Spinosaurus mirabilis: la nuova scoperta che ridefinisce ciò che sapevamo dei dinosauri

Una nuova scoperta pubblicata sulla rivista Science a febbraio 2026 cambia drasticamente il panorama attorno allo stile di vita dell’elusivo spinosauro (aegyptiacus, 1915; mirabilis, 2022/feb. 2026).

Tutti ricordiamo lo spaventoso mostro di jurassic park 3, lo spinosauro che riuscì a sconfiggere persino l’iconico t rex, eppure la sua storia è ben più complessa, poiché il dinosauro carnivoro (o meglio, piscivoro) più lungo mai scoperto non era probabilmente potente come quello descritto nella saga di Steven Spielberg. Innanzitutto, compete ancora oggi per il titolo di dinosauro carnivoro “più grande” della storia, poiché in paleontologia lungo non significa grande: la grandezza, infatti, è misurata dalla massa dei dinosauri, e il tirannosauro, come suggerisce il nome, rimane il re indiscusso delle “lucertole” carnivore. Ma un altro tema che la saga non rappresenta correttamente è la potenza del morso di questo animale: mentre il tirannosauro, dotato di lunghi denti conici atti a frantumare tutto ciò che masticava, vanta il morso più potente della storia dei dinosauri, che superava i 35000 newton (con stime che gli attribuiscono una forza di 57000 newton, ovvero tra le 3,5 e le 5,7 tonnellate), lo spinosauro era dotato di un morso significativamente più modesto, che al punto di massima pressione esercitava una forza pari solo a un terzo di quella del tirannosauro.

Tutto questo solo per mostrare quanto, negli anni passati, la concezione dello spinosauro sia stata distorta rispetto alla realtà da film e documentari. La storia dello spinosauro, in particolare della prima e fino al mese scorso unica sottospecie s. aegyptiacus, è travagliata e fa da monito a tutti coloro che sono interessati alle scienze: i primi fossili, trovati da un paleontologo tedesco nel 1912 e descritti come resti di una nuova specie nel 1915, andarono distrutti nel 1944 durante un bombardamento degli alleati a Monaco di Baviera; purtroppo, oltre a essere i primi fossili di spinosauro, fino ad allora erano anche gli unici, e le ricostruzioni della specie proposte negli anni successivi non furono altro che tentativi basati sulle poche foto e descrizioni ancora disponibili. In tempi più recenti sono stati trovati nuovi fossili che ci hanno permesso di ricostruirlo con un margine d’errore meno ampio, e proprio per questo negli ultimi 10-11 anni ha avuto luogo il dibattito che con la scoperta della nuova sottospecie ha finalmente (con ogni probabilità) raggiunto un consensus: lo spinosauro pescava semisommerso come un airone o nuotava come un coccodrillo? Questo dibattito nacque con la scoperta di nuovi fossili di spinosauro in Marocco, lungo quelle che circa 90 milioni di anni fa sarebbero state le coste dell’Oceano Atlantico, quando il paleontologo Nizar Ibrahim, colui che trovò i fossili, teorizzò che le zampe posteriori erano troppo corte per sostenere uno stile di vita puramente terrestre, e più adatte a nuotare che a camminare anche grazie alla loro alta densità.

Uno studio successivo, di 6 anni dopo, sosteneva che la struttura ossea della coda potesse sostenere forti muscoli, atti a spingere con velocità il corpo del dinosauro sott’acqua. Ma ovviamente ci furono critiche: nel 2021, Hone e Holz hanno affermato, in un articolo scientifico pubblicato da Paleontologia Electronica, che le narici fossero in una posizione troppo scomoda per consentire una nuotata paragonabile a quella dei coccodrilli moderni, che la corporatura lo rallentasse e che la vela sulla schiena lo destabilizzasse. Ma, nel 2022, nuovi studi hanno portato alla luce dati chiave a favore della tesi originaria: la densità delle sue ossa era molto più simile a quella di animali che ai giorni nostri cacciano tuffandosi in acqua (pinguini, cormorani e crocodiliani come gli alligatori o i caimani) che a quella dei dinosauri ad esso contemporanei. Nonostante ciò, l’articolo di Paul Sereno del 2022 segna la fine del dibattito, definendo lo spinosauro inadatto (secondo Sereno) al nuoto a causa della sua tendenza a galleggiare. Tutto considerato, non si era arrivati a una singola conclusione che mettesse d’accordo tutti, e si sono create due scuole di pensiero. Tutto però è cambiato il mese scorso, per mano dello stesso Sereno, con la scoperta dei resti del cosiddetto spinosaurus mirabilis, la nuova sottospecie menzionata all’inizio: questi fossili sono stati trovati in più siti di scavo, tutti accomunati da una cosa: si trovavano in mezzo al Sahara. Certo, 95 milioni di anni fa il Sahara era molto diverso da oggi, cosparso di foreste e fiumi, ma sicuramente non era vicino a nessuna costa. La nuova sottospecie, seppur ricostruita da frammenti di dimensioni variabili, si distingue dallo spinosauro “originale” grazie a una protrusione sul capo “a forma di scimitarra”, secondo Sereno variopinta e sgargiante, ma anche dalle apparentemente ridotte dimensioni del corpo.

Aumenta invece in questo esemplare il rapporto gambe/corpo, suggerendo che il dinosauro cacciasse con le gambe sommerse ma con il resto del corpo fuori dall’acqua. Per quanto siano sottospecie diverse, si tratta comunque di “parenti” strettissimi, di conseguenza sarebbe saggio credere che tutto (o quasi) quello che era valido per lo s. mirabilis, lo fosse anche per il suo cugino del marocco. Ora, ovviamente anche le nuove scoperte non sono immuni da critiche: non sono ancora stati pubblicati articoli da suoi pari, ma informalmente ci sono voci fuori dal coro: Brian Curtice, proprietario del canale YouTube “fossil crates”, fa notare come tante delle conclusioni che Sereno inferisce come naturali manchino in realtà di prove e fossili che le giustifichino, oppure in alcuni casi mette in dubbio la correttezza nell’identificazione di alcune ossa. Di nuovo, si tratta di critiche minime e informali, che di fronte a un articolo pubblicato dalla rivista “Science” (tra le più influenti riviste scientifiche del mondo) impallidiscono, ma costituiscono comunque un precedente per future critiche a questa rivoluzionaria scoperta.

A cura di Francesco Lunardi

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