La nuova alba del Sol levante

L’Impero che fu

La vocazione militare e navale nel primo Novecento non è stata una scelta, ma una necessità inevitabile. Per un paese povero di risorse strategiche e di natura insulare, la grandezza passa inevitabilmente per l’espansione territoriale. Nel maggio 1905, a largo di Tsushima, questo nuovo sfidante mostrò al mondo la propria forza: per la prima volta nella storia, uno stato asiatico sconfiggeva una potenza europea, in questo caso la Russia. Di lì a poco arriveranno le prime conquiste territoriali: Corea, Manchuria e Cina cadranno una dopo l’altra. 

Al suo apice, l’impero giapponese si estendeva dalle coste cinesi alle Isole Marshall, dall’arcipelago Sakhalin all’Indonesia. Eppure, non bastava: per regnare sul pacifico, il Giappone doveva battere il suo rivale naturale.

I peccati di superbia raramente passano impuniti, e Pearl Harbor non fece differenza. Aver sottovalutato il gigante americano segnò la fine dell’Impero giapponese.

Nella costituzione post-bellica, nello specifico nell’art.9, il paese rinunciava per sempre all’uso della forza, riponendo la propria “fiducia nei popoli pacifici del mondo” 

La prassi però sarà ben diversa. Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio.

La forza di autodifesa 

Nel corso della guerra fredda, la crescita della potenza cinese ha spinto il Giappone a confrontarsi con la necessità di difendersi. Aggirando il provvedimento costituzionale con la grammatica, il paese creò la “forza di autodifesa”. Oggi questa conta 250,000 uomini nel personale attivo e un equipaggiamento di alto profilo, compresi caccia F-35. Nel 2020, il budget per la difesa stanziato dall’allora primo ministro Abe aveva raggiunto i 46 miliardi di dollari (1,1% del PIL), piazzando il paese tra i primi al mondo per spese militari. Le forze navali, nello specifico, hanno continuato a compiere esercitazioni (coordinate spesso con gli USA) prevedendo la possibilità di fronteggiare la flotta cinese. È questa la funzione chiave della forza di autodifesa: essa deve controbilanciare la crescita militare (e soprattutto navale) della Repubblica Popolare Cinese e fungere da deterrente. L’efficacia di questo strumento dipende in larga misura dalla sua forza e potenza di fuoco, due variabili che Tokyo intende certamente migliorare. (Marsonet, 2020). Ma perché temere la Cina?

Il dragone alle porte

La principale minaccia (percepita e non solo) è la Repubblica popolare. Le gravissime tensioni per il possesso delle Isole Senkaku-Diaoyu (un piccolo arcipelago disabitato reclamato da entrambe le fazioni) si traducono nel continuo studio dei reciproci tempi di reazione ad una minaccia aerea. Di recente, tuttavia, l’Assemblea Generale della Repubblica Popolare ha emanato una legge che autorizza la propria guardia costiera ad intervenire con la forza per bloccare ed eliminare navi straniere presenti nel proprio territorio e non autorizzate. Considerando che le suddette isole sono considerate dalla Cina come territorio nazionale, il rischio di uno scontro diventa ancor più probabile per il Giappone. Il riarmo di Tokyo non può che prendere in considerazione le mosse di Pechino, prevedendo la possibilità di uno scontro navale. 

La mina vagante

Resta una seconda minaccia da ponderare. Sicuramente la più “caotica”: la Corea del Nord. La macabra consuetudine di testare vettori nucleari sorvolando il territorio giapponese non è rassicurante. Il Giappone è il secondo paese “nemico” più vicino a Pyongyang, facilmente immaginabile come un potenziale bersaglio in caso di escalation. Un target abbastanza vicino da essere colpito con testate medio-corto raggio, ma abbastanza lontano da non subirne il contraccolpo. Per rispondere a questa minaccia, le strade praticabili sono due: la difesa missilistica, già presente, tramite sistemi di intercettazione, o la capacità di attacco preventivo. È su quest’ultima che dal 2018 si è riaperto il dibattito alla luce degli sviluppi nucleari. Il Giappone è già considerato potenza nucleare “latente”, ovvero in grado di ottenere l’atomica in pochi mesi in quanto è in possesso della tecnologia e delle infrastrutture necessarie. Mancano all’appello però vettori capaci di portare le potenziali testate a segno. Reperibili magari bussando alla porta USA. Considerando l’opinione generale di legislatori ed elettori tuttavia, la strada del nucleare sembra per Tokyo una strada improbabile. (Rotondo, 2017)

Le minacce sopracitate premono sui legislatori giapponesi. La risposta formulata è ormai chiara: la scelta del sol levante è quella di tornare protagonista, smantellando lentamente il proprio passato pacifista. Il livello raggiunto dalle forze di autodifesa è già sufficiente da porle tra gli eserciti più temibili del pianeta. Se questo esercito si troverà mai ad essere dispiegato in un campo di battaglia, potrà dirlo solo il tempo. Per ora, Tokyo affila gli artigli, dentro e fuori casa. Non si sa mai.

Lorenzo Taraborrelli

Fonti

E. Rotondo, 2017, https://www.analisidifesa.it/2017/03/pressioni-a-tokyo-per-il-rafforzamento-della-difesa-nazionale/

E. Rotondo, 2018, https://www.affarinternazionali.it/2018/11/quad-alleanza-indopacifica/

E. Rotondo, 2021, https://www.analisidifesa.it/2021/02/mar-cinese-pechino-rende-piu-aggressiva-la-guardia-costiera/

Marsonet, 2020, http://www.atlanticoquotidiano.it/quotidiano/esteri/fine-del-pacifismo-unilaterale-il-giappone-si-riarma-per-contrastare-lespansionismo-cinese/

B. Lendon, 2018, https://edition.cnn.com/2018/10/15/asia/japan-military-visibility-intl/index.html

Testo ed analisi della costituzione giapponese sono reperibili su https://www.loc.gov/law/help/japan-constitution/article9.php

I dati sulle dimensioni della forza di autodifesa sono stati reperiti su https://www.globalfirepower.com

Per approfondire: https://www.youtube.com/watch?v=aoPE2kt0x_Y&feature=youtu.be Mappa Mundi[SM1] 

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