Guerra in Ucraina: si aggrava il rischio di tratta e sfruttamento di donne e bambini, denuncia dell’ActionAid e Unicef

La guerra in Ucraina, a distanza di circa un mese, ha prodotto secondo l’ONU oltre dieci milioni di profughi, in particolare, donne e bambini che cercano di sfuggire agli orrori commessi dal governo di Mosca contro il loro paese. Se è certo che numerose associazioni benefiche, religiose, e anche i singoli individui di ogni Paese, si sono immediatamente mobilitati con ogni mezzo a disposizione per aiutare queste vittime di guerra, anche individui dalla deprecabile immoralità hanno tratto vantaggio dalla terribile situazione per sfruttare le donne ucraine in fuga, considerate solo come “merce umana” da avviare alla tratta della prostituzione.

In Polonia, a Breslavia, una donna ucraina è stata stuprata da un uomo che le aveva offerto un alloggio. In Belgio, l’ONG Payoke, un centro per le vittime del traffico di esseri umani, ha denunciato alla polizia il caso di una rifugiata ospitata in cambio di “servizi sessuali”. La grande crisi umanitaria che stiamo vivendo rappresenta “un sogno per i trafficanti di esseri umani”.

L’estrema vulnerabilità e i crescenti bisogni economici delle donne ucraine attirano l’interesse delle reti criminali di sfruttamento, attive oltre che nei luoghi di confine di Polonia e Ungheria, soprattutto anche sui social media.

Sulle diverse piattaforme cresce ogni giorno il numero di post di presunti benefattori, che offrono alloggi, trasporti gratuiti, e poi un lavoro nei paesi europei, fra cui l’Italia. Le proposte di passaggi in auto da parte di privati che si presentano ai centri di prima accoglienza di confine non sono tracciati da nessuna organizzazione internazionale, gli operatori umanitari di ActionAid hanno raccolto segnalazioni di truffe e tentate violenze su donne sole che hanno accettato passaggi da parte di presunti benefattori. Inoltre, il trauma, la vergogna e le difficoltà linguistiche possono ritardare l’emersione e la denuncia di questi episodi di violenza. Anche il non sapere a chi denunciare o non aver conoscenza dei numeri di emergenza rischia di aggravare la situazione. 

“È assolutamente importante mettere in campo tutte le misure possibili di prevenzione e protezione-afferma Arianne Martin, esperta nella tutela e protezione delle donne per ActionAid- Informare le donne e le ragazze dei rischi e dar loro tutte le informazioni sia durante il viaggio sia nei Paesi di arrivo. Hanno bisogno di sapere i loro diritti e capire come potersi inserire nei nuovi contesti. Di qu,ali documenti hanno bisogno? Possono aprire un conto in banca? Possono presentare domanda d’asilo, di cosa hanno bisogno nel caso in cui vogliano farlo? Se non sono in grado, per esempio, di trovare un lavoro che le porti ad avere un reddito per sostenere loro stesse e i figli, il rischio è che possano finire in situazioni non sicure e si trovino costrette alla prostituzione o ad accettare lavori che sono in realtà puro sfruttamento della persona”

Oltre alle donne, la situazione non risparmia i più piccoli, “sono circa 700-800 mila i bambini sfollati”, secondo quanto riportato da Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef. “E soprattutto noi registriamo un numero enorme di bambini e bambine non accompagnati“. “Siamo molto preoccupati – ha aggiunto – . Noi sui confini, Polonia, Slovacchia, Ungheria stiamo cercando di fare il possibile per registrarli, per ricongiungerli eventualmente ai parenti, stiamo spiegando che non possono essere presi e portati via con tanta facilità malgrado le frontiere siano aperte, perché vanno protetti. Sono tantissimi e si rischia di cadere in violenze, in traffico d’organi e traffico di esseri umani”.  Quello del portavoce Unicef, è un appello a tutti i governi, le regioni e i comuni che si apprestano ad accogliere i numerosi rifugiati.

Ciò che al momento è di relativa importanza è avviare una tregua per aprire i corridoi umanitari, che dovrebbero assicurare un trasporto sicuro degli aiuti e garantire un passaggio sicuro per i rifugiati che vogliono fuggire. Tuttavia, il Cremlino non è disposto ad accettare quest’eventualità: infatti, nei giorni scorsi, è arrivata la notizia che la Russia ha respinto la risoluzione della Corte Internazionale di Giustizia, che aveva ordinato a Mosca di sospendere immediatamente le operazioni militari nel paese invaso. Un altro esempio di come la Russia si faccia beffa della comunità internazionale, riparandosi dietro la scusa che a prendere le decisioni dovrebbero essere solo le parti in causa Russia e Ucraina, senza intralci da terze parti.

A tale proposito è importante ricordare che a pagare i crimini commessi dai governi, nei loro giochi di potere, sono sempre i popoli, uomini, donne e bambini costretti non solo a lasciare le proprie case, il proprio lavoro e i propri sogni ma addirittura si ritrovano, dall’altra parte, mani tese che si rivelano lame affilate. 

Ilaria Passaniti

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