Gino Paoli: una voce senza tempo

La morte di Gino Paoli, scomparso lo scorso 24 Marzo, ha segnato la fine di un’epoca. 

Il cantautore aveva tentato il suicidio nel Luglio del 1963, sparandosi al cuore. “Così mi corico sul letto, e mi sparo. Non alla testa, sempre per non dare quel dolore a mia madre. Al cuore. Il proiettile si fermò nel pericardio. È ancora lì, e mi tiene compagnia; ha anche smesso di suonare al metal detector. Meglio così. Ogni volta spiegavo: ho una pallottola nel cuore. E nessuno mi credeva.” In quel momento, sebbene avesse tutto, Paoli non sentiva più nulla. Sono diverse le tesi che cercano di spiegare le ragioni di tale gesto, ma, probabilmente, il cantautore non aveva ancora superato l’incidente stradale di pochi mesi prima, in cui un suo carissimo amico perse la vita. 

Paoli è stato uno dei protagonisti del cantautorato italiano, lo ha rivoluzionato, portando con sé una modernità nuova, indubbiamente giovanile. Prima di lui, la canzone italiana era dominata da melodie tradizionali, schemi rigidi e testi spesso poco personali; invece, lui è riuscito ad introdurre una dimensione più intima, uno stile interpretativo più autentico, attirando l’attenzione dei baby boomer, i giovani degli anni ‘60. Non si è limitato ai cambiamenti testuali: ha modificato anche il modo di scrivere le melodie: le sue composizioni sono essenziali, spesso costruite su pochi accordi, riprendendo un po’ il jazz americano, e creando basi minimaliste che riuscivano a risaltare i testi delle canzoni.

Il suo modello influenzò profondamente molti artisti della scuola genovese, come De Andrè, Tenco e Lauzi, che contribuirono a rinnovare la musica italiana. Le loro canzoni, con un linguaggio semplice e diretto, elaborano sentimenti autentici ed esperienze vissute, riescono ad avvicinarsi direttamente al pubblico, quasi a diventare fotografie di un’epoca un po’ anarchica e un po’ rivoluzionaria. 

La discografia di Paoli ha attraversato una costante evoluzione, passando dalle più semplici melodie ad arrangiamenti orchestrali fino a strizzare l’occhio al jazz; quale miglior modo per celebrarlo se non passare attraverso alcune delle più importanti tappe della sua vita.

Basta chiudere gli occhi – 1964

Nel luglio del 63’ Gino Paoli prende due pistole, spara contro un libro e poi controlla quale dei due proiettili sia andato più a fondo: la Derringer Calibro 5sembra essere la più potente. Il cantautore impugna l’arma, se la punta sul cuore e fa fuoco. Il proiettile perfora il petto, attraversa la cassa toracica e arriva fino al cuore; arrivato al pericardio però, ferma la sua avanzata, lasciando il cantautore sospeso tra la vita e la morte. Si può pensare che Basta chiudere gli occhi sia nato nel momento in cui il dito di Paoli ha fatto pressione sul grilletto della pistola, e che lo scoppio del proiettile sia la prima vera nota dell’album. Scritto interamente da Paoli e arrangiato da Ennio Morricone, Basta chiudere gli occhi è un salto nel vuoto, una poesia d’amore malinconico, terreno, per una vita che non lascia scelta all’uomo, prigioniero di un “prato che un prato non è”. Tra gli archi della title-track, le melodie jazzistiche di Che cosa c’è ed il pop cupo ed amaro di Sapore di Sale, Basta chiudere gli occhi è un caposaldo del cantautorato italiano, una testimonianza di un amore non corrisposto per la vita, una melodia che rivela come sia possibile vivere ancora.

