L’impero su cui non tramonta il sole

Nonostante si continui a parlare di declino americano, gli Stati Uniti sembrano continuare a dominare il mondo sia economico che politico con pochi avversari reali, prima fra tutti la Cina, che sta vivendo una crescita più lenta del solito. 

L’impero su cui non tramonta mai il sole è storicamente quello di Carlo V nel XVI secolo; nel mondo contemporaneo, tuttavia, l’espressione sembra più azzeccata se ci si riferisce agli Stati Uniti. Sebbene siano anni che politici ed analisti predicano, in maniera quasi divinatoria, l’ineluttabile crollo dell’impero americano, sono passati ormai più di trent’anni dalla fine del comunismo e comunque il 2025 ha nuovamente confermato la superpotenza che sono gli USA. Sembra quasi si possa parlare di una seconda ascesa americana, dopo quella avvenuta all’inizio del secolo scorso. La globalizzazione che doveva distruggere gli Stati Uniti facendo sbocciare nuove superpotenze come la Cina e l’India non ha fatto altro che rendere Washington ancora di più il centro del mondo. Se fino all’89 esistevano due mondi diversi e divisi, oggi il mondo è uno con al suo apice il paese di New York, Hollywood e della Silicon Valley. Sebbene la Cina abbia sicuramente avuto il suo momento di crescita incredibile e pareva essere vicina al fatidico sorpasso, le condizioni economiche e sociali cinesi odierne dicono ben altro. Se all’inizio degli anni 2000 Pechino riusciva a toccare il 12-14% di crescita del PIL ora il colosso asiatico sembra aver rallentanto. L’ISPI, riportando una previsione del Fondo Monetario Internazionale, segnala che il sorpasso potrebbe non avvenire. Sebbene possa sembrare una visione drastica questo pensiero viene ulteriormente rafforzato dai dati demografici cinesi: il parametro che meglio dipinge questo possibile scenario è l’abbassamento della fecondità che è scesa da 2,5 nascite per donna nel 1990 al 1,0 del 2025. Al contrario, nel terzo trimestre del 2025 gli USA sono cresciuti del 4,3% e il commercio globale ancora ruota intorno al dollaro come moneta di scambio. Insomma, in campo economico sembra proprio che la Cina, attualmente, non rappresenti un avversario per l’impero di Washington.  

Detto ciò, l’economia non è il solo indicatore per valutare l’influenza di un paese. La sua politica internazionale, per esempio, è simbolo di ciò che quest’ultimo rappresenta nel mondo. Se si considerasse questo aspetto si potrebbe affermare con certezza che la politica estera americana sia la più importante e influente del mondo. Gli Stati Uniti sono coinvolti nei negoziati di numerosissimi conflitti mondiali come la guerra russo-ucraina, il conflitto in Medio Oriente e le tensioni tra Tailandia e Cambogia, in tutti questi scenari gli USA fungono da principali mediatori come nel caso dell’Ucraina. I primissimi giorni del 2026, inoltre, la Casa Bianca ha dimostrato nuovamente questo suo strapotere rovesciando il regime venezuelano e intimidendo l’Iran degli ayatollah alle prese con numerose rivolte in tutto il paese. Allo stesso modo fungono da principale alleato di molti paesi; l’Italia e l’Europa attraverso la NATO, i paesi del sud-est asiatico con l’organizzazione ASEAN… Ritornando al confronto con la Cina, seconda potenza economica mondiale, non mi pare che possa dire che la sua importanza sia al pari di quella americana a livello internazionale. Seppur il suo valore nella regione dell’Estremo Oriente sia ovviamente enorme, la politica estera cinese sembra essere quasi tenuta in secondo piano, sicuramente non è rilevante come quella della Casa Bianca. Insomma, è chiaro che anche sul piano internazionale Washington mantiene il primato di grande ed unica superpotenza in grado di guidare la politica mondiale.

Continuando, oltre ad avere l’economia più forte al mondo, essere il principale attore internazionale, gli Stati Uniti hanno il primato in termini di influenza politica sull’Europa e sul mondo intero. Chi è il sindaco di Pechino o di Shanghai? O pensando all’Europa: il sindaco di Parigi? O Londra? La risposta non probabilmente non è immediata e bisogna fare u ma sono sicuro che il nome di Zohran Mamdani è scolpito nella testa di tutti. Ecco, questo esempio, che può sembrare ininfluente, spiega come ciò succede in America ha più influenza e fa più rumore rispetto a cosa succede nel resto del mondo, sebbene si continui a dire che il mondo è ormai globalizzato e che i confini sono sempre più labili. Ciò dimostra che non è proprio così, il mondo o comunque una buona parte è ancora legato indissolubilmente al Nuovo Continente che esercita su di esso influenza, guida e spesso, lo dico con rammarico, comando limitando la sovranità e le scelte politiche. 

Infine, come dimenticarsi della cultura americana che ci ha invaso dal secondo dopoguerra in poi. Film, musica, arte e serie televisive tutte cose dove l’America primeggia nel mondo. Certo negli ultimi anni cultura come quella coreana o giapponese si sono fatte strada soprattutto nei giovani ma comunque continuano a rimanere seconde alla superpotenza, parola non casuale, di Hollywood e dell’entertainment business d’oltreoceano. 

Forse è un po’ avventato ma il XXI secolo per adesso sembra proprio essere ancora ‘un secolo americano’. Economia, esteri, politica e cultura: l’America sembra essere dovunque in questo 2025 soprattutto con l’arrivo di un presidente totalmente disinibito ed altrettanto influente, Donald Trump. La globalizzazione è arrivata, ci ha colpiti, non siamo più in un mondo bipolare e diviso ma in un unico mondo, unipolare che ha al suo centro Washington e credo che quella fazione della politica nazionale che spera nella caduta di questo impero dovrà rassegnarsi perché volente o nolente gli Stati Uniti sono sovrani e lo saranno ancora per un po’. 

A cura di Giovanni Manassero

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