di Giovanni Manassero
La legislatura è ormai agli sgoccioli e nelle coalizioni si stanno sviluppando le strategie e i programmi per le elezioni politiche che si terranno l’anno prossimo. Se nel centrodestra la strategia è semplice: governo stabile, conti in ordine e leadership salda, nel centrosinistra è tutto più nebuloso e non sembra chiaro né quale sia la proposta né quale sarà il leader della coalizione. Su quest’ultimo aspetto la segreteria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha dichiarato che il suo partito è pronto ad affrontare le primarie ma a una condizione. La leader dem, infatti, ha velatamente fatto capire che lei vorrebbe delle primarie dove gli unici due candidati siano lei e il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. La discussione interna alla coalizione sull’organizzazione delle primarie va avanti da mesi ma sembra che non si riesca a definire un accordo, aspetto ormai caratterizzante del centrosinistra.
Non solo i leader non riescono a stabilire chi sarà il loro candidato alle elezioni, non riescono neanche a definire quali partiti facciano parte della coalizione o no. L’esempio più calzante è la posizione ambigua del partito di Matteo Renzi, Italia Viva, che si è spesso dichiarato favorevole all’entrata nella coalizione senza mai ricevere una risposta univoca. Il partito dell’ex premier si attesta intorno al 2% nei sondaggi, non un consenso significativo ma, come sottolinea sempre il suo leader, q.b. (quanto basta) per cambiare il risultato delle elezioni. Inoltre, il partito si pone al centro dello schieramento, con posizioni più moderate rispetto ad alcune frange del PD o di Alleanza Verdi e Sinistra, con un forte sguardo all’economia e al tema della sicurezza, aspetto monopolizzato dalla propaganda di destra negli ultimi anni.
Oltre alla guida della coalizione e a capire chi ne faccia parte o meno, gli aspetti che il centrosinistra non riesce a definire con chiarezza sono ancora molti. Una fra tutte: la politica estera e, nello specifico, l’atteggiamento nei confronti dell’Ucraina. Un po’ come a destra, anche a sinistra i vari leader stanno disegnando le loro ‘linee rosse’, valori e proposte non negoziabili; il leader grillino Conte ha infatti ribadito che si schiererà contro l’invio di armi all’Ucraina e contro il piano di riarmo, e anche i portavoce di AVS mantengono su questo punto una posizione ambigua. Questa non-negoziabilità mette in difficoltà Schlein, che invece si è sempre espressa favorevolmente sul sostegno a Kiev. Dal canto suo, la leader democratica cerca di calmare gli animi per non rischiare di dividere una coalizione che pare più anti-Meloni che un gruppo coeso di partiti accomunati da visioni comuni. Le incursioni programmatiche degli alleati continuano: Alleanza Verdi e Sinistra, sempre tramite i suoi portavoce, ha più volte ribadito di voler introdurre la tassa patrimoniale, imposta che colpisce la ricchezza accumulata di milionari e miliardari.
Il quadro non è dei più allettanti: una guida non definita, una struttura che non sa se ammettere o no altri componenti, linee rosse e proposte non conciliabili, e un elettorato sempre più disilluso che vota per il centrosinistra come mera dichiarazione di antimelonismo. Questi sono i problemi che l’opposizione dovrà affrontare nei prossimi mesi mentre il tempo scorre e il consenso per la maggioranza di governo non sembra scemare, almeno nei confronti della sua leader. La vera domanda è: ma una coalizione che dal 2022 è all’opposizione com’è possibile che non abbia trovato una proposta alternativa che non sia il semplice boicottaggio della destra?
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