L’ufficio delle cose perdute- 1988

Dopo l’enorme successo negli anni 60’, Gino Paoli è lentamente scivolato nell’ombra; altri hanno occupato il suo posto, le sue apparizioni si sono fatte più sporadiche e le sue poesie un lontano eco. Eppure, Paoli non ha mai veramente lasciato la scena musicale, ed anzi, nel 1988 si preparava a riprenderla. L’ufficio delle cose perdute venne presentato integralmente in concerto a Milazzo, anticipato da un solo singolo. L’album si trova nella discografia del cantautore come una sorta di crocevia, a metà tra un passato complesso e intricato ed un futuro più chiaro e popolare; e L’ufficio delle cose perdute è esattamente quello, una fotografia di un passato dove sistemare i ricordi come in un magazzino, un’immagine sfocata, quasi onirica, di una Genova di altri tempi, del sorriso di un ventenne stampato sul volto di un cinquantenne; un suono graffiante, progressivo, che passa da Uomini piccoli a Parigi con le gambe aperte fino a Il Fantasma Blu, una lenta ballad jazzistica che, come una chiave che chiude la serratura di una porta, si lascia alle spalle l’ufficio delle cose perdute ed apre la strada verso il futuro.

Matto come un gatto – 1991

Negli anni 90’ Gino Paoli conobbe una seconda ondata di grande successo, ed il merito è da attribuirsi quasi interamente a Matto come un gatto, album uscito nel 1991 che segnò una vera e propria rinascita del cantautore. Abbandonato il suono delle scorse opere a favore di melodie più semplici e accessibili, il disco è in perfetto equilibrio tra testi e musiche accattivanti ed allo stesso tempo di grande profondità. Matto come un gatto non abbandona la rivoluzione interiore che aveva caratterizzato la vita di Paoli, ma la rielabora e trasforma attraverso brani che sanno di rivolta e di conformismo, di tempesta e di quiete; Matto e vigliacco, Quattro amici, Saremo una canzone sono solo alcune delle testimonianze di questo dualismo: melodie semplici nascondono un messaggio di riflessione interiore, di rifiuto della guerra (in tutti i sensi), di necessità di rifugio nei contatti umani, uno specchio in cui guardarsi e ritrovare sé stessi. Nella seconda parte degli anni 90’, Gino Paoli è ritornato nella sua nicchia, abbandonando il grande palcoscenico della fama; Matto come un gatto resta però un monito di come la rivoluzione giovanile non sia necessariamente destinata a svanire. 

Insieme (live) – 1985

Lo scorso novembre è venuta a mancare un’altra grande figura della musica leggera italiana, Ornella Vanoni. Durante i suoi oltre sei decenni di carriera, la cantante è stata molto vicina alla figura di Gino Paoli: i due si conobbero negli anni 60’, iniziando una storia di amore tormentato e grandi collaborazioni artistiche. Nel 1985 danno il via ad una tournée di grande successo, da cui viene registrato il live album Insieme. L’immensa voce della Vanoni si mischia ai testi di Paoli per dare vita ad un sodalizio che racconta le loro vite, tra attimi di felicità e di depressione. L’esibizione dei due artisti si chiude con un duetto su un brano di Luigi Tenco, Lontano, lontano, quasi un’evocazione delle loro storie intrecciate, di “Un amore mai troppo lontano”. 

La scomparsa di Gino Paoli segna quindi non solo la fine di un grandissimo artista, ma, soprattutto, la chiusura simbolica di un capitolo fondamentale del cantautorato italiano. Dalla scuola genovese alle evoluzioni artistiche, Paoli ha contribuito a rivoluzionare linguaggi, temi, e melodie delle canzoni d’autore. Le sue canzoni resteranno per sempre documentazioni di quell’epoca e un costante punto di riferimento per l’odierno cantautorato italiano.

A cura di Alessandro Iorio e Chiara Pinna

Fonti:

https://www.rainews.it/articoli/2026/03/gino-paoli-e-la-scuola-genovese-che-cambio-la-storia-della-musica-italiana-6d2545a1-26c9-4cd0-8ce7-962a242f6a11.html

https://www.ansa.it/sito/videogallery/spettacolo/2026/03/24/morto-gino-paoli-quando-nel-2024-ai-giovani-artisti-diceva-cambiate_622b22be-ae7c-4715-97d6-55b61ad82e43.html

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