A seguito dell’operazione militare statunitense in Venezuela del 3 gennaio 2026, chiamata “Absolute Resolve” e che ha portato alla cattura da parte di Washington del leader chavista, Nicolás Maduro, e della sua consorte, Cilia Flores, attualmente reclusi in un penitenziario federale a New York con varie imputazioni a loro carico, tra cui narcoterrorismo e traffico di stupefacenti, più tardi, quello stesso giorno, a Caracas Delcy Rodríguez è stata dichiarata presidente ad interim da parte della Corte Suprema del paese. Ma chi è costei? L’attuale Capo di Stato del Venezuela venne alla luce il 18 maggio 1969 nella capitale.
Il padre, Jorge Antonio, militava nei gruppi socialisti del paese. Incolpato per il sequestro dell’industriale statunitense, William Niehous, sospetto agente sotto copertura della CIA, perì dietro le sbarre, dopo essere stato torturato. Malgrado il traumatico decesso del genitore, la giovane Delcy non si diede per vinta. Successivamente ad aver conseguito nei primi anni ’90 una laurea in giurisprudenza all’Università Centrale del Venezuela ed essersi presumibilmente specializzata in diritto del lavoro e in politiche sociali, rispettivamente, in Francia ed Inghilterra, in concomitanza con l’avvio della presidenza Chávez, la carriera della donna prese slancio.
Infatti, dopo un periodo di docenza nell’ateneo in cui si era laureata e dopo aver ricoperto ruoli amministrativi, a partire dal 2003, Rodríguez, considerata figlia di un “martire” della rivoluzione bolivariana, assunse, assieme al fratello Jorge (attuale presidente del Parlamento venezuelano), incarichi governativi, tra i quali figurarono quelli di Viceministro delle Relazioni per l’Europa e di Coordinatrice Generale della Vicepresidenza. Con l’avvento al potere di Maduro a causa della morte di Chávez nel 2013, il suo peso politico si incrementò ulteriormente. Sotto il nuovo presidente, ella rivestì diversi ruoli istituzionali, tra cui si distinsero per rilevanza quelli di Ministro degli Esteri dal 2014 al 2017 e Vicepresidente dal 2018 fino alla recente deposizione statunitense dell’erede di Chávez.
A seguito della “detronizzazione” di Maduro, si temeva che la nazione sarebbe sprofondata sotto l’egida di una giunta militare. Tuttavia, almeno per ora, le forze armate hanno giurato fedeltà a Rodríguez, come dichiarato il 4 gennaio dal generale Vladimir Padrino López, Ministro della Difesa. Quanto all’attuale leader del Venezuela, attualmente, ossia a metà gennaio 2026, gli spiragli per una mediazione con Washington sembrano a lei favorevoli. Inizialmente, era apparso il contrario. Rodríguez aveva definito Maduro come “l’unico presidente” del paese, scagliandosi contro gli Stati Uniti in quanto responsabili di “un’aggressione militare senza precedenti”. Dal canto suo, il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, aveva asserito che la donna non fosse “la presidente legittima del Venezuela”.
Malgrado questa prima ostilità, i toni si sono un po’ smorzati. Infatti, il 14 gennaio, Trump e Rodríguez hanno conversato via telefono, con il primo che si è complimentato con la sua controparte, spiegando che è “fantastica” e la seconda che ha descritto il colloquio con l’inquilino della Casa Bianca come “lungo, produttivo e cortese”, nonché permeato da un’atmosfera di “reciproco rispetto”. Un altro segnale di distensione e di un approccio più accomodante tra la nuova presidenza installatasi a Caracas e l’Occidente è certamente rappresentato dal rilascio di diversi europei arrestati, tra cui attivisti politici ed imprenditori italiani, sebbene permangano tendenze autoritarie dell’esecutivo venezuelano, simbolizzate ad esempio dall’incarcerazione di 14 giornalisti avvenuta il 5 gennaio.
In ogni caso, la situazione rimane in divenire ed è più complessa di quanto sembri. Rimangono tante incognite in gioco. Ad esempio, il giorno dopo la telefonata “conciliatoria” tra Trump e Rodríguez, l’esercito statunitense ha preso il controllo di una sesta petroliera, chiamata “Veronica”, affiliata a Caracas. Inoltre, il ruolo dell’esercito nella vita politica venezuelana, nonché la presenza di elementi antistatunitensi nel governo del paese, rimangono variabili da monitorare d’ora in avanti. Un altro fattore di incertezza è incarnato dall’oppositrice María Corina Machado. Classe 1967 e nota come “Lady di ferro del Venezuela” per la sua tenacia, anche lei come Rodríguez, venne al mondo al Caracas, ma stavolta avendo come padre un imprenditore siderurgico, Henrique Machado Zuloaga.
Dopo essersi diplomata in ingegneria industriale presso l’Università Cattolica Andrés Bello in Venezuela, nei primi anni ’90 Machado si dedicò prima a lavori afferenti al mestiere del padre, poi fece beneficenza, inaugurando la Fondazione Atenea in auto ai bambini dei ceti meno abbienti della capitale. Con l’ascesa alla presidenza di Chávez, dalle mansioni svolte in precedenza ripiegò sull’attivismo, con la creazione nel 2002 di Súmate, una ONG, impegnata nella difesa dello stato di diritto. Quello stesso anno, ella aderì al mancato colpo di stato ai danni Chávez, sottoscrivendo il Decreto Carmona, con il quale l’omonimo leader golpista sanciva la fine del potere esecutivo esistente e della Costituzione del ’99.
Dopo essere divenuta parlamentare nel 2010 e dopo la conquista della presidenza da parte di Maduro, si impegnò in varie associazioni, organizzazioni e proteste antigovernative e pro-democratiche, fino a che non venne rimossa dal suo incarico ed inibita della capacità di lavorare ancora in politica. Inibita nuovamente dal potersi candidare alle elezioni presidenziali del luglio 2024, sostenne l’avversario di Maduro, Edmundo González Urrutia, ma poi fu costretta ad occultare la propria posizione per via della stretta sugli oppositori politici da parte del Capo di Stato chavista. Oltre un anno dopo, in particolare, ad ottobre 2025, venne insignita del Premio Nobel per la Pace.
Successivamente all’operazione “Absolute Resolve”, le speranze di Machado di avere un ruolo nella politica post-Maduro restano, al momento, disattese. Il tycoon ha escluso che possa diventare presidente, dichiarando che scarseggi di “supporto e rispetto” per ricoprire tale carica. Inoltre, pare che l’inquilino della Casa Bianca sia rimasto stizzito dal conferimento all’attivista dell’onorificenza svedese. Non da ultimo, il 15 gennaio, durante un pranzo di lavoro tra i due, la portavoce presidenziale, Karoline Leavitt, ha smentito che il colloquio avrebbe smosso Trump dalle proprie posizioni. In definitiva, a quanto pare, a metà gennaio 2026, gli eventi avrebbero preso una piega più diplomatica tra Washington e Caracas, risultante nella legittimazione di Rodríguez al potere e nella marginalizzazione di Machado. Tuttavia, vale la pena di chiedersi se il futuro confermerà questa tendenza o riserverà nuove sorprese.
A cura di Alessandro Bossi