonomia amministrativa e culturale, temendo che le elezioni indirette e il peso delle nomine presidenziali possano ridurli a semplici comparse nel nuovo parlamento.

In conclusione, le elezioni parlamentari in Siria rappresentano una tappa potenzialmente storica: dopo decenni di dittatura e conflitto, si apre uno scenario che, nelle intenzioni ufficiali, punta a riconciliazione e costruzione di un nuovo panorama istituzionale. Ma se il voto resterà indiretto, con grandi regioni escluse e nomine presidenziali predominanti, il rischio è di assistere a una transizione solo di facciata, più attenta a rassicurare la comunità internazionale che a restituire potere reale ai cittadini siriani.

                                                                                                               A cura di Francesco De Paolis

Sitografia

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/siria-voto-rinviato

https://www.arab-reform.net/publication/syrias-parliamentary-elections-explained-six-key-issues-to-watch/?tztc=1

https://www.cittanuova.it/siria-prossime-elezioni-nonostante-tutto/

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