Il nodo strategico di Ceuta e Melilla tra sovranità, migrazioni e deterrenza

Ci sono luoghi nel mondo che concentrano, in pochi chilometri quadrati, i nodi irrisolti della contemporaneità. Ceuta e Melilla, piccole città spagnole di rispettivamente 18,5 e 12 km², affacciate sulla costa nordafricana e completamente abbracciate dal territorio marocchino, ne sono l’esempio. Questi due lembi di terra sono due enclave spagnole in Marocco, ossia due territori non molto estesi geograficamente, completamente circondati da territori appartenenti a uno Stato diverso da quello che esercita la sovranità su di essi.

Per Madrid, Ceuta e Melilla sono due propaggini territoriali perfettamente integrate nel Regno spagnolo, di sovranità legittima e non negoziabile. Per Rabat, si tratta di vestigia coloniali ancora sottoposte al dominio straniero, di cui il Marocco deve riappropriarsi.

Per i migranti dell’Africa subsahariana e dello stesso Marocco, sono la porta, spesso invalicabile, verso il continente europeo. Per gli analisti sono un laboratorio a cielo aperto in cui si intrecciano dispute di sovranità, postcolonialismo, sicurezza transfrontaliera e diritti umani.

Rivendicazione secolare e controversia attuale

L’appartenenza spagnola di Ceuta e Melilla non è recente. Dopo secoli di dominio di svariati sultanati nordafricani, Melilla fu conquistata dalla Spagna nel 1497, a seguito dell’avvenuta Reconquista, mentre Ceuta, portoghese dal 1415, fu poi ceduta al Regno Spagnolo con il Trattato di Lisbona del 1668. In entrambi i casi, oggi Madrid non parla di colonialismo, ma di incorporazione storica, poiché la Spagna era già presente in quei territori ben prima che il moderno Stato marocchino nascesse nel 1956. Agli antipodi di questa prospettiva, Rabat ricorda spesso che, prima dell’arrivo degli europei, Ceuta e Melilla erano città islamiche prospere e pienamente inserite nel contesto nordafricano, da secoli governate da popolazioni berbere.

A seguito dell’indipendenza, il Marocco non ha perso occasione per rivendicare strenuamente le due enclave davanti alle Nazioni Unite: la prima volta nel 1975, quando la commissione marocchina presso l’ONU ha presentato un memorandum al Comitato speciale per la decolonizzazione, chiedendo l’inserimento di tutti i territori controllati dalla Spagna a nord del Marocco nella Lista delle Nazioni Unite dei territori non autonomi1. Di nuovo, nel 1997, quando l’allora primo ministro marocchino Filali, dinanzi all’Assemblea Generale, definì Ceuta e Melilla «città marocchine sotto occupazione spagnola», esortando a una soluzione ispirata al modello di Hong Kong e Macao2. Tuttavia, la risposta spagnola non è mai cambiata: nessuna trattativa, Ceuta e Melilla sono spagnole a tutti gli effetti. A rendere cristallina (e cristallizzata) la sua posizione, la Spagna aveva già pensato nel 1995, conferendo alle due enclave lo status di città autonome, con un’assemblea e statuto propri, più lontane che mai dall’essere dei presidi coloniali da restituire.

Le frontiere

L’ingresso della Spagna nella Comunità Economica Europea nell’86 e la successiva adesione all’area Schengen nel ’95 resero Ceuta e Melilla due inediti della storia europea: gli unici confini di terra tra l’Africa e il Vecchio Continente. Da quel momento, le due città, da affare ispano-marocchino, divennero una questione UE a tutti gli effetti.

La risposta a questo mutato scenario non tardò ad arrivare, e nel 1993 furono erette le prime recinzioni (le prime barriere fisiche a sorgere in Europa dopo la caduta del Muro di Berlino), inizialmente delle “semplici” reti metalliche con filo spinato, poi sottoposte ad una progressiva militarizzazione negli anni seguenti.

La svolta avvenne nel 2005 quando, in seguito agli assalti di massa da parte di migranti, soprattutto subsahariani, e alle decine di morti, le barriere furono potenziate mediante un’alta tecnologizzazione e un più stretto coordinamento tra la Guardia Civil e, dall’altro lato, la gendarmeria reale marocchina. Il dispiegamento dell’esercito lungo il confine africano è stato possibile mediante fondi europei destinati al Marocco, da aggiungere agli ingenti finanziamenti che l’Unione destina primariamente alla parte spagnola sin dagli anni ’90.3

Eppure, nonostante questi massicci investimenti anche da parte dell’UE, il sistema di sorveglianza integrato non è del tutto efficace, essendo ancora oggi numerosi i tentativi di attraversamento. Nel 2025 e all’inizio del 2026, gli attraversamenti verso Ceuta e Melilla risultano in calo complessivo dato il rafforzamento dei controlli da parte marocchina e alla cooperazione con la Spagna, ma continuano in modo costante, sia attraverso ingressi terrestri (oltre 3.000 nel 2025, sia a Ceuta sia a Melilla) sia tramite tentativi individuali o in piccoli gruppi via mare, inclusi episodi documentati di persone che raggiungono Ceuta a nuoto.4

Il limbo marocchino

In questa vicenda intricata e irrisolta, si fanno spazio anche le mafie locali, spesso registe degli attraversamenti. Nel 2018, un rapporto dettagliato della Guardia Civil, visionato dal quotidiano spagnolo El País, ha rilevato che gruppi mafiosi che organizzano attraversamenti coordinati richiedono a ogni migrante il pagamento di 200 dirham, circa 18 euro.5 Non pochi, considerando che, pur trattandosi di una cifra relativamente modesta in termini assoluti, rappresenta una quota significativa del reddito giornaliero medio in Marocco e, dunque, un costo non trascurabile per chi tenta l’attraversamento.

Chi tenta di raggiungere Ceuta e Melilla attraverso il Marocco affronta un percorso che, in caso di fallimento, si trasforma rapidamente in uno stallo indefinito. I migranti respinti (tra cui quelli che si rifiutano di pagare le quote imposte dalle mafie) non possono avanzare verso l’Europa né tornare facilmente nei paesi d’origine. Nel caso dei respingimenti al confine di Melilla, molti migranti finiscono per accamparsi sulle pendici del monte Gurugú, in condizioni di estrema precarietà. La polizia marocchina effettua periodicamente raid per disperdere i campi, a volte trasferendo i migranti in zone interne del paese, lontane dal confine. 6

La leva geopolitica marocchina

Il Marocco è la sintesi di un’eterna ambivalenza che anche altri Paesi nordafricani rappresentano nei loro rapporti con l’Unione Europea: in un attimo, da principale Paese di transito dei flussi migratori diretti, nel suo caso, verso Ceuta e Melilla, a partner cruciale esterno dell’UE per il loro contenimento. Tale ambivalenza, seppur controversa, conferisce al Paese una considerevole capacità negoziale, poiché l’UE e la Spagna hanno un forte bisogno della sua cooperazione nella gestione delle migrazioni. Senza la collaborazione marocchina, le barriere, per quanto potenziate, non sarebbero sufficienti a contenere la pressione.

Il volto del Marocco ibrido è stato svelato in particolare dalla crisi di Ceuta del 2021, quando, in pochi giorni, circa 8000 persone, molte a nuoto, entrarono nella città. La Spagna accusò il Marocco di aver deliberatamente allentato i controlli frontalieri in risposta all’accoglienza in territorio spagnolo di Brahim Ghali, storico leader del Fronte Polisario e principale voce dei sahrawi, popolo del Saraha occidentale in lotta contro l’occupazione marocchina. La vicenda mostrò la leva che il Marocco detiene nei confronti della Spagna e dell’UE, leva che si è tradotta in manovre di coercizione ibrida volte a provocare instabilità nel Paese avversario. Facendo leva sulla fragilità di Ceuta e Melilla, il Marocco ha indotto una pressione negoziale su dossier apparentemente separati, al punto che, nel 2022, la Spagna cambia radicalmente la sua posizione sul dossier sahrawi, al fine di far raffreddare quelle tensioni scaturitesi l’anno precedente, virando a sostegno del piano marocchino di autonomia per il Sahara occidentale del 2007, rivalutato da Madrid come la “base più realistica per una soluzione”.7

Insomma, a fronte di ciò, Rabat è percepita come un partner indispensabile per la questione migratoria di Ceuta e Melilla: nel 2024, le autorità marocchine hanno dichiarato di aver sventato quasi 79.000 tentativi di attraversamento irregolare.8 L’UE, del resto, sin da quando la Spagna è divenuta Paese membro, pone molta attenzione al nodo geopolitico costituito dalle due enclave, consapevole di questa dipendenza dal Marocco, e nel 2019 destina circa 100 milioni di euro a Rabat per rafforzare il controllo frontaliero, mediante un più vasto programma di cooperazione promosso dalla Commissione Europea, con prospettive ampliabili entro il 20279. È la stessa logica applicata, ad esempio, alla Turchia, con l’accordo del 2016: l’UE esternalizza il controllo delle frontiere, finanziando Paesi terzi per farlo.

La tragedia di Melilla del 2022 ha mostrato il costo umano di questa logica: durante un tentativo di attraversamento di massa, morirono tra 23 e 37 persone, oltre a decine di dispersi.10 L’evento e la collaborazione documentata tra la Guardia Civil spagnola e la gendarmeria reale marocchina nei respingimenti11 evidenziano i costi umani e le criticità operative delle politiche europee di esternalizzazione del controllo delle frontiere.

L’ambiguità della copertura NATO

La rilevanza strategica delle due enclave convive con un’ambiguità giuridica; infatti, l’articolo 6 del Trattato NATO delimita l’ambito geografico di applicazione dell’articolo 5, la clausola di difesa collettiva, ai territori delle parti collocati in Europa o in Nord America, alla Turchia e alle isole nell’Atlantico a nord del Tropico del Cancro.

Ceuta e Melilla, situate in Nord Africa, non sono esplicitamente incluse in tale perimetro: ciò non significa che sarebbero automaticamente escluse da ogni reazione alleata, ma la loro copertura è meno automatica rispetto a quella di un territorio europeo continentale. La deterrenza che vale per queste due città è, insomma, più politica che giuridica e, dunque, maggiormente suscettibile di valutazioni discrezionali del momento da parte degli Stati membri dell’alleanza atlantica. La Spagna compensa questa zona grigia con la presenza militare propria e, soprattutto, con una gestione attenta del rapporto con Rabat, in particolare dal punto di vista diplomatico.12

La dimensione socioeconomica

Un paradosso descrive bene la realtà socioeconomica di Ceuta e Melilla: se i loro confini sono fortemente controllati per i migranti irregolari, sono stati storicamente porosi per l’economia locale. Per decenni, decine di migliaia di cittadini marocchini attraversavano i valichi per lavorare nelle due città, grazie soprattutto a un regime speciale che esentava i residenti delle province limitrofe di Tétouan e Nador dall’obbligo di visto. Questo sistema è stato progressivamente smantellato: nel 2019 il Marocco ha chiuso il commercio transfrontaliero informale, e nel 2020 la pandemia di Covid-19 ha interrotto la mobilità. Da allora, l’accesso è divenuto più selettivo e regolato da visti, e il precedente regime non è al momento stato ripristinato in modo sistematico. Il paradosso, tuttavia, persiste: le due città restano strutturalmente dipendenti dal territorio marocchino circostante, e ogni chiusura prolungata produce effetti economici e sociali immediati su entrambi i versanti.13

A cura di Viola Menghini

FONTI

1 United Nations General Assembly, Letter dated 27 January 1975 from the Permanent Representative of Morocco to the United Nations addressed to the Chairman of the Special Committee, UN Doc. A/AC.109/475, 31 January 1975.

2 United Nations General Assembly, Official Records, 52nd Session, 12th plenary meeting, UN Doc. A/52/PV.12, 25 September 1997.

3https://www.researchgate.net/publication/320293815_3_The_Fences_of_Ceuta_and_Melilla

4 https://www.interior.gob.es/opencms/export/sites/default/.galleries/galeria-de-prensa/documentos-y- multimedia/balances-e-informes/2025/23_informe_quincenal_acumulado_01-01_al_31-12-2025.pdf

5 https://elpais.com/politica/2018/08/22/actualidad/1534954315_874489.html

6 https://www.theguardian.com/world/article/2024/jun/18/moroccan-authorities-pushed-asylum-seekers-into-death-trap- ngo-claims

7 https://www.reuters.com/world/europe/spain-supports-wsahara-plan-shift-closer-rabat-2022-03-18/

8 https://www.reuters.com/world/africa/morocco-foils-78685-migrant-attempts-reach-europe-2024-2025-02-06/

9 https://enlargement.ec.europa.eu/news/eu-boosting-its-support-morocco-new-programmes-worth-eu389-million-2019- 12-20_en

10 https://www.hrw.org/news/2023/06/22/spain/morocco-no-justice-deaths-melilla-border; https://www.amnesty.org/en/latest/news/2024/06/morocco-spain-reveal-fate-of-migrants-who-remain-missing-two-years-after-deadly-melilla-border-incident/

11 Valerio Nicolosi, Attraversare i confini (Torino: UTET, 2025), p. 31.

12 https://en.unav.edu/web/global-affairs/otan-un-concepto-estrategico-que-pone-el-foco-en-rusia-sin-perder-de-vista-a- china

13 https://openmigration.org/analisi/ceuta-la-crisi-economica-e-linterdipendenza-col-marocco/

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