Il Ghana accetta di ricevere deportati dell’Africa espulsi dagli Stati Uniti 

Accra, 10 Settembre.

Il Ghana ha accettato di ospitare momentaneamente 14 migranti espulsi dagli Stati Uniti, per lo più originari del Niger e del Gambia. A dare l’annuncio il presidente John Mahama, comunicando che il paese offrirà asilo temporaneo ai cittadini africani fino al rimpatrio nei rispettivi paesi natii. 

L’influenza americana si riafferma decisiva in una regione dove la concorrenza geopolitica è in crescita: il presidente ghanese, sebbene auspichi un aumento dell’export verso Pechino, ha scelto di non tagliare i ponti con la Casa Bianca. 

L’accordo siglato tra Mahama e Trump stabilisce per i richiedenti asilo un periodo massimo di permanenza di 90 giorni. Inoltre, in base al protocollo ECOWAS, il loro ingresso nel Paese non richiede alcun visto né permesso speciale. Tuttavia, secondo una querela presentata alla corte federale di Washington, i trasferimenti non sarebbero avvenuti in condizioni dignitose: i “passeggeri” raccontano di essere stati svegliati di soprassalto nel cuore della notte del 5 Settembre e costretti ad indossare camicie di forza per l’intera durata del volo (di circa 16 ore). Ad attenderli, una detenzione in “condizioni squallide, circondati da guardie armate”, in quanto considerati dalla Supreme Court estremamente pericolosi per il paese. L’esposto, presentato dagli avvocati di AAAJ (Asian Americans advancing justice) ha chiesto, invano, la sospensione immediata dei processi di espulsione dagli Stati Uniti.

Nonostante tutto, la relazione diplomatica tra i due paesi sembrerebbe rimanere stabile, tenendo anche in considerazione la tensione dovuta alle tariffe imposte sulle esportazioni di beni e le restrizioni riguardanti i visti d’accesso al fronte. 

Il caso ghanese si inserisce, così, in una politica statunitense che prevede la deportazione non solo verso i paesi originari dei migranti (principalmente Messico, Myanmar e Yemen) ma talvolta verso “nazioni terze”, come El Salvador, Panama, e diversi stati africani. Solamente lo scorso luglio, tredici persone sono state deportate tra Eswatini e Sud Sudan e, ad agosto, sette individui in Rwanda.

Non mancano però i dubbi sulla legalità di queste manovre politiche. Esperti di legge internazionale, infatti, hanno sollevato diverse perplessità riguardo la collocazione dei deportati in paesi diversi da quelli natii. Il principio di “non-respingimento” è uno dei pilastri del diritto internazionale: è infatti illegale deportare una persona nel proprio Paese d’origine se questo è considerato insicuro. Tuttavia, anche il trasferimento verso un Paese terzo che possa mettere a rischio l’incolumità dell’individuo costituisce una violazione del diritto internazionale. Di conseguenza, se la destinazione mette a rischio la loro incolumità, i migranti dovrebbero poter avere l’opportunità di opporsi alla deportazione, ma quasi nessuno di loro è in grado accedere tempestivamente a risorse legali.

Le deportazioni di massa convalidano le promesse elettorali dell’attuale presidente, soprattutto quelle relative alla questione migratoria, punto chiave della campagna MAGA. Infatti, oltre ad affermare la propria potenza su paesi sovrani, Trump si dimostra fortemente determinato a fermare l’immigrazione clandestina, applicando pressione politica sui capi di stato, non solo del Ghana, ma anche di Senegal, Mauritania, Gabon e Liberia per l’accettazione degli espulsi dal paese a stelle e strisce.

Non tutti gli stati africani, però, sono disposti a cedere alla pressione della Casa Bianca. Per esempio, la Nigeria non ha accettato diversi cittadini deportati. Il ministro degli affari esteri Yusuf Tuggar ha dichiarato: “Abbiamo più di 230 milioni di abitanti […] sarebbe ingiusto e sleale accettare 300 deportati venezuelani”, facendo forse riferimento alle recenti restrizioni, applicate dagli Stati Uniti, sui visti per i viaggiatori nigeriani. A partire da metà luglio, infatti, quasi tutti i visti non-immigranti e non-diplomatici, rilasciati a cittadini di Nigeria, Etiopia e Camerun, sono di sola entrata e hanno durata massima di tre mesi. Washington avrebbe giustificato queste restrizioni con la necessità di rispettare “alcuni parametri tecnici di sicurezza” non ben definiti.

Se la Nigeria ha optato per la strada del rifiuto, opponendosi a ciò che ritiene un peso ingiustificabile, il Ghana è stato più accomodante, accettando di ricoprire un ruolo chiave nelle strategie di Washington. In questo modo, Accra sembra essere diventata una mera pedina statunitense: da semplice partner commerciale a mezzo alternativo per gestire il problema dei flussi migratori.

A cura di Chiara Pinna

SITOGRAFIA

https://www.bbc.com/news/articles/c9v7m0pgv8no

https://www.france24.com/en/tv-shows/eye-on-africa/20250911-ghana-agrees-to-accept-west-africans-deported-from-the-us

https://www.reuters.com/world/africa/ghana-agrees-accept-west-africans-deported-us-president-says-2025-09-10

https://apnews.com/article/ghana-deportation-trump-detention-migrants-straitjackets-lawsuit-84722f8ac367ab761c4843203ab100a3

https://www.bbc.com/news/articles/cpwqwp89kjpo

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