Il fenomeno delle baby-Gang dilaga

Succede in tutta Italia, le regioni più colpite sono Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Roma. Calci, pugni, minacce, aggressioni immotivate nei confronti dei propri coetanei. Da Milano a Catania, le notti italiane tornano a essere segnate dalle azioni violente delle cosiddette ‘baby gang‘.

Definiamo innanzitutto cosa significa il termine baby gang e dove esse nascono. Con il termine baby gang si fa riferimento al fenomeno di microcriminalità che si sviluppa e si diffonde in contesti urbani. Protagonisti di tali condotte devianti sono ragazzi minorenni che si riuniscono in gruppi con il preciso scopo di commettere reati. Quali reati? Beh… la scelta è ampia, si passa da rapine, minacce, danneggiamenti, lesioni personali, resistenza e violenze a pubblico ufficiale e, addirittura, omicidi dolosi.

Da dove deriva tutto questo, cosa spinge un adolescente ad unirsi ad altri minorenni e compiere una serie di reati inammissibili per ragazzi della loro età?

Tra le principali cause alla base del disagio giovanile e degli atti devianti vi sono sicuramente i contesti familiari problematici (conflittualità tra i genitori, maltrattamenti, abusi, assenza di comunicazione o scarso interesse per le attività svolte dai figli), il deterioramento di un efficace modello educativo sfocia poi nelle baby gang. A volte però, possono costituirsi quasi per gioco, prendendo come esempio i