Il genocidio demografico degli uiguri

La parola genocidio è di relativa recente formazione. Essa è stata coniata dal giurista Raphael Lemkin a seguito dello sterminio degli Armeni per mano dell’Impero Ottomano nel 1915-1916, seppur introdotta nel linguaggio giuridico per indicare “The intent to destroy, in whole or in part, a national, ethnical, racial or religious group” solamente durante il processo di Norimberga. La precedente citazione è tratta da un articolo della BBC News che cita a sua volta la Convenzione per la prevenzione e repressione del delitto del genocidio adottata dall’ONU nel 1948. Quest’ultima è stata ripresa dal governo statunitense per muovere accuse alla Cina per i crimini perpetrati contro la minoranza uigura. 

È bene procedere con ordine al fine di identificare lo stato embrionale di tali attività persecutorie. 

Nel giugno del 2009, due uiguri vengono attaccati ed uccisi in una fabbrica del Guangdong per mano di abitanti cinesi di etnia Han – gruppo etnico maggioritario della Cina. Dopo citati eventi, la minoranza turcofona sceglie di scendere in piazza per promuovere proteste pacifiche volendo sollecitare il governo cinese a provvedimenti penali nei confronti degli assassini. Nonostante l’iniziale intento, a seguito dell’intervento della polizia, la manifestazione si trasforma in scontro violento e sanguinario causando la morte di circa duecento persone e millecinquecento arresti, tra i quali delle condanne a morte. 

A fronte di ciò, senza fornire prove, il governo di Pechino accusa i manifestanti uiguri di aver orchestrato le violenze. La situazione precipita e degenera nel 2014, anno nel quale Xi Jinping, a seguito di un attentato alla stazione ferroviaria di Kunming da parte di separatisti uiguri, dichiara: “”there is need for a strike-first approach against terrorists in the region”. 

Sotto le vesti di una guerra giusta e santa di lotta al terrorismo, da quello stesso anno crescono le segnalazioni che narrano della costruzione di campi di detenzione dove ogni anno vengono deportati centinaia di migliaia di uiguri. È da questi luoghi e dalle testimonianze, ormai sempre più rare, raccolte dalla BBC che si alimenta l’accusa statunitense di genocidio demografico: le nascite sono rigidamente controllate attraverso l’imposizione di assunzione di farmaci o invasivi interventi chirurgici. 

Numerose e provenienti dalle più disparate istituzioni e personalità dalla rilevanza internazionale sono le denunce contro Pechino ed il suo pretesto dell’antiterrorismo. Non da ultima la dichiarazione di Papa Francesco che, nonostante la precedente riconciliazione a seguito dell’accordo sulla divisione tra Chiesa ufficiale controllata dal regime e Chiesa sotterranea di cui il Vaticano fa le veci, manifesta il suo dissenso nei confronti di Pechino definendo il popolo uiguro come “perseguitato”. La risposta non si è fatta attendere e tali dichiarazioni sono state definite “prive di fondamento”, come dichiarato dal ministro degli Esteri cinese. 

Una delle ultime mosse, in parte strategica, prima della fine dell’amministrazione Trump, è stata la pubblica dichiarazione del segretario di Stato Mike Pompeo: “I believe this genocide is ongoing, and that we are witnessing the systematic attempt to destroy Uighurs by the Chinese party-state.” Ebbene, sarà necessario osservare come la morsa governativa cinese possa rispondere alle e delle numerose accuse e come queste stesse saranno filtrate dall’opinione pubblica e dalle organizzazioni internazionali governative e non, impegnate nell’osanna alla Dichiarazione universale dei diritti umani. 

Articolo a cura di Ada Pia Visciotti

RESOURCES:

https://www.bbc.com/news/world-asia-china-27232924

https://www.bbc.com/news/world-asia-china-22278037

https://www.nytimes.com/topic/subject/uighurs

https://www.bbc.com/news/world-asia-china-54277430

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