Giovedì 19 marzo è morto Umberto Bossi, politico italiano, fondatore della Lega e noto sostenitore della secessione della Padania.
La notizia della morte di Umberto Bossi sconvolge parte della popolazione che vedeva nella Lega Lombarda, poi diventata Lega Nord, una via di scampo da cosa veniva definita dallo stesso Senatùr: Roma Ladrona. Dagli inizi negli anni 80 fino alla sua dipartita da segretario del partito nel 2012, Umberto Bossi ha plasmato la politica italiana dagli anni che precedono Tangentopoli e gli inizi della ‘Seconda Repubblica’ diventando un simbolo del centrodestra. Slogal sfrontati come ‘La Lega ce l’ha duro’, frasi forti e vagamente razzisti nei confronti di immigrati, omosessuali e meridionali: Bossi non aveva limiti, neanche il Presidente della Repubblica Napolitano, detto ‘terùn’, appellativo che gli costò una condanna per vilipendio.
La storia del Senatùr si intreccia con numerose vite e momenti politici del paese, da Berlusconi a Dini, la Lega per anni ha rappresentato l’ago della bilancia in una situazione sempre più tesa con l’avvento dell’Euro ed un nuovo ordine globale. La sua creatura, intanto, cresceva a dismisura diventando un punto di riferimento per il nord Italia e, più in generale, per il centro destra. Con l’avvento di Matteo Salvini nel 2012, come leader del partito, la Lega si evolve diventando sempre di più un partito nazionale, che si rivede nei valori della destra, con delle tendenze anche radicali. Pochi anni più tardi il Carroccio arriva al massimo storico di consensi, 34.3% alle elezioni Europee del 2019, 9,1 milioni di voti. Contemporaneamente, la Lega fa parte del governo Conte I, in coalizione con l’M5S, durato poco più di un anno.
La rapida ascesa della Lega nello scenario politico italiano ed europeo denota l’estrema capacità comunicativa e persuasiva del suo creatore. Bossi, infatti, con i suoi modi rozzi e spesso volgari riusciva a convincere le persone, soprattutto nel settentrione, usando il luogo comune del sud fannullone e dell’immigrato invasore. Questa tattica inaugura, insieme a Berlusconi, la stagione del populismo, fino ad allora poco presente, che si affida all’abbassamento del dibattito come metodo per accaparrarsi voti. Stagione, quella del populismo, che non sembra finita, anzi pare essere in costante ascesa.
È evidente che Umberto Bossi, sia che lo si ami, sia che lo si odi, rappresenti un pezzo fondamentale della nostra storia politica, importanza riconosciuta da tutti i principali partiti politici, da Fratelli d’Italia al PD che lo ricordano nel giorno della sua scomparsa. Anche il Capo di Stato ha commentato la morte del grande politico dichiarando: ‘L’Italia perde un sincero democratico’. La sua morte segna la fine di un’era sebbene la sua eredità politica sia ancora viva nelle istituzioni, oltre che nella sua stessa creazione ormai diventato il più longevo partito politico italiano ad oggi attivo.
A cura di Giovanni Manassero