“Nei nostri canti -Fuori l’Ice Ora- il cuore e l’anima della nostra città resistono”, intona il nuovo singolo di Bruce Springsteen, intitolato “Streets of Minneapolis” in memoria di Renee Good ed Alex Pretti, i due cittadini statunitensi rimasti recentemente vittime delle operazioni dell’Ice, la sezione del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti responsabile del controllo immigrazione e dogane. Non si può certo dire, però, che quello del cantautore statunitense sia stato un assolo; per nulla intimoriti dal rigido inverno degli States, sono infatti migliaia i civili che hanno scelto di protestare contro la violenza degli agenti di federali, rivolgendo loro un corale “Ice Out Now”. Uno shutdown nazionale, in particolare, è stato indetto lo scorso venerdì 30 gennaio dagli studenti dell’Università del Minnesota, i quali domandano che l’agenzia federale smetta di ricevere finanziamenti.
Lungi dal rimanere confinato nella patria a stelle e strisce, il dibattito ha infuocato anche l’Italia, dove la presenza dell’Ice alle Olimpiadi di Milano-Cortina ha sollevato non pochi interrogativi e preoccupazioni. Il governo, incalzato dalle opposizioni, ha dato nota che i funzionari dell’Ice impegnati sul territorio nazionale saranno tre, i quali lavoreranno dentro le mura del Consolato americano per garantire la pubblica sicurezza. Tutt’altro che “illuminanti”, le precisazioni fornite dal Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani hanno semmai rabbuiato un’opinione pubblica già oltremodo confusa, la quale si interroga su quali vantaggi possa apportare qualche poliziotto federale americano relegato negli uffici consolari di Milano.

Per rispondere a simili dubbi, è necessario però disseppellire il passato dell’Ice che, nonostante l’inedita attenzione mediatica ricevuta durante la seconda amministrazione Trump, esiste ed opera da oltre due decenni. Nel 2002, quando la ferita provocata dall’attentato alle Torri Gemelle, ancora fresca, poneva la lotta contro il terrorismo in cima alle priorità del governo americano, l’allora Presidente George W. Bush firmò l’Homeland Security Act, con il quale l’intero apparato di sicurezza statunitense venne riorganizzato. Trale numerose novità apportate dalla legge, fu istituito il Bureau of Immigration and Customs Enforcement (Ice), un’agenzia federale di polizia alle dipendenze del Dipartimento della Sicurezza Interna (Dhs). Diversamente dai Border Patrols, cioè le Pattuglie di Frontiera che controllano i confini, i funzionari dell’Ice furono insigniti di un mandato valido su tutto il territorio nazionale ed un potere indipendente dalle autorità locali: combinazione alquanto favorevole se, come Trump, si desidera indebolire le cosiddette “città santuario”, quelle che si rifiutano di collaborare con le autorità federali in materia d’immigrazione.
Ad oggi, l’azione dell’Ice si snoda attraverso due principali organi con distinte funzioni. L’Enforcement and Removal Operations (Ero) rappresenta il braccio operativo incaricato di individuare, arrestare ed espellere gli immigrati presenti illegalmente sul suolo statunitense. È a questa sezione che appartengono gli agenti mascherati che si sono recentemente macchiati di una condotta violenta ed intimidatoria contro i cittadini di Minneapolis, Los Angeles ed altre località tacciate da Trump di essere “santuari per i criminali”. Parallelamente alle schiere di ufficiali armati dell’Ero, l’Ice si compone di un secondo apparato, l’Homeland Security Investigations (Hsi), questa volta di carattere investigativo. Quest’ultimo, con oltre 93 sedi all’estero, conta tra le proprie file per lo più criminologi ed agenti speciali impegnati a contrastare le reti di terrorismo transnazionale. Chiarita questa distinzione, è più semplice intuire come i membri federali dell’Ice che prossimamente atterreranno sul suolo italiano saranno funzionari scelti tra le schiere dell’HSI , e non dell’ERO, motivo per cui non pattuglieranno le strade di Milano, ma si limiteranno ad analizzare i rischi legati ad eventuali minacce da parte di organismi criminali internazionali.

Ciò detto, rimangono comunque da sciogliere i nodi più politici della questione. Promuovendo una manifestazione collettiva a Milano sabato 31 Gennaio, le opposizioni hanno alzato la voce contro il governo, dichiarando inammissibile che l’Italia si prostri ai piedi di Trump e accolga i rappresentanti di “una dittatura camuffata da democrazia”, per citare le parole del Professor Luciano Canfora. Le accuse delle opposizioni sono state definite “paradossali” dalla Premier Meloni, sebbene lo stesso Trump, alla luce delle recenti stragi di Minneapolis e delle forti proteste popolari negli Stati Uniti, stia adottando una postura più conciliante, o che quantomeno risulti tale agli occhi dei suoi oppositori. Delle nuove linee guida sono infatti state imposte agli agenti dell’Ice in Minnesota, tra le quali l’ordine di non interagire con i manifestanti e di prendere di mira solamente gli immigrati con accuse o condanne penali a loro carico.
Tom Homan, conosciuto con il poco rassicurante epiteto di “zar dei confini”, è il nuovo volto delle operazioni Ice incaricato da Trump di apportare questi ed altri “miglioramenti”, tra i quali si prevede un piano di riduzione degli oltre 3000 agenti presenti a Minneapolis. Forse con queste azioni il Tycoon sperava di riuscire a calmare l’opposizione e seppellire le evidenti mancanze del Dipartimento per la Sicurezza Interna? Difficile a dirsi, ma se anche fosse, evidentemente i Democratici non hanno abboccato. Al Congresso, il partito dei blu continua resiliente a chiedere le dimissioni della segretaria Kristi Noem, mentre incalza il GOP sull’accordo per il finanziamento al DHS (Dipartimento della Sicurezza interna).

Il risultato di questo braccio di ferro è il secondo “shutdown” nel giro di un anno, vale a dire l’interruzione delle attività delle agenzie federali a causa di un compromesso tra Democratici e Repubblicani che, sebbene sia stato trovato, è arrivato con qualche ora di ritardo. Di fronte a questi sconvolgimenti il futuro dell’America e, come sua storica alleata, quello dell’Europa, appaiono incerti. Sono già in molti a proclamare la fine di un’epoca dominata dalle democrazie occidentali, interpretando la recente spirale di violenza negli Stati Uniti come l’avvento di una nuova discesa verso l’autoritarismo. Tuttavia, il rischio che questa previsione si riveli una “self-fulfilling prophecy”, una profezia che si auto-avvera, spinge altri esperti ad essere più cauti ed ottimisti, guardando alla buia parentesi del presente come il punto più basso dal quale poter risalire.
A cura di Sofia Mirri
Fonti:
https://www.theguardian.com/us-news/2026/jan/29/ice-out-strike-protests-explained
https://www.rainews.it/maratona/2026/01/trump-annuncia-una-de-escalation-in-minnesota-ca