L’ultimo sussulto della bestia nazista

Germania nazista a colori, foto del fotografo personale di Adolf Hitler –  Barbara Picci

16 Dicembre 1944, a cosa fa pensare questa data?

In questo periodo dell’anno e soprattutto in questo momento, sempre più vicino al 25 Dicembre o comunque per l’inizio di altre festività di fine anno, molti tendono a tralasciare tale data, ma al contrario anche questa è da tenere in considerazione non meno del 17 dicembre dello stesso anno.

Proprio in quei due soli giorni e nemmeno nell’arco di 24 ore piene, la belva nazista, sebbene ferita e sanguinante mostrò ancora una volta al mondo la sua ferocia, la sua mancanza d’umanità e d’emozione scatenando un’offensiva che per i veterani americani ancora oggi non è possibile dimenticare.

Antefatti

Dal 6 Giugno 1944 era stato aperto il fronte occidentale contro la Germania e da allora gli alleati e contemporaneamente i Russi si addentrarono sempre di più nei confini del Reich al punto che poco tempo prima dell’ attacco nazista Aquisgrana, l’antica capitale del regno di Carlo Magno, fu la prima città tedesca a cadere.

I soldati tedeschi, escludendo i fanatici e i militaristi, erano molto demoralizzati ed inoltre, malgrado il periodo di terrore scatenato da Hitler dopo l’attentato fallito del 20 Luglio 1944, nei reparti militari, incluse le SS, non mancarono frasi circolate dal periodo di Stalingrado come: “Hitler può andare all’Inferno, noi vogliamo tornare a casaoppure “ma non c’è nessuno in grado di fermarlo”.

Tuttavia, nonostante ciò, le stesse persone che lo pensavano, continuarono a ubbidire ai suoi ordini.

Fu così che Hitler, malgrado il pensiero contrario dei suoi generali, ordinò di preparare un piano di battaglia a occidente per l’inverno (il più freddo della storia) del ‘44. L’offensiva delle Ardenne era molto ambiziosa e, secondo il progetto originale, Hitler non solo sperava in una ripetizione della disfatta anglo-francese di Dunkerque del 1940 arrivando al porto di Anversa, ma in più di riuscire a concentrare successivamente tutte le sue forze rimanenti contro Stalin, vincendo così la guerra.

Va detto, inoltre, che nonostante la grande superiorità anglo-americana di uomini e mezzi, l’esercito tedesco schierava ancora 164 divisioni sul fronte orientale e solo 74 divisioni all’ovest.

Svolgimento della battaglia e esito

Nonostante tutti i problemi elencati, durante la prima settimana le forze armate tedesche ottennero alcune significative vittorie riuscendo a sfondare in profondità. Totalmente sorpresi, i comandi alleati e le truppe sul campo in un primo momento mostrarono segni di cedimento e sbandamento facendo temere un disastro strategico.

Il 16 dicembre 1944, primo giorno dell’attacco, infatti, non si udirono canzoni natalizie, ma solo testi come la Panzerlider, una canzone nazista (ancora oggi molto popolare per i gruppi neonazisti) scritta nel 1933 per i carristi tedeschi:

“In bufera di neve o tempesta, o in sole caldo e luminoso, il giorno caldo come l’inferno
O agghiacciante sia la notte,
i nostri volti possano essere posati con la polvere,
ma gli spiriti non svaniscono mai,
No, mai svaniscono;
Implacabile,
il nostro carro armato tuona in un raid.

. . .

E se alla
fine, la nostra
crudele Signora Fortuna
se ne andrà, e noi rimarremo qui,
lasciando la famiglia a piangere, una pallottola con i nostri nomi su di essa,
ci troverà e suggellerà il nostro destino,
Sì, il nostro destino,
il nostro carro armato, la nostra tomba
sarà in quella data finale

La battaglia terminò dopo un mese di scontri con la vittoria finale degli Alleati, ma le pesanti perdite subite nelle Ardenne rallentarono l’attacco al cuore della Germania e provocarono anche una crisi nel comando supremo tra il maresciallo britannico Montgomery e i generali statunitensi.

Malmedy non va dimenticato

Peiper, Joachim "Jochen". - WW2 Gravestone
Joachim peiper

A ciò si aggiunge un ulteriore gesto eseguito dalle unità SS il secondo giorno della battaglia; il massacro di Malmedy. Tale atto non è molto noto al giorno d’oggi, poiché il tempo ha teso a cancellare un ricordo così doloroso, ma per i veterani sopravvissuti non è stato così. Proprio in questo mese, infatti, viene celebrata la 77- commemorazione ai caduti di un tale gesto barbaro, ma cosa accadde di preciso?

In quel giorno, a soli 7 giorni dal Natale, decine e decine di militari americani fatti prigionieri, vennero fucilati nei dintorni del villaggio di Malmedy. Furono così nuovamente violate le Convenzioni di Ginevra riconosciute a livello internazionale. I soldati della 1. SS-Panzer-Division Leibstandarte SS Adolf Hitler non esitarono, infatti, a uccidere senza pietà dei militari disarmati il cui unico crimine era di essere nemici.

La modalità usata fu raccapricciante: secondo la versione comune, attorno alle 14:15 del 17 Dicembre 1944, dopo il primo sparo di un ufficiale o sottoufficiale, le SS mitragliarono i 113 prigionieri americani; tutto durò circa un quarto d’ora. Solo 61 furono gli americani miracolosamente sopravvissuti. Tra le 15:00 e le 16:00 tentarono la fuga, ma nei dintorni erano rimasti ancora alcuni soldati tedeschi e altri 15 furono uccisi, tre morirono per le ferite riportate e uno non fu mai più ritrovato.

Ma chi fu il responsabile di questo sterminio? Nel Processo di Dachau del 1946 uno in particolare, fu considerato colpevole insieme ad altri 72 criminali di guerra tedeschi. Tra questi, 43 saranno condannati a morte, ma nessuna verrà eseguita. Il mostro in questione, non era altro che Joachim Peiper, meglio conosciuto da molti come Martin Hessler nel film “La battaglia dei giganti”. La differenza, però, è che Peiper non ha avuto la stessa sorte “eroica” del suo personaggio “shakspiriano”. Infatti, tramite un complesso processo giudiziario la commissione esecutiva assegnata al caso di Peiper votò segretamente e in maniera unanime la scarcerazione dell’ex colonnello tedesco. La reazione dell’opinione pubblica fu abbastanza mite, solamente i sopravvissuti o i veterani di guerra si opposero fortemente alla sua scarcerazione.

Peiper ricominciò la sua vita in Germania iniziando a lavorare per la Porsche e per la Volkswagen, successivamente si trasferì in un piccolo villaggio francese sul confine per lavorare come traduttore. Cercò di rimanere nell’anonimato, ma la sua identità venne scoperta e il giornale comunista L’Humanité scrisse un articolo su come un criminale di guerra stesse vivendo pacificamente nel loro Stato.

Fu così che il 13 Luglio del 1976 diverse persone si recarono presso la sua abitazione e iniziarono un assalto con bombe molotov. Peiper morì nell’incendio scoppiato a causa di questo attacco: il suo cadavere completamente carbonizzato e irriconoscibile. L’ex colonnello delle SS era quindi riuscito a sfuggire alla sua condanna iniziale, ma come altri criminali di guerra, non riuscì a sfuggire al suo passato.

Che si pensi molto bene a tutto questo, non ci si adatti a convivere solo con il Covid, ma anche con il nostro passato. In questo meraviglioso Natale si pensi anche a chi ha sacrificato la sua vita per poter permettere a qualcun altro, oggi, di viverlo con serenità. Non si tralasci, inoltre, chi meritava di festeggiare molte altre festività natalizie e non lo ha potuto fare a causa della guerra e dei suoi diavoli.

A cura di Tommaso Bernardini

References

Accadde oggi 16 dicembre 1944: inizia la battaglia delle Ardenne. (tag24.it)

La storia di Joachim Peiper, ex colonnello delle SS che riuscì a sfuggire dalla sua condanna a morte – Berlino MagazineMassacro di Malmédy – Wikipedia

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