A ottobre 2023, il governo venezuelano di Nicolás Maduro ha annunciato l’indizione di un referendum consultivo sullo status della Guayana Esequiba, territorio della Guyana situato a ovest del fiume Essequibo con una popolazione di 125.000 abitanti. Secondo i funzionari elettorali di Caracas, oltre il 95% dei partecipanti alla consultazione, svoltasi il 3 dicembre, si sarebbe espresso a favore dell’ultimo, controverso quesito, che chiedeva ai votanti se fossero a favore dell’inglobamento dell’Esequiba nel Venezuela. Il 21 marzo 2024, il parlamento di Caracas ha varato una legge che riconosce il territorio conteso come il 24° stato del Venezuela. Così, il 25 maggio 2025 Nicolás Maduro, pur non avendo alcun controllo effettivo sull’Esequiba, ha fissato la tornata elettorale per la scelta del suo governatore. Ma perché il presidente venezuelano rivendica la sovranità sulla regione, e quali sono gli interessi in gioco per Caracas?
Per capire la portata delle rivendicazioni di Maduro, è necessario tornare indietro nel tempo. Uno dei primi europei a giungere nell’area, tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, fu lo spagnolo Alonso de Ojeda, in cerca di perle per conto dei reali di Spagna. Nel corso di una spedizione, a cui partecipava anche l’esploratore italiano Amerigo Vespucci, de Ojeda intravide per la prima volta il fiume Essequibo. Fu solamente l’inizio di una lunga serie di colonizzazioni.

Benché il Trattato di Tordesillas, stipulato nel 1494 tra Spagna e Portogallo, assegnasse alla prima il controllo su tutta l’America Latina (con l’importante eccezione del Brasile orientale), ben presto altri Paesi europei vi individuarono un importante territorio di conquista. Il fascino che la giungla guyanese esercitava sui colonizzatori occidentali alimentò un ricco immaginario di leggende e misteri, che riecheggia ancora oggi: sul finire del XVI secolo, Sir Walter Raleigh – navigatore britannico e protégé della regina Elisabetta I – scrisse The Discovery of Guiana, un ampio resoconto del suo viaggio lungo il fiume Orinoco in cerca della mitica Eldorado. Successivamente, tra XVII e XVIII secolo gli olandesi, in competizione con gli spagnoli, fondarono diverse colonie e hub commerciali permanenti nell’America meridionale, tra cui una proprio nell’attuale Guayana Esequiba. Nel 1777, la Spagna istituì un nuovo soggetto amministrativo, il Capitanato Generale del Venezuela, con il quale riunì sotto un singolo governo diverse province dell’Impero: tra queste, spiccava proprio l’Esequiba, governata assieme ai territori venezuelani.
Il XIX secolo fu un’epoca di grandi cambiamenti. Nel 1811, il Venezuela ottenne l’indipendenza dagli iberici, mentre la Gran Bretagna, approfittando dei rivolgimenti napoleonici, si impadronì di diverse colonie olandesi, tra cui quella nell’Esequiba: il passaggio di consegne venne ufficializzato nel 1814 con il Trattato di Londra, il quale tuttavia non delimitò chiaramente la frontiera occidentale dei territori conquistati. Nel 1819 nacque un nuovo Stato, corrispondente grossomodo ai moderni Colombia, Venezuela, Panama ed Ecuador: la “Grande Colombia”. Questa considerava l’Esequiba una sua proprietà, poiché rivendicava il fiume Essequibo come confine naturale del nuovo Stato. Nei primi anni ’30 dell’800, il Venezuela si staccò definitivamente dalla Grande Colombia e divenne un Paese indipendente. Nel frattempo, Londra unificò le vecchie colonie olandesi in un’unica entità amministrativa, che prese il nome di “Guyana britannica”.
Nel tentativo di prevenire ogni possibile controversia, la Gran Bretagna affidò a Robert Schomburgk, naturalista e cartografo di origini tedesche, la missione di delineare un confine chiaro e netto tra Venezuela e Guyana britannica. Nei primi anni 40’ del 1800, Schomburgk tracciò la linea di demarcazione che avrebbe preso il suo nome. Ma c’era un problema: nel tracciarla, il tedesco aveva annesso ai domini britannici quasi 78.000 km2 di territorio ad occidente del fiume Essequibo, scatenando la viva opposizione di Caracas. Negli anni successivi, tutti i tentativi di trovare un accordo caddero nel vuoto: le tensioni si esacerbarono a tal punto che nel 1887 Caracas sospese i rapporti diplomatici con Londra. Tra 1894 e 1895, il Venezuela coinvolse nella disputa gli Stati Uniti, i quali convinsero la vecchia madrepatria britannica a ricorrere ad un arbitrato internazionale: il risultato fu la firma del Trattato di Washington nel 1897. L’accordo stabiliva che Venezuela e Gran Bretagna rimettessero la questione ad un tribunale imparziale, che nel 1899 a Parigi deliberò all’unanimità l’assegnazione del 95% dei territori contesi a Londra.

Tuttavia, la controversia era lontana dal concludersi. Nel 1949 venne pubblicato postumo il memorandum di Severo Mallet-Prevost, avvocato statunitense e assistente legale del Venezuela nel procedimento in terra d’Oltralpe: nel volume, Mallet-Prevost esprimeva seri dubbi sulla nettezza della pronuncia, accusando il presidente della commissione, il russo Friedrich Martens, di essersi accordato segretamente con i legali inglesi. Nel 1966, la Guyana ottenne l’indipendenza dall’Inghilterra, e il territorio della Guayana Esequiba entrò stabilmente a farvi parte. Nello stesso anno, l’Accordo di Ginevra previde la creazione di una commissione mista guyano-venezualese per risolvere il problema, ma anche questo tentativo si concluse in un nulla di fatto. La disputa si è riaccesa con ancora più fervore nel 2015, quando Exxon Mobil, una delle più potenti industrie petrolifere degli Stati Uniti, ha rinvenuto nell’Esequiba ricchi giacimenti di oro nero. Nel 2018, il governo di Georgetown ha chiesto l’intervento della Corte Internazionale di Giustizia. Il 1 dicembre 2023 – a due giorni dal contestato referendum – la Corte ha intimato a Maduro di evitare ingerenze nel territorio conteso.
In conclusione, gli interessi in gioco per Caracas nell’Esequiba sono perlopiù di carattere storico, economico e politico: storici, poiché sin dalla dominazione spagnola condividevano il medesimo governo coloniale; economici, perché l’area è ricca di risorse naturali per il settore agricolo ed ittico, ma anche di petrolio, pietre e altri materiali preziosi, tra cui oro e diamanti; politici, perché l’annessione dell’Esequiba al territorio venezuelano rafforzerebbe il potere di Maduro.
A cura di Alessandro Bossi