Ho sempre pensato che essere nata in Italia sia stata una benedizione: vivo nel Bel Paese, in ogni suo angolo ricco di cultura e buon cibo. C’è una cosa, però, di cui vado più fiera, e che spesso viene data per scontaa: la sanità pubblica. Bisogna esserne orgogliosi: si contano sulle dita di una mano i Paesi che hanno un sistema sanitario universale che garantisca ai propri cittadini il diritto alla tutela della salute, a mio avviso il più fondamentale.
Chi legge si starà chiedendo se vivo nel mondo dei sogni o non mi sono accorta di tutti i problemi che ci sono nel Servizio Sanitario Nazionale. Tutti gli italiani lo sanno: liste di attesa interminabili, mancanza di medici e infermieri, ospedali stracolmi. Chi non ha mai aspettato ore e ore al pronto soccorso o si è ritrovato a cercare di fissare una visita scoprendo amareggiato che il primo posto disponibile sarebbe stato nel giro di un anno e mezzo; infatti, quasi il 60% degli italiani ha affermato di aver vissuto un’esperienza negativa col sistema sanitario.

La soluzione per molti? Affidarsi alle strutture private, che negli ultimi anni sono state in forte crescita: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie in queste strutture è più che raddoppiata (+137%), passando da 3 a 7,2 miliardi. Il problema di tutto ciò è ovvio: crescono le diseguaglianze. Chi può permetterselo si affida al privato per essere sicuro di ricevere le migliori cure possibili, chi al contrario non ne ha le possibilità deve affondare insieme alla sanità pubblica o rinunciare alle cure.
E la politica? Nessuno ha mai affermato chiaramente di voler trasformare il servizio sanitario in un sistema misto o – ancora peggio – in uno totalmente privato; allo stesso tempo però, mentre il privato è in crescita, nessuno sta facendo niente per fermare questo declino inesorabile del SSN. Meloni l’anno scorso ha affermato che il Fondo sanitario nazionale è formalmente cresciuto — da 125,4 miliardi del 2022 a 136,5 miliardi nel 2025 – raggiungendo un picco storico. Peccato che questi dati, per quanto veri, siano puramente nominali: se li analizziamo in termini reali – considerando quindi l’inflazione e gli aumenti dei costi energetici – il quadro cambia drasticamente. La spesa sanitaria in rapporto al PIL è calata – dal 6,3% del 2022 al 6,1% nel 2024-2025 – causando alla sanità pubblica una perdita di oltre 13 miliardi nel triennio 2023-2025; inoltre la quota di PIL destinata al Fondo sanitario nazionale scenderà ancora al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028.

Lo ha dichiarato anche il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta: “Senza un deciso rifinanziamento, le Regioni saranno costrette a ridurre i servizi o ad aumentare le tasse”. La Fondazione ha perciò proposto un piano di rifinanziamento progressivo accompagnato da coraggiose riforme strutturali di sistema, per “curare” la sanità pubblica da sprechi e inefficienze. “La realtà è che oggi alla sanità pubblica non viene destinato quello che serve, ma solo ciò che avanza. Senza un vero potenziamento del SSN sostenuto da adeguate risorse e da coraggiose riforme strutturali, non resterà che assistere impotenti al suo declino”.
Mi auguro che la politica smetta di elogiare i grandi numeri e si decida ad agire più concretamente per riportare in crescita il SSN, perché non si parla solo di soldi o diritti, ma di vite umane. Il sistema sanitario è l’istituzione più democratica che abbiamo: nella sala di attesa dell’ospedale siamo tutti uguali. Ma se lasciamo crollare il sistema, con esso crolla anche la nostra democrazia.
A cura di Sara Rossi
Fonti:
- Non è vero che il governo Meloni ha messo più soldi di tutti sulla sanità | Pagella Politica
- https://www.today.it/salute/sanita-tagli-ssn-2025.html
- Fondo sanitario sotto il 6% del Pil nel 2028: l’allarme Gimbe sulla Manovra 2026 – Demografica
- Stiamo privatizzando la sanità? | Università Cattolica del Sacro Cuore