Cuba resta al buio sotto il peso delle nuove sanzioni americane

Mentre L’Avana sprofonda in un blackout senza fine, Cuba non combatte solo contro un’infrastruttura al collasso, ma contro un isolamento sistemico senza precedenti. In un mondo che riscopre il realismo delle potenze, l’isola diventa il palcoscenico di uno scontro dove l’energia è la nuova arma di pressione egemonica.

Il 2026 si sta delineando come l’anno della “tempesta perfetta” per la Repubblica di Cuba. Mentre l’isola affronta blackout che superano le 18 ore giornaliere, la crisi energetica ha smesso di essere un mero problema tecnico per trasformarsi in una variabile critica di sicurezza nazionale. In un sistema internazionale caratterizzato dal ritorno della competizione tra grandi potenze, Cuba emerge come il caso di studio più emblematico di come la vulnerabilità energetica possa essere utilizzata come strumento di proiezione di potenza e pressione sistemica.

Il collasso della rete elettrica cubana non è un evento improvviso, ma il risultato del logoramento della state capacity cubana. Le otto centrali termoelettriche principali del Paese, di fabbricazione sovietica o cecoslovacca, operano ben oltre il loro ciclo di vita utile, stimato in 25-30 anni.

Come rilevato dall’ISPI, la mancata manutenzione strutturale è figlia di una cronica carenza di valuta forte, esacerbata dall’unificazione monetaria fallita nel 2021. Il risultato è un’infrastruttura rigida, incapace di integrare fonti rinnovabili e totalmente dipendente dall’importazione di greggio pesante, rendendo l’isola un attore passivo nelle fluttuazioni dei mercati energetici globali.

L’architettura delle sanzioni statunitensi ha subito una trasformazione qualitativa. Non si è più di fronte a un embargo commerciale bilaterale, ma a un sistema di sanzioni extraterritoriali che mira a recidere le arterie vitali dell’isola. In primo luogo, il mantenimento di Cuba nella lista degli Stati Sponsor del Terrorismo (SSOT) agisce come un deterrente invisibile. Per il settore bancario internazionale, il rischio di “de-risking” è troppo elevato, e anche transazioni lecite per l’acquisto di medicinali o pezzi di ricambio vengono bloccate preventivamente dalle istituzioni finanziarie per evitare ritorsioni dal Dipartimento del Tesoro USA. In secondo luogo, l’amministrazione statunitense ha intensificato il monitoraggio satellitare dei vettori petroliferi. Colpendo le compagnie di assicurazione marittima, Washington ha reso il trasporto di greggio verso Cuba un’attività ad alto rischio e basso rendimento, costringendo L’Avana a pagare premi assicurativi esorbitanti sul mercato nero della logistica.

Nonostante la percezione comune, è difficile considerare Cuba come un satellite protetto dai rivali di Washington. Per quanto riguarda la Russia, nonostante la retorica della fratellanza socialista, il supporto di Putin è condizionato. Mosca fornisce idrocarburi in cambio di concessioni territoriali per infrastrutture di intelligence o diritti di esplorazione mineraria, ma non ha interesse a sussidiare l’economia cubana come fece l’URSS. Cuba è una pedina tattica per distrarre gli USA dal teatro europeo, non un investimento strategico a lungo termine.
Allo stesso tempo, la Cina adotta una postura cauta. Se da un lato investe nella modernizzazione delle telecomunicazioni cubane, spesso con scopi di sorveglianza dual-use, dall’altro è restia a finanziare la transizione energetica dell’isola senza garanzie di riforme pro-mercato simili al modello vietnamita. La Cina non vuole farsi carico di un’economia pre-fallimentare senza avere il controllo sulle leve di riforma strutturale.

In questo scontro, l’Unione Europea si trova in una posizione di stallo. L’Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione (PDCA) è sotto attacco sia da parte delle ali conservatrici del Parlamento Europeo, sia a causa dell’inefficacia pratica di fronte alle leggi statunitensi. Le imprese europee, principali investitrici nel settore turistico, stanno abbandonando l’isola a causa della mancanza di elettricità, riducendo ulteriormente l’afflusso di euro e minando l’unico ponte rimasto tra Cuba e l’Occidente.

In conclusione, il blackout di Cuba è il blackout di un modello di governance. La domanda da porsi è: può uno Stato sopravvivere se perde la sovranità energetica e monetaria?

La risposta risiede nella capacità del governo cubano di accettare una transizione forzata. Senza un’apertura radicale agli investimenti esteri e una normalizzazione del rapporto con la diaspora, che ad oggi rappresenta il principale motore economico tramite le rimesse, Cuba rischia di diventare un polo di instabilità permanente nel cuore dei Caraibi, un “buco nero” geopolitico che alimenterà flussi migratori senza precedenti e nuove tensioni securitarie nel continente americano.

A cura di Francesco De Paolis

Fonti

https://www.aljazeera.com/economy/2026/2/8/from-blackouts-to-food-shortages-how-us-blockade-is-crippling-life-in-cuba

https://www.pbs.org/newshour/world/airlines-will-no-longer-be-able-to-refuel-on-cuba-as-u-s-blockade-deepens-islands-energy-crisis

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