Il 20 novembre 2025, il generale Gerasimov, Capo di Stato Maggiore delle forze armate del Cremlino, ha rivendicato la conquista, smentita da Kiev, della città ucraina di Kupyansk nell’oblast’ nordorientale di Kharkiv, regione che confina con quella russa di Belgorod. Il 12 dicembre, Zelensky, ha girato un filmato nei pressi di tale centro abitato, che risiede sul fiume Oskil e che prima della guerra ospitava una popolazione approssimativamente tra i 26.000 e i 27.000 abitanti, per sconfessare le dichiarazioni di Mosca.
Tuttavia, il 19 dicembre, Putin, ha deriso il suddetto video, definendo la sua controparte ucraina come «un artista molto talentuoso» e pronunciando le seguenti parole: «L’obelisco [dal quale Zelensky si è ripreso] si trova a circa un chilometro dalla città… Se Kupyansk è davvero sotto il loro controllo, perché restare sulla soglia e non entrare in città?».
A metà gennaio 2026, il controllo su Kupyansk rimane conteso malgrado gli ucraini la possiedano quasi del tutto a partire da fine dicembre 2025. Catturato il 27 febbraio 2022 dalle forze di Mosca, questo agglomerato urbano venne riconquistato dai soldati di Kiev a settembre di quell’anno, nell’ambito di una loro controffensiva nell’oblast’ di Kharkiv.
In particolare, bombardando le infrastrutture di stoccaggio delle armi e le linee di approvvigionamento russe ed approfittando dello spostamento degli uomini del Cremlino a meridione sul fronte di Kherson, il 10 settembre 2022 lo Stato Maggiore ucraino rivendicò il ritorno nella città. Tuttavia, da aprile 2024 ad ottobre 2025, i militari di Putin avanzarono progressivamente in direzione del centro abitato, divenuto obiettivo primario per Mosca a luglio del 2025.
Negli ultimi mesi del 2025, a fasi alterne, sia Russia che Ucraina si sono attribuite la vittoria contro il nemico a Kupyansk. Agli inizi di gennaio 2026, secondo un resoconto ucraino, in città sarebbe rimasto uno sparuto contingente di soldati di Mosca, inferiore alle sessanta/settanta unità, che si sarebbe rintanato in degli scantinati. Il 12 gennaio, la brigata Khartiia ha corroborato il recente trend di successi per le forze di Kiev nel suddetto centro abitato, girando un filmato, in cui la si vede innalzare il bicolore blu e giallo sulla sommità del suo palazzo del consiglio comunale. Ciononostante, a metà del mese, militari del Cremlino, tra cui sempre Gerasimov, hanno insistito nel proclamare in maniera inaccurata il proprio trionfo nella presa di Kupyansk, oltre che la disfatta dell’avversario. Ma perché questo agglomerato urbano è così operativamente rilevante, tanto da scomodare gli stessi Putin e Zelensky a rivendicarne il possesso?
In primis, Kupyansk, malgrado la devastazione, rappresenta un importante crocevia ferroviario in grado di connettere la Russia all’oblast’ di Kharkiv e al Donbas. Infatti, ad esempio, la vicina località di Kupyansk-Vuzlovyi possiede ferrovie che portano a Kharkiv, omonimo capoluogo di regione nonché seconda città più estesa dell’Ucraina, a Severodonetsk, conquistata da Mosca nel 2022 dopo aspri combattimenti e situata nella regione di Luhansk, e a Lyman, nella regione di Donetsk. Tale località, a metà gennaio 2026, è anche una fonte di approvvigionamento logistico per le truppe di Zelensky, motivo per il quale gli uomini di Putin vorrebbero impadronirsene.
In secondo luogo, Kupyansk dista soli 40 km dalla frontiera russa e, dunque, diventerebbe una rotta di rifornimento per le forze armate del Cremlino, impegnate nei combattimenti nella regione. Infine, con la caduta della città, la Russia potrebbe espandersi nell’oblast’ di Kharkiv al fine di conseguire 4 ipotetici obiettivi: rendere l’omonimo capoluogo di provincia ancora più esposto alla sua artiglieria; creare una “zona cuscinetto” per proteggere la regione di Belgorod; usare il territorio conquistato come “merce di scambio” in vista dei negoziati; infine, tentare l’accerchiamento del nord dell’oblast’ di Donetsk, sede della cosiddetta “cintura fortificata”, un tratto lungo 50 km, formato dalle città-roccaforte di Slavjansk, Kramatorsk, Kostjantynivka e Druzhivka, e considerato l’ultimo baluardo di difesa delle forze di Zelensky nell’area.
A cura di Alessandro Bossi