Il ritorno al futuro del gigante ottomano: mire espansionistiche e contatto con la realtà attuale

In un Mediterraneo in ebollizione, parzialmente raffreddato dalla crisi pandemica, le medie potenze regionali scalpitano per estendere la loro egemonia. In tal senso, la corrente che proviene dalla Sublime Porta[1] non tende ad affievolirsi e spira costantemente dalle dune libiche alle vette innevate del Caucaso, passando dal Levante sino al Corno d’Africa, riscoprendo una vocazione marittima già presente nella dottrina strategica “Patria Blu” dell’Ammiraglio Gürdeniz che attribuisce allo scacchiere marittimo dignità pari alla terraferma[2].

Le ambizioni sembrano lampanti poiché sostanzialmente si tratta di un déjà-vu: ricostruire sulle ceneri del potente Impero Ottomano un essenziale spazio vitale per potersi sedere ai tavoli delle maggiori potenze. Risulta infatti necessario il confronto con l’UE riguardo al controllo delle principali rotte migratorie (la via dell’Egeo e quella del Canale di Sicilia dopo il vincente intervento in Tripolitania), con gli USA sulla questione siriana e con la Russia, vero “miglior nemico”, con cui si misura sui fronti aperti in Siria, Libia e (fino a poco tempo fa) Nagorno Karabakh.


IL RITORNO DELLA TURCHIA IN LIBIA

Il neo-ottomanesimo costituisce un sostrato ideologico con cui legittimare le ambizioni espansionistiche mai del tutto sopite. Il ritorno in Libia[3], con il supporto economico e militare al debole Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Al-Sarraj, ha destato stupore, ma non deve sorprendere considerando che fino alla guerra italo-turca del 1911-12 quei territori costituivano una provincia ottomana, sebbene con ampi margini di autonomia. Il movente ideologico, corroborato dalla medesima fede musulmana sunnita, ha permesso ai turchi di sbarcare a Tripoli e proteggerla da una vittoria militare ormai data per certa dall’uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar supportato, d’altra parte, da Egitto, Francia (incredibile ma vero), Russia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Questo rapporto non è fine a sé stesso: il 27 novembre 2019 è stato infatti siglato un accordo sulle Zone Economiche Esclusive (ZEE)[4] tra GNA e Turchia[5], costituente una minaccia diretta ai diritti marittimi della Grecia nell’area intorno a Creta e nell’area del Dodecaneso. Inoltre, l’accordo ha contribuito ad infiammare anche le dispute sulle aree marittime contese al largo di Cipro[6], dove sono stati scoperti di recente giacimenti di gas naturale. Questa nuova delimitazione comporterebbe una cesura tra la ZEE greca e quella cipriota e vedrebbe sfumare il progetto tra Israele, Cipro e Grecia del gasdotto EastMed ideato nell’ottica di una minor dipendenza energetica dalla Russia. La chiave di lettura del ritorno turco in Libia è quindi duplice: controllare i flussi migratori verso l’Europa e relegare l’eterno nemico ellenico (sebbene alleato NATO) al solo bacino dell’Egeo.

ANKARA NEL NAGORNO-KARABAKH

Spostandoci ai ben più rigidi climi del Caucaso, anche il supporto a livello diplomatico, tecnico-militare e d’intelligence[7], più o meno diretto alla causa azera[8] nel conflitto nel Nagorno Karabakh, è dovuto ad una comunanza a livello etnico-culturale piuttosto marcata, tanto da esser definita “una nazione con due stati” dall’ex presidente dell’Azerbaigian Heydar Alivev contro un’Armenia storicamente ostile alla Turchia (il genocidio armeno non ha avuto ancora un riconoscimento da parte di Ankara) e culla di una delle più antiche comunità cristiane, dunque più culturalmente vicina alla  Russia. La terza Roma, Mosca, ha assunto però un comportamento ambiguo vendendo armi ad entrambe le parti in un’area strategica ancora ferita dal conflitto ceceno, e che vede l’inserimento turco finalizzato ad allungarsi sino al Mar Caspio grazie alla sponda azera.

ANKARA IN SIRIA

Ugualmente, nel Levante la Turchia si è ritagliata uno spazio cuscinetto al confine con la Siria respingendo sia le forze governative fedeli ad Assad sia quelle ribelli[9]. Qui, i turchi hanno iniziato a ricostruire le infrastrutture ed il tessuto amministrativo dando vita, nei fatti, ad un’annessione. Le finalità in realtà rispondono più ad un’ottica di politica interna, vista l’opposizione della Turchia alla creazione di uno stato curdo forte ai propri confini temendone poi una successiva estensione a danno del proprio territorio[10].

IL RUOLO TURCO IN SOMALIA

Le mire neo-ottomane sembrano quasi seguire la concezione militare tutta italiana di “Mediterraneo allargato”[11]. Infatti, la presenza turca è ufficialmente riscontrabile in Somalia[12]  dal 2010, quando fu siglato un accordo che prevedeva l’addestramento delle forze armate somale con finalità di mantenimento dell’ordine in un paese in preda al caos da ben tre decenni. Successivamente, ingenti investimenti hanno permesso l’ammodernamento dell’aeroporto di Aden Adde e del porto di Mogadiscio, nonché la costruzione del moderno ospedale ribattezzato con l’emblematico nome di “Erdoğan Research and Training Hospital”. Inoltre le università turche, con specifici protocolli d’intesa, si sono aggiudicate la formazione della futura classe dirigente somala plasmandola in modo tale da vedere la Turchia come sicuro punto di riferimento per il futuro[13]. Non è dunque un caso che la nostra connazionale Silvia Romano sia stata liberata grazie all’intermediazione dell’intelligence turca. Ma c’è un motivo per questo: il Corno d’Africa è estremamente strategico per i traffici commerciali via mare (la missione europea NAVFOR Somalia – operazione Atalanta, in chiave di lotta alla pirateria, lo testimonia) perché prelude al Mar Rosso, vera anticamera del (non più) mare nostrum. Controllare i “colli di bottiglia” del Golfo di Aden e di Suez, significa controllare una percentuale significativa delle rotte commerciali a livello mondiale. 

Ma com’è possibile tutto questo sforzo strategico ed economico?  La Turchia è un paese poco solido dal punto di vista economico, tanto che la lira turca si è deprezzata di quasi il 30% rispetto al dollaro nei primi 10 mesi del 2020[14], né è tantomeno capace di poter reggere questa situazione su più fronti per un periodo prolungato prima di mostrare tutte le proprie recondite fragilità. Tutto ciò è possibile grazie ai petrodollari del Qatar[15], paese arabo ostracizzato fino all’inizio di gennaio 2021 da parte di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Bahrain con cui aveva rotto le relazioni diplomatiche nel 2017, anno della crisi del Golfo. Gli investimenti qatarini nei settori dell’energia, bancario, turistico, dell’industria bellica, dell’agricoltura ed immobiliare hanno raggiunto i 23 miliardi di dollari, mentre il volume degli scambi tra i due Paesi supera i 2 miliardi di dollari[16]. L’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thaniaveva visto nella Turchia, comunemente affina anche per motivi ideologico-politici ai fratelli musulmani, un utile alleato da cui ricevere protezione dagli ingombranti vicini sauditi ed emiratini. 

La recentissima riapertura di Erdoğan all’Europa, alla Francia in particolare, determinerà un cambio di rotta nella strategia di potenza adottata dalla Turchia nel recente passato? Il ritorno del Qatar tra i paesi del Golfo sarà foriero di una nuova visione geopolitica dell’area? Mettiamoci comodi: il 2021 è appena iniziato e il Mediterraneo non accenna a raffreddarsi.

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[1] Traduzione del termine Bāb-i ‛ālī, che designava il governo dell’Impero ottomano, in particolare l’ufficio del gran visir e delle relazioni con l’estero. Il nome si mantenne nelle cancellerie europee fino alla caduta dell’Impero e all’abolizione del sultanato (1922).

[2] Gürdeniz, C, (2020)

[3] Gagliano, G., (2020)

[4] La zona economica esclusiva è, secondo il diritto internazionale, quella porzione di mare adiacente alle acque territoriali su cui lo Stato costiere è titolare di diritti esclusivi per quanto riguarda la disposizione delle risorse naturali, viventi e non, insieme ad altre prerogative fra cui la responsabilità ambientale e la ricerca. La ZEE può estendersi fino a 200 miglia marine dalle linee di base dalle quali è misurata l’ampiezza del mare territoriale. Tale porzione di mare è disciplinata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 e diviene effettiva per lo Stato costiero solo a seguito della sua proclamazione formale. Per prendere visione del testo della Convenzione https://www.un.org/depts/los/convention_agreements/texts/unclos/unclos_e.pdf.  

[5] Caffio, F., (2019)[1] Colombo M. & G. Dentice, (2020)

[6] Colombo M. & G. Dentice, (2020)

[7] Redazione Analisidifesa, (2020)

[8] Cicciù, F., (2020) 

[9] Redazione Rainews, (2019)

[10] In Turchia sono stimati tra i 15-20 milioni di curdi: circa il 20% della popolazione

[11] Ramoino, P., (2020) 

[12] Dapprima, col Regno d’Italia, protettorato dal 1889 e poi colonia nel 1908. Dopo la Seconda guerra mondiale fu oggetto di mandato fiduciario dell’ONU fu affidato alla neonata Repubblica italiana sino al 1960

[13] Gagliano, G., (2020)

[14] Minenna, M., (2020)

[15] Cafiero, G., (2020)

[16] Laurenza, P., (2020)

Articolo a cura di G.R.

RESOURCES:

Gürdeniz, C, (2020), “La patria blu nel mondo post-occidentale”, in LIMES 7/2020 “Il turco alla porta”

Gagliano, G., (2020), “Che cosa fa la Turchia in Libia”. Link: https://www.startmag.it/mondo/che-cosa-fa-la-turchia-in-libia/ [Consultato online: 05 Febbraio 2021]

Caffio, F., (2019), “Libia/Turchia: concordata delimitazione rispettive ZEE”.  Link: https://www.affarinternazionali.it/2019/12/libia-turchia-spartizione-zee/ [Consultato online: 05 Febbraio 2021]

Colombo M. & G. Dentice, (2020), “Approfondimento: l’accordo Turchia-Gna sui confini marittimi”. Link: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/approfondimento-laccordo-turchia-gna-sui-confini-marittimi-25158 [Consultato online: 05 Febbraio 2021]

Redazione Analisidifesa, (2020), ” Da Mosca nuovi dettagli sull’impegno militare turco nel conflitto azero-armeno”. Link: https://www.analisidifesa.it/2020/10/da-mosca-i-dettagli-sullimpegno-militare-turco-nel-conflitto-azero-armeno/ [Consultato online: 05 Febbraio 2021]

Cicciù, F., (2020) “Nagorno-Karabakh, la Turchia sostiene l’Azerbaijan”. Link: https://www.balcanicaucaso.org/aree/Nagorno-Karabakh/Nagorno-Karabakh-la-Turchia-sostiene-l-Azerbaijan-205386 [Consultato online: 05 Febbraio 2021]

Redazione Rainews, (2019), “L’accordo del 7 agosto Usa-Turchia che stabilisce una zona cuscinetto”. Link: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/accordo-del-7-agosto-Usa-Turchia-su-safe-zone-zona-cuscinetto-4477bb45-e26b-4872-8c52-9d161370f5d3.html [Consultato online: 05 Febbraio 2021]

Ramoino, P., (2020), “Quali sono i confini del “Mediterraneo Allargato”?”Link: https://www.analisidifesa.it/2020/11/quali-sono-i-confini-del-mediterraneo-allargato/ [Consultato online: 05 Febbraio 2021] 

Gagliano, G., “tutta l’influenza della Turchia in Somalia” (2020), link: https://www.startmag.it/mondo/tutta-linfluenza-della-turchia-in-somalia/ [Consultato online: 05 Febbraio 2021]

Minenna, M., (2020), “I problemi della lira turca e le mosse di Erdogan”, in “Il Sole24ore del 16 Novembre 2020”. Link: https://www.ilsole24ore.com/art/i-problemi-lira-turca-e-mosse-erdogan-AD0lyU2?refresh_ce=1 [Consultato online: 05 Febbraio 2021]

Cafiero, G., (2020), “Turchia e Qatar, coppia di fatto”, in LIMES 7/2020 “Il turco alla porta”

Laurenza, P., (2020), “Erdogan a Doha e in Kuwait per parlare di relazioni strategiche”. Link: https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/10/08/erdogan-doha-kuwait-parlare-relazioni-strategiche/







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