Nella notte tra il 15 e il 16 marzo, mentre l’Italia era impegnata ad ascoltare la canzone “16 marzo” cantata da Achille Lauro e Laura Pausini, è andata in onda la 98esima edizione degli Academy Awards, ossia la cerimonia di consegna dei premi Oscar. L’evento si è svolto presso il Dolby Theatre di Hollywood, che ospita ormai la notte più importante del mondo del cinema da più di vent’anni. Tra grandi favoriti e vittorie inaspettate, ma anche battute scomode e messaggi politici, la notte degli Oscar ha saputo regalare come ogni anno emozioni e spunti di riflessione.
Come di consueto, la cerimonia si è aperta con la tradizionale sfilata sul red carpet. Proprio qui, sotto gli occhi e i riflettori dei giornalisti delle più importanti testate americane sono emersi i primi messaggi politici di attori, registi e di tutti i protagonisti della serata; d’altronde, viste le attuali tensioni mondiali in seguito agli attacchi in Medio Oriente contro l’Iran e l’acceso dibattito politico in terra americana, dichiarazioni politiche erano previste e non sono passate inosservate: Malgosia Turzanska, costumista candidata per Hamnet di Chloe Zao, indossava infatti una spilla con scritto “ICE out”, chiaro riferimento alle controverse vicende di Minneapolis degli scorsi mesi che hanno visto l’Immigration and Customs Enforcement come protagonista. La costumista non è stata l’unica ad esprimere il suo dissenso verso l’agenzia federale; è stata accompagnata dall’attrice Glennon Doyle, che teneva in mano una borsetta con scritto “Fuck ICE”. Messaggi contro l’operato dell’ICE si erano già visti ai Golden Globe di gennaio, ed alcune organizzazioni che hanno promosso le spillette indossate dagli attori sono arrivate a Los Angeles un giorno prima della cerimonia per proiettare slogan sul Museo dell’Academy e sul Loews Hollywood Hotel. Numerosi sono stati anche i messaggi a favore della Palestina, sotto forma di spillette targate “Artists4Caesefire”, un collettivo di oltre 500 attori che hanno firmato una dichiarazione in cui chiedono un cessate il fuoco permanente in Palestina da parte di Israele.
I messaggi politici non si sono fermati al tappeto rosso: iniziata la cerimonia vera e propria il presentatore Conan O’Brien esordisce con una battuta sul caso Epstein, affermando come questa sia stata la prima edizione senza candidati britannici, ma che almeno gli inglesi “arrestino i loro pedofili”. Il presentatore ha anche commentato scherzosamente la diffusione di IA sempre più avanzate, dichiarandosi contento di essere “l’ultimo presentatore umano della cerimonia”. Finite le presentazioni i premi iniziano ad essere assegnati; il primo va ad Amy Madigan come miglior attrice non protagonista in Weapons di Zach Cregger, seguita da Kpop Demon Hunters miglior film d’animazione prodotto da Netflix e The Girl Who Cried Pearls di Chris Lavis e Maciek Szczerbowski per miglior cortometraggio. La statuetta per il miglior trucco va a Frankenstein di Guillermo del Toro, leggendario regista messicano, segnando la seconda vittoria di una produzione targata Netflix ed una riconferma di come i servizi streaming rappresentino una fetta di mercato quasi più rilevante delle sale tradizionali. Una novità di quest’anno, il premio per miglior casting, viene assegnato a Una Battaglia dopo l’Altra di Paul Thomas Anderson, uno dei grandi favoriti di questa serata con ben 9 candidature; la stessa pellicola vale al regista anche l’Oscar per miglior regia e sceneggiatura non originale, prime statuette per Anderson dopo 30 anni di carriera. Fa scalpore invece l’assegnazione del premio di miglior attore non protagonista a Sean Penn sempre per Una Battaglia dopo l’Altra, perché l’attore non è al Dolby Theatre per ritirare il premio: Penn infatti, già vincitore di due statuette, è in viaggio in Ucraina per mostrare il suo supporto al paese, ed è per questo che sembra abbia deciso di “snobbare” gli Academy Awards. Segue l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale, premio che viene assegnato a Sinners di Ryan Coogler, altro grandissimo favorito di quest’anno, nonché pellicola che ha ricevuto più nomination nella storia, ben 16. Il film di Coogler con Micheal B. Jordan si aggiudica anche i premi per miglior colonna sonora e fotografia.
Sale a questo punto sul palco Jimmy Kimmel per consegnare i premi al miglior documentario e documentario corto, ma non prima di aver colto l’occasione di lanciare un’occhiataccia metaforica all’amministrazione Trump che lo scorso settembre aveva ordinato la sospensione del suo Late Show. Il presentatore ha infatti detto “Ci sono alcuni paesi i cui leader non sostengono la libertà di parola. Non sono autorizzato a dire quali. Limitiamoci a citare la Corea del Nord e la Cbs”, ossia la Columbia Broadcasting System, emittente radiotelevisiva americana. I documentari premiati sono quindi stati All the Empty Rooms di Joshua Seftel e Conall Jones sul fenomeno delle sparatorie nelle scuole, e Mister nobody against Putin di David Borenstein, dedicato alla guerra in Ucraina vista dalla prospettiva Russa. Per la consegna della statuetta al miglior film internazionale è invece protagonista l’attore Javier Bardem, che esordisce con una forte dichiarazione di “No alla guerra” (scritta presente anche sulla sua giacca) e “Palestina Libera” e poi consegna il premio a Sentimental Value del norvegese Joachim Trier.
Verso la fine della cerimonia vengono assegnati i premi più prestigiosi: Jessie Buckley vince l’Oscar come migliore attrice protagonista per Hamnet- nel nome del figlio di Chloe Zhao, mentre il miglior attore protagonista del 2026 è niente meno che Micheal B. Jordan per la sua interpretazione dei gemelli Smoke in Sinners. L’ultimo premio, quello di miglior film, è un testa a testa tra Sinners e Una Battaglia dopo l’Altra, ma alla fine è il film di Paul Thomas Anderson a portarsi a casa la statuetta, eletto miglior film del 2026 e grande vincitore della serata insieme al film di Coogler. Doccia fredda invece per Timothee Chalamet e Marty Supreme di Josh Sadfie, candidato come Sinners per ben 16 premi ma vincitore di nessuno; che i recenti commenti di Chalamet nei confronti del balletto abbiano contribuito a non far vincere neanche una statuetta al film? Chi può dirlo. Certo è che la Notte degli Oscar si è rivelata come ogni anno sia un occasione per premiare i grandi esponenti della settima arte sia un occasione di riflessione sulle problematiche del mondo moderno.
Fonti
- https://www.corriere.it/spettacoli/oscar/diretta-live/26_marzo_15/diretta-vincitori-premiazioni.shtml?refresh_ce – Stefania Ulivi, Chiara Severgnini, “La notte degli Oscar 2026 in diretta | Miglior film a «Una battaglia dopo l’altra». Michael B. Jordan batte DiCaprio e Chalamet. Bardem: «No alla guerra e Palestina libera». Omaggi a Reiner, Redford e Keaton”, Il Corriere, 16 marzo 2026
- https://www.cosmopolitan.com/it/lifecoach/news-attualita/a70754950/ice-out-artists4ceasefire-free-plestine-spille-proteste-attori-oscar/ – Elisabetta Moro, “<<ICE out>> <<Artists4Ceasefire>> <<Free Palestine>>: Cosa dicono le spille indossate dagli attori agli Oscar”, Cosmopolitan, 16 marzo 2026