L’importanza di chiamarsi Sicilia

Un breve excursus storico

La Sicilia, nel corso della sua lunghissima storia, è stata sempre terra di conquista. Si sono susseguiti, nei secoli, i Greci, i Bizantini, gli Islamici, i Normanni e molti altri popoli che hanno contribuito a formare la cultura di questa regione, visibile ancora oggi nell’incredibile eterogeneità che caratterizza la Sicilia. Ciò che ha reso questo territorio così importante è ciò che lo circonda: il Mar Mediterraneo. 

“Sono nel centro del giardino, questo giardino è il centro della Sicilia, e la Sicilia è il centro del mondo” (Eurasia, 2014). 

Questa frase, iscritta su di una fontana ed oggi traccia del passaggio degli islamici, riassume perfettamente le caratteristiche che rendevano questa regione così speciale. Gli islamici dominarono la Sicilia fino all’undicesimo secolo, in un’ epoca in cui  tutte le civiltà più sviluppate del tempo si affacciavano sul Mediterraneo, il centro del mondo. Il Mare Nostrum era allora molto trafficato e la Sicilia, l’isola più grande, permetteva a chi la dominava di controllarlo e usarlo a suo vantaggio. 

L’impero britannico nel Mediterraneo

I britannici erano a conoscenza dell’importanza strategica di questo mare e, non a caso, il controllo del Mediterraneo ebbe un ruolo fondamentale nella strategia imperiale. Eppure se l’impero controllava l’isola di Malta, era Il regno delle Due Sicilie ad avere il controllo della Trinacria, rappresentando così una grossaminaccia per le mire egemoniche britanniche. Lo stretto di Sicilia divenne così terreno di scontro. In questa ricerca per il predominio nel Mediterraneo si inseriscono le vicende legate all’isola Ferdinandea.  Nel 1831 questo isolotto vulcanico, estremamente piccolo, comparve tra Sciacca e Pantelleria. Lo scontro tra le due potenze sembrava imminente. Il controllo strategico dell’Isola, infatti, avrebbe permesso alla potenza vincitrice di aumentare ulteriormente il controllo sull’area. Eppure, nel momento in cui il conflitto sembrava inevitabile, l’isolotto si inabissò e scomparve. Ricomparve nel 1863, ma ancora, dopo brevi tentativi di conquista del territorio, scomparve nuovamente. 

La presenza americana

Gli Stati Uniti d’America, dopo la fine della seconda guerra mondiale, si sono insediati in Sicilia senza più lasciarla.

Il controllo del Mediterraneo risulta indispensabile, in quanto il bacino ricopre la funzione di principale via di comunicazione tra l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano, e tra l’Eurasia e il nord Africa. Per controllare questi flussi, cruciali per determinare il ruolo del Paese nelle relazioni internazionali, gli Stati Uniti dispongono di basi molto importanti in Sicilia. La base di Sigonella (SR) è nota come “Hub of the Med” e ospita attualmente più di 4000 soldati americani. È una piccola città fornita di tutto: case, cinema e scuole. La base fornisce supporto logistico alla sesta flotta USA ed è il punto di riferimento delle operazioni americane in Nord Africa. Inoltre, recentemente è stata scelta dalla NATO come base operativa del “Alliance Ground Service”, un sistema di intelligence per acquisire la capacità di sorveglianza aerea e ricognizione del terreno attraverso l’uso di droni. 

Oltre alla base di Sigonella, a Niscemi (CL) si trova il “MUOS-Mobil User Objective System”, ovvero un potentissimo sistema di comunicazioni satellitari gestito dal dipartimento della difesa americano. Gli Stati Uniti, grazie a questa infrastruttura, riescono a controllare gli scambi marittimi che avvengono lo stretto di Sicilia dal territorio italiano e si posizionano come osservatori privilegiati dei grandi cambiamenti in corso sull’altra sponda del Mediterraneo.

Nuovi attori nel Mediterraneo 

Il Mare Nostrum continua ad oggi ad essere un mare  estremamente conteso; basti pensare al ruolo che cercano di ritagliarsi Turchia e Russia in Libia: rispettivamente l’una stabilitasi in Tripolitania mentre l’altra in Cirenaica. Anche il gigante Cinese non è rimasto a guardare. La Cina ha infatti acquistato diversi porti Africani oltre all’importantissimo porto del Pireo, sbocco diretto sul Mediterraneo. Ovviamente a questa lista non poteva mancare la Sicilia dove il colosso asiatico sta provando a investire negli importantissimi porti di Palermo e Catania, per il momento, senza successo. 

E l’Italia?

L’unificazione d’Italia non ha avuto successo nell’obiettivo di “italianizzare” la Sicilia, un territorio che neanche Mussolini riuscì a controllare nella sua totalità. Si narra che quando il Duce visitò la Sicilia, fu stizzito dall’affermazione di un mafioso locale, il quale gli disse che non avrebbe avuto bisogno della scorta, dato che quel territorio lo controllavano “loro”. 

Il non-controllo della Sicilia, quantomeno dal punto di vista militare e strategico, è una realtà che è proseguita anche dopo la nascita della Repubblica, basti pensare al già citato utilizzo dell’isola da parte degli Stati Uniti. 

Attualmente gli esperti hanno opinioni contrastanti sulla strategia del Bel Paese. Da una parte alcuni sono estremamente critici della (non) strategia italiana e sottolineano come questa assenza porterà alla presenza di dinamiche delicate nell’area a causa della presenza di due nuovi “vicini” come Russia e Turchia (Limes, 2021). D’altra parte si apprezza come esalta Roma stia imponendo il suo ruolo come centro del commercio, dell’energia e dei trasporti mediterranei (Foreign Policy, 2021). 

Chi ha ragione? A voi l’ardua sentenza. 

Ruggero Bongiorno

Bibliografia

Eurasia (2014). Sicilia: geopolitica di un’isola al centro del mondo

Tanchum, M., Bechev, D. (2021) Italy’s Mediterranean Belt and Road.

Limes (2021)La Sicilia alla deriva. L’isola chiave del Mediterraneo e l’Italia al fronte del caos

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