Il Regno Unito potrebbe virare a destra – Starmer vs Farage si gioca sull’immigrazione

«Riconosco che il mio governo ha tradito ciascuno di voi, ha tradito il vostro paese.» Le parole, accolte da un attimo di silenzio e poi da scroscianti applausi, sono di Stephen Yaxley Lennon, attivista di estrema destra britannico pluripregiudicato, oggi a processo nel Regno Unito per violazione del Terrorism Act. Il suo nome anagrafico dice poco: la fama — o l’infamia — è tutta del suo alias, Tommy Robinson.

Su invito di Amichai Chikli, ministro della Diaspora del Likud, il quarantaduenne britannico il 19 ottobre ha partecipato al Tel Aviv International Salon, forum aperto alle “voci prominenti” del dibattito globale. Programma: tappeto rosso, tour della Cisgiordania occupata — che Robinson ha chiamato “Giudea e Samaria”, in omaggio alla narrativa del governo ospitante — e visita al confine meridionale con la Striscia di Gaza.

La sua presenza a Tel Aviv ha suscitato più critiche che consensi. La comunità ebraica inglese, tramite il Board of Deputies of British Jews, lo ha bollato come «violento razzista». Eppure, l’episodio si inserisce in un quadro più ampio: l’ultradestra inglese è in ascesa. Keir Starmer lo ha toccato con mano durante un’estate torrida che ha arroventato un clima politico già infiammato a Londra.

Il punto di frizione resta l’immigrazione. Nel primo anno di governo laburista il saldo migratorio netto è sceso rapidamente dopo il picco del 2022–2023, ma i rifugiati nel Paese restano circa 32.000. Oltre 200 hotel adibiti all’accoglienza sono diventati teatro di proteste “Not In My Backyard”, esplose dopo un fatto di cronaca: a luglio, a Epping, a nord di Londra, una quattordicenne è stata vittima di abusi sessuali da parte di un richiedente asilo eritreo ospitato in un hotel-rifugio.

All’apice della tensione, il 13 settembre più di 100.000 persone hanno sfilato a Londra con bandiere di San Giorgio e slogan razzisti nella marcia “Unite the Kingdom”, organizzata da Robinson: il bilancio è stato di 25 arresti e 26 agenti feriti. L’iniziativa ha ricevuto il sostegno pubblico di Elon Musk, che sembra puntare su Robinson come nuovo volto della destra radicale europea. Ma i sondaggi premiano soprattutto Reform UK, accreditato del 32%: Nigel Farage, indiscussa guida del partito, ha già fatto sapere di non voler accogliere nelle proprie file un pluricondannato come Robinson.

Farage ha anche una ricetta dura per la crisi migratoria: uscire dalla Convenzione europea dei diritti umani (Roma, 1950), dalla Convenzione ONU sui rifugiati (Ginevra, 1951) e dalla Convenzione ONU contro la tortura (New York, 1984) e, superati gli ostacoli legali, procedere con deportazioni immediate. Il messaggio politico strizza l’occhio a Donald Trump, fino allo slogan: «Make Britain Great Again».

A Downing Street intanto scatta la controffensiva. Il governo vara riforme per accelerare l’esame delle domande di asilo e alzare soglie salariali e requisiti di qualifica per i permessi, mentre la ministra dell’Interno Yvette Cooper rilancia la promessa di chiudere gradualmente gli hotel-rifugio.

«Riportare il controllo sul sistema dell’immigrazione» è il titolo del White Paper pubblicato a maggio. La retorica del documento, in un crescendo di tensione, porta i cittadini davanti a un bivio: ripristinare la legalità o lasciare che i nuovi volti dell’estrema destra trasformino il Regno Unito in uno “Stato canaglia”.

A cura di Sofia Mirri

Sitografia:

https://www.reuters.com/world/uk/uks-tommy-robinson-questions-nigel-farages-credibility-s ees-reform-win-2025-10-19/

https://www.affarinternazionali.it/regno-unito-hotel-rifugio-e-immigrazione-esplode-la-sindro me-nimby/

https://commonslibrary.parliament.uk/research-briefings/cbp-10267/

Lascia un commento