Stellantis, il grande colosso dell’automotive nato dalla fusione tra FCA e PSA, si trova oggi in un momento di profonda trasformazione. Da un lato vi è un piano ambizioso di rilancio negli Stati Uniti, con l’annuncio di un investimento da 13 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni; dall’altro lato, emergono segnali sempre più gravi di declino produttivo e sociale in Europa, e in particolare in Italia.Martedì 14 ottobre 2025, Stellantis ha annunciato che intende destinare 13 miliardi di dollari all’espansione della propria attività negli States nei prossimi quattro anni.
L’obiettivo dichiarato è duplice: 1) Incrementare la produzione locale: l’azienda prevede di aumentare la produzione di veicoli finiti negli impianti statunitensi del 50 % rispetto agli attuali livelli; 2) Proteggersi dai dazi: i dazi imposti dall’amministrazione americana sulle importazioni automobilistiche costituiscono un rischio crescente; produrre negli Stati Uniti significa ridurre l’esposizione a costi doganali quantificati da Stellantis di circa 1,7 miliardi di dollari annui.
Le nuove risorse saranno destinate a coprire l’intera filiera: investimenti su impianti, fornitori, ricerca e sviluppo. È previsto il lancio di cinque nuovi modelli per il mercato USA, nonché l’aggiornamento di 19 modelli esistenti.Uno degli elementi più simbolici è la ristrutturazione dello stabilimento di “Belvidere (Illinois)”, chiuso dal 2023: Stellantis prevede di riaprirlo con la produzione di due modelli Jeep entro il 2027, generando circa 3.300 posti di lavoro.Altri interventi comprendono nuovi programmi a Toledo (Ohio), in Michigan e Indiana. Da un punto di vista finanziario, il piano rappresenta il più grande investimento della storia di Stellantis negli Stati Uniti.
L’annuncio ha avuto un impatto positivo in Borsa e contribuito ad attenuare alcune preoccupazioni degli analisti che negli ultimi mesi avevano rivisto al ribasso il gruppo, a causa delle difficili condizioni del mercato europeo.Se il progetto statunitense appare ambizioso e aggressivo, sul fronte europeo il quadro è nettamente più cupo. Da varie fonti emergono fermi produttivi, cassa integrazione diffusa e scelte strategiche che sembrano marginalizzare l’Europa.Stellantis ha annunciato l’interruzione temporanea della produzione in sei stabilimenti in Europa, coinvolgendo impianti in Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia.
Sul versante sociale, in Italia la situazione è pesante. Tra il 2020 e il 2024, Stellantis ha perso 9.656 dipendenti, non soltanto tramite licenziamenti, ma anche tramite incentivi all’uscita volontaria e riduzioni orarie. Oggi, oltre il 60 % dei dipendenti italiani del gruppo è coinvolto in ammortizzatori sociali (cassa integrazione ordinaria, solidarietà). Ad esempio, lo stabilimento di Pomigliano ha visto una contrazione produttiva del 24% nel primo semestre del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Per Mirafiori, la cassa integrazione in solidarietà è stata estesa fino al 31 gennaio 2026 per 2.297 lavoratori, mentre per Pomigliano è stato siglato un accordo che la estende fino all’8 settembre 2026 per 3.750 dipendenti, con una riduzione dell’orario medio fino al 75 %. Questa drammatica situazione è dovuta al calo costante delle vendite del gruppo in Europa, ed in particolare in Italia.
I numeri parlano chiaro: nei primi nove mesi del 2025, la produzione italiana di Stellantis si è fermata a appena 265.490 veicoli, con una caduta del 31,5% rispetto allo stesso periodo del 2024.In vari stabilimenti si registrano cali fino al 65 % dei volumi.Le prospettive per la fine dell’anno sono altrettanto cupe: si prevede che la produzione italiana si assesterà attorno a 310.000 unità totali, di cui meno di 200.000 autovetture. Numeri ben lontani dalla soglia del milione di auto prodotte in Italia da parte di Stellantis, parte di una promessa fatta dall’allora Ad Tavares al nostro Ministro Urso.In tutto questo il governo italiano risulta del tutto assente, non sono state ideate chiare strategieindustriali che possano invertire questo declino produttivo, anzi dal MIMIT (Ministero Made in Italy) giungono voci soddisfatte del fatto che finora non sono stati effettuati licenziamenti, non parlando però delle 6000 persone che sono state incentivate da Stellantis ad abbandonare gli stabilimenti italiani negli ultimi due anni.
In conclusione, Stellantis sta vivendo oggi una fase di “riequilibrio globale”, in cui l’America diventa il perno su cui scommettere il futuro, mentre l’Europa — e in particolare l’Italia — rischiano di essere ridotte a scenari residuali, caratterizzati da fermate, cassa integrazione eriduzione di investimenti. Il progetto da 13 miliardi negli Stati Uniti è audace e potenzialmente strategico: se riuscirà a produrre valore, potrà dare ossigeno al gruppo. Ma al tempo stesso, il quadro europeo richiede una contromossa altrettanto convinta e lungimirante.Per l’Italia, il futuro non è scritto, ma è severamente messo alla prova: la partita è aperta, e gli esiti dipenderanno tanto dalle scelte aziendali quanto dalle risposte istituzionali.
A cura di Pier Francesco Liberatori
Sitografia
https://www.ilpost.it/2025/10/15/stellantis-investimento-13-miliardi-stati-uniti/
https://apnews.com/article/stellantis-us-manufacturing-expansion-31437b7ce3d136a3288a8ba73f66bfc2
https://www.open.online/2025/10/15/stellantis-investimenti-usa-sindacati-italiani/
https://tg24.sky.it/economia/2025/09/29/crisi-stellantis-fiom