Con l’arresto dell’ex presidente del Venezuela Nicolás Maduro da parte degli USA, avvenuto lo scorso 3 gennaio, il ritorno in libertà per il detenuto politico italiano Alberto Trentini sembrerebbe più vicino che mai. Una possibilità, quest’ultima, che prende quota alla luce delle scarcerazioni ordinate l’8 gennaio dalla nuova presidente ad-interim del Paese sudamericano, Delcy Rodriguez, ex vice di Maduro. Tra gli scarcerati in queste ultime ore risultano numerosi detenuti politici venezuelani come l’ex candidato alle presidenziali Enrique Marquez, l’avvocata e attivista per i diritti umani Rocío Miguel, ma anche detenuti stranieri, tra cui il nostro Luigi Gasperin. Quanto a Trentini, non sono ancora emerse notizie in merito al suo ritorno in libertà.
Ad ogni modo, stando alle ultime che emergono da Caracas, sta prendendo piede l’idea di una amnistia generale per tutti i detenuti politici sia nazionali che stranieri. Come riporta infatti il Corriere della Sera, i direttori delle prigioni sarebbero stati avvisati di questa eventualità in modo da rendere presentabili i detenuti una volta rilasciati, per dimostrare che sono stati trattati secondo il rispetto degli standard internazionali. Effettivamente, un’amnistia generale decreterebbe, da un punto di vista legale, il rilascio anche di coloro che sono stati incarcerati senza condanna o addirittura senza un’accusa ufficiale, come nel caso di Trentini.

Trentini è stato arrestato, infatti, il 15 novembre 2024 mentre era impegnato a svolgere il suo lavoro da operatore della ONG “Humanity and Inclusion” operante nell’assistenza a persone diversamente abili. A partire da quella data, il 46enne veneziano ha trascorso più di 400 giorni all’interno di un carcere di massima sicurezza presente nella periferia di Caracas, El Rodeo I. Dopo 181 giorni, il 16 maggio, la prima chiamata alla famiglia, in cui Alberto rassicura la madre Armanda di essere in buona salute e di ricevere tutte le cure mediche necessarie. Nel mentre a gennaio 2025, tramite una nota, Palazzo Chigi attiva «tutti i canali possibili per garantire una soluzione positiva e tempestiva», ma le trattative rimangono complicate a causa della dura condanna del governo italiano a seguito delle elezioni del 2024, che avevano visto l’ennesima e contestata vittoria di Maduro.
Tuttavia, le complicate relazioni tra Roma e Caracas si dovevano anche a qualcos’altro. Sin dal momento dell’arresto, la detenzione di Alberto Trentini ha avuto uno sfondo squisitamente politico. La sorte del nostro connazionale si è trovata legata, infatti, a quella di Rafael Ramirez, uno dei principali oppositori del regime venezuelano e custode di numerosi segreti scomodi del regime socialista di Caracas. Quest’ultimo, accusato dalla giustizia italiana di peculato e riciclaggio, viene assolto dalla Procura di Roma a metà settembre del 2024. La sua mancata incarcerazione parrebbe essere stata accolta dal governo venezuelano con l’ordine di incarcerare “un italiano” qualsiasi. Così, il destino si sarebbe accanito contro Trentini, quando quest’ultimo sarebbe stato arrestato ad un posto di blocco a Guasdalito nel sud-est del Paese, mentre si trovava in missione: agnello sacrificale di un complesso intrigo politico intrecciante giustizia italiana, opposizione venezuelana, difficili rapporti tra Roma e Caracas, nonché la storica vicinanza politica dell’Italia con l’Impero Yankee rappresentato da Washington.
Sul fronte diplomatico, il Governo e la Farnesina in queste ore stanno lavorando su più piani per riportare a casa il nostro connazionale. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto riferimento nelle scorse ore a due possibili strategie per liberare Trentini. La prima consiste nel riportare quest’ultimo come “persona fragile”, facendo leva sulla salute cagionevole dell’uomo veneziano dimagrito di 20 chili dall’inizio della sua detenzione. La seconda, invece, unirebbe la sorte di Trentini e di un altro detenuto politico italiano, l’imprenditore piemontese Marco Burlò, con quella dei prigionieri statunitensi ancora da scarcerare. I due italiani verrebbero così inseriti in un’apposita lista di persone che l’ambasciatore statunitense in Venezuela prenderebbe immediatamente in consegna una volta in libertà.

Nel frattempo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto con favore la decisione presa dall’esecutivo ad-interim di Caracas di dare inizio alle scarcerazioni dei detenuti politici venezuelani e stranieri. A detta di Meloni un «segnale, [quello] della presidente Delcy Rodriguez [,] di grande valore […] che va nel senso della pacificazione del Paese […] elemento molto importante nella definizione di reazioni nuove e diverse tra Italia e Venezuela».
Un messaggio che Giorgia Meloni ha tenuto a pronunciare per riconoscere politicamente il nuovo governo Rodriguez, per avviare una stagione di distensione nei rapporti tra i due Paesi e per facilitare la liberazione di tutti gli italiani detenuti ancora in Venezuela, Trentini in primis.
Le prossime ore saranno ad ogni modo decisive per le sorti di Trentini e degli altri italiani detenuti ancora in Venezuela. L’augurio è che la loro vicenda possa avere lo stesso lieto fine di Cecilia Sala, la quale, a distanza esattamente di un anno, l’8 gennaio 2025, veniva rilasciata dalle autorità iraniane dopo alcune settimane di detenzione. D’altronde, la speranza è l’ultima a morire e la tempesta provocata dall’arresto-deposizione di Maduro lascia molto di che sperare.
A cura di Matteo Bruno
Fonti:
https://ilmanifesto.it/alberto-trentini-una-prigionia-lunga-420-giorni-senza-accuse-ufficiali