Dazi e minerali strategici: il calcolo geopolitico dietro il patto di Busan

Il 30 ottobre, nella città portuale di Busan, si è svolto il vertice tra il Presidente Trump e il suo corrispettivo cinese Xi Jinping. Il tycoon si è affrettato a definire il colloquio come uno strabiliante successo – “Su una scala da 1 a 10, l’incontro con Xi è stato 12” – ma diversi analisti sono dubbiosi sull’effettivo impatto dell’evento. Esso quale ha portato all’abbassamento dei dazi americani sui prodotti cinesi, in particolare sulle sostanze chimiche che possono essere usate per la produzione di fentanyl, e in cambio Pechino allenterà la stretta sulle esportazioni di terre rare e si impegnerà ad acquistare soia dagli States nei prossimi anni. Più che un accordo per porre fine alla guerra commerciale, quella che è stata firmata pochi giorni fa sembra una tregua. In pochi si sono lasciati convincere dall’entusiasmo del presidente degli Stati Uniti. Einar Tangen, ricercatore presso il Taihe Institute di Pechino, ha rilasciato un’intervista ad Al-Jazeera affermando che la decisione di Trump di allentare i dazi sui prodotti cinesi “non significa nulla”; ha poi continuato affermando: “Qualsiasi economista ti dirà che tariffe pari o superiori al 30% di fatto pongono fine al commercio”. È infatti opinione condivisa tra alcuni studiosi cinesi che l’approccio di Trump non sia al passo con i tempi. Wang Huiyao, fondatore del think tank Center for China and Globalization, afferma che gli Stati Uniti dovrebbero “abbandonare” la loro “mentalità da Guerra Fredda”.

Dall’insediamento del nuovo presidente statunitense, la stabilità delle economie dei paesi dell’area è stata messa a dura prova. Infatti, le mosse del tycoon, causando incertezza nei mercati finanziari e colpendo duramente anche alleati strategici come le Filippine, hanno favorito l’immagine che Pechino vuole dare di sé, una potenza affidabile e prevedibile. A tal proposito, un altro articolo pubblicato su Al-Jazeera raccoglie le opinioni di alcuni abitanti di Shenzhen, le posizioni dei quali si potrebbero riassumere la frase pronunciata da Li Chao, 48 anni: “Gli americani sono inaffidabili, lo sa il mondo intero”. Tra incertezze e contraddizioni, gli Stati Uniti stanno perdendo il loro ruolo di garante della stabilità economica e appaiono indifferenti ai problemi della regione. Quando un forte terremoto colpì Mandalay, la seconda città più grande del Myanmar, gli Stati Uniti avevano già ridotto al minimo l’assistenza alla popolazione, a causa della chiusura dell’USAID.  Invece, Russia e Cina non hanno esitato a mandare aiuti economici e personale umanitario, con i quali si sono ingraziati la giunta militare alla guida del paese e hanno messo in cattiva luce l’avversario d’oltreoceano. Gli Stati Uniti hanno inoltre interrotto la maggior parte dei lavori volti ad affrontare le eredità della guerra in Cambogia, Laos e Vietnam, compresa la bonifica degli ordigni inesplosi e della diossina (notoriamente nota come Agente Arancio) lasciati dall’esercito americano.

Da un lato, lo strapotere economico della nazione a stelle e strisce e l’imprevedibilità del suo presidente hanno lubrificato, o forzato, la stipula di nuovi accordi commerciali con tutti i paesi dell’area, i quali hanno promesso investimenti nell’economia americana in cambio di tagli sui dazi. Dall’altro, le visite del presidente americano presso i suoi alleati strategici, e con esse la necessità sempre più impellente dell’indipendenza dalla Cina e le sue terre rare, segnano che la guerra commerciale è tutt’altro che finita. Ma certamente il colloquio Trump-Xi ha lanciato un segnale chiaro: le relazioni commerciali non si interromperanno nel breve periodo.

Per prepararsi, nei giorni precedenti all’incontro, il presidente americano si è recato in altri due paesi asiatici. In Malesia, dove è stato stipulato un Memorandum of Understanding, il governo di Kuala Lumpur ha assicurato che non verranno poste limitazioni all’export verso gli USA e ha affermato che ciò attrarrà investimenti americani per lo sviluppo delle industrie per la raffinazione delle terre rare. Inoltre, sono stati previsti acquisti di armamenti, gas liquefatto e semiconduttori da parte della Malesia.

In Giappone, Trump si è incontrato con il neoeletto primo ministro Sanae Takaichi, tra una violazione del protocollo e l’altra, è stata predisposto un sistema per la cooperazione tra i due paesi nell’ambito dell’estrazione, lavorazione e stoccaggio delle terre rare e altri materiali. Un punto irrinunciabile dell’agenda americana, visto che il 90% delle terre rare estratte a livello globale viene attualmente lavorato in Cina. Parallelamente, anche con l’Australia il 20 ottobre si è raggiunto un accordo per lo sviluppo della capacità di lavorazione dei suddetti minerali.

Secondo gli analisti, una catena di fornitura sicura e indipendente potrebbe richiedere agli Stati Uniti dai 10 ai 20 anni per essere consolidata. Questa impresa titanica dovrà fare i conti con un crescente avvicinamento dei paesi asiatici verso Pechino, che in un’ottica mercantilistica viene visto come un partner più affidabile. Non è facile prevedere le mosse di Donald Trump, ma certamente gli eventi delle ultime settimane ci lasciano intendere che per lui la questione delle terre rare è tutt’altro che irrilevante. L’incontro di Busan sembra essersi concluso con un nulla di fatto: strette di mano, promesse, ma avanzando ognuno in una direzione diversa. Washington va alla ricerca di altri fornitori, ma senza concedere vere e proprie prospettive, mentre Pechino si raffigura come un partner affidabile, razionale e pacato, ma senza essere depositario di una fiducia di lunga data come nel caso americano. Anche se le tensioni tra Cina e Stati Uniti sono leggermente diminuite, è evidente che le due superpotenze hanno davanti a sé un periodo di feroce competizione per l’egemonia economica.

A cura di Edoardo Blasco Sezanne

Fonti:

Trevor Hunnicutt, “Trump Shaves China Tariffs in Deal with Xi on Fentanyl, Rare Earths,” Reuters, October 30, 2025, https://www.reuters.com/world/china/looming-trump-xi-meeting-revives-hope-us-china-trade-truce-2025-10-29/

Elizabeth Melimopoulos and News Agencies, “Trump-Xi Meeting in Busan: Key Takeaways from the Summit,” Al Jazeera, October 30, 2025, https://www.aljazeera.com/news/2025/10/30/trump-xi-meeting-in-busan-key-takeaways-from-the-summit

Daphne Psaledakis, “Aid Groups Get Blanket Order to Pause US-Funded Programs as Payments Dry Up,” Reuters, January 30, 2025, https://www.reuters.com/world/us/aid-groups-get-blanket-order-pause-us-funded-programs-payments-dry-up-2025-01-30/

Simon Lewis and Yimou Lee, “Doctors, Dogs, Dollars: Who Is Giving Aid to Myanmar after the Earthquake,” Reuters, March 31, 2025, https://www.reuters.com/business/environment/doctors-dogs-dollars-who-is-giving-aid-myanmar-after-earthquake-2025-03-31/

Rebecca Ratcliffe, “Donald Trump and Japan’s PM Sanae Takaichi Announce Rare Earths Agreement,” The Guardian, October 28, 2025, https://www.theguardian.com/world/2025/oct/28/donald-trump-sanae-takaichi-japan-prime-minister-rare-earths-agreement.

The Star, “M’sia and US sign MOU on rare earths,” October 27, 2025, https://www.thestar.com.my/news/nation/2025/10/27/msia-and-us-sign-mou-on-rare-earths.


Arjun Kharpal, “China’s tight grip on rare earths shows little sign of weakening,” CNBC, June 13, 2025, https://www.cnbc.com/2025/06/13/chinas-tight-grip-on-rare-earths-shows-little-sign-of-weakening.html

Center for Strategic & International Studies, Developing Rare-Earth Processing Hubs: An Analytical Approach (CSIS, 2025), https://www.csis.org/analysis/developing-rare-earth-processing-hubs-analytical-approach.

Atlantic Council, Mapping China’s Strategy for Rare-Earths Dominance (June 2025), https://www.atlanticcouncil.org/wp-content/uploads/2025/06/Mapping-Chinas-strategy-for-rare-earths-dominance.pdf.


Ian Murphy, “Rare Earth Processing 2025 – Global Capacity and Key Players,” RareEarthExchanges, July 2, 2025, https://rareearthexchanges.com/news/rare-earth-processing-2025-global-capacity-and-key-players/.

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