Mariupol, Severodonetsk, Bachmut, Avdiivka e adesso Pokrovs’k. Sembra che il copione russo sia sempre lo stesso. Tutte e cinque le città sono situate nel “Donbass”, denominazione con la quale si identificano principalmente le regioni ucraine orientali di Donetsk e Luhansk. Mosca si è impadronita delle prime due città (Mariupol e Severodonetsk) nel 2022, mentre della terzultima e penultima (Bachmut e Avdiivka) rispettivamente nel 2023 e nel 2024. In tutti e quattro i casi lo ha fatto portando avanti, seppur con delle variazioni, un medesimo copione, fatto di due caratteristiche principali:
- L’utilizzo di un massiccio quantitativo di soldati per l’assalto alle suddette città contando sulla superiorità numerica rispetto all’avversario e trascurando le elevate perdite dopo settimane, se non mesi in alcuni di casi, di violenti scontri con le truppe ucraine;
- La distruzione quasi completa delle città in questione a causa del martellamento incessante dell’artiglieria e degli attacchi aerei.
Il Cremlino ha ritenuto opportuno concentrare i propri sforzi per catturare questi quattro agglomerati urbani a causa del loro carattere strategico. Mariupol per la sua vastità urbana e il suo affaccio sul Mar d’Azov, area marittima situata a oriente della Crimea, penisola già annessa da Mosca dal 2014. Severodonetsk per la sua ubicazione lungo il fiume Donec e per il suo essere stato uno dei pochi centri abitati nel Luhansk ancora sotto il controllo delle forze di Kiev. Bachmut per il fatto di essere un importante snodo stradale e ferroviario, tale da garantire un accesso semplificato ad altri centri-chiave della regione di Donetsk, quali Slov’jans’k e Kramators’k. Avdiivka per la sua vicinanza a Donetsk, capoluogo dell’omonima regione anch’esso occupato da russi e filorussi già dal 2014. E ora veniamo a Pokrovs’k, città ancora prevalentemente in mano ucraina ma contesa con i russi da oltre un anno.
Pur con le dovute differenze rispetto ai 4 casi precedenti (come l’implementazione di nuove tattiche da parte di Putin, tra cui la penetrazione nelle linee ucraine di piccoli contingenti di uomini a bordo di motorini), bene o male pare che lo stesso copione possa ripetersi anche per questa città. Prima della guerra, questo centro abitato poteva vantare 60.000 abitanti con un settore carbonifero particolarmente sviluppato. Infatti, il Donbass ha un’economia prevalentemente industriale, con un settore metallurgico particolarmente sviluppato, mentre le regioni ucraine più occidentali hanno invece un’economia perlopiù agricola. In particolare, Pokrovs’k era una delle poche città ancora sotto l’egida di Kiev ad ospitare una miniera di carbone coke (una delle più estese dell’Europa dell’Est), materiale ottenuto mediante l’aumento di temperatura del carbone in mancanza d’aria e fondamentale per il settore siderurgico ucraino. Inoltre, essa costituiva un importante snodo geografico, stradale e ferroviario. Geografico e stradale per due motivi. Il primo, per la sua prossimità geografica a Pavlohrad, primo grande e rilevante centro urbano da poter conquistare nella regione di Dnipropetrovsk, cosa che spianerebbe la strada alle truppe del Cremlino per puntare su Dnipro, capoluogo dell’oblast’ di Dnipropetrovs’k.
Il secondo, per la sua vicinanza all’autostrada T0504, importante collegamento tra Pokrovs’k e altre città, tra cui Slov’jans’k, Kramators’k e Kostjantynivka, tutte e tre facenti parte della cosiddetta “cintura fortificata”, area nel Donetsk ancora controllata da Zelensky. Infine, tale centro abitato era anche un crocevia ferroviario, in quanto rappresentava un rilevante punto logistico per l’approvvigionamento delle forze di Kiev sul fronte orientale. Tuttavia, al giorno d’oggi, ossia a novembre 2025, Pokrovs’k è ben lungi dal rimanere ancora un agglomerato urbano economicamente fiorente e la sua rilevanza strategica è stata notevolmente danneggiata. Infatti, a causa dell’acuirsi del conflitto con la Russia, ora la città è quasi del tutto rasa al suolo, conta meno di 1.500 abitanti, ha chiuso la miniera di carbone coke e non è più uno snodo logistico significativo a causa, come nei casi precedenti, del martellamento incessante dell’artiglieria e degli attacchi aerei russi, in particolare dell’utilizzo di droni, a danno delle arterie viarie e ferroviarie.
Nondimeno, la perdita notevole (ma non completa) di valore economico e militare è compensata dall’aumento di quello politico ed emblematico. Pokrovs’k è assurta a simbolo di resistenza ucraina e, malgrado le pesanti perdite di uomini ed equipaggiamento, l’eventuale cattura della città da parte russa verrebbe presentata dal Cremlino come un’immensa vittoria, in quanto si tratterebbe della città ucraina più estesa conquistata da Mosca a partire dalla presa di Bachmut avvenuta più di due anni prima. Attualmente, la situazione sul campo rimane difficile per Zelensky. L’avanzata russa a Pokrovs’k in questi mesi sarebbe il risultato complessivo di un deterioramento di capacità offensiva ucraina in termini logistici, di personale e di comunicazioni e di un aumento, invece, di quella russa, in termini tecnologici (ad esempio, di droni), di tattiche di infiltrazione e di interdizione sul campo di battaglia. A tutto questo si aggiungerebbero anche condizioni atmosferiche sfavorevoli per Kiev, come ad esempio la nebbia che ha recentemente permesso alle truppe di Putin di guadagnare terreno nella città, sfruttando l’occultamento alla vista.
In conclusione, nonostante a fine ottobre/inizio novembre 2025 Zelensky abbia introdotto forze d’élite nella città da un elicottero Black Hawk e nonostante a metà novembre dello stesso anno ci sia stata l’esplosione da parte dei soldati ucraini di un ponte, che collega il conteso centro abitato alla vicina Selydove, al fine di impedire l’avanzata russa, la caduta di Pokrovs’k è data quasi per certa sia da analisti militari, tra cui il think tank americano Institute for the Study of War (ISW), che da chi è sul campo. In ogni caso, la situazione è in continua evoluzione.
A cura di Alessandro Bossi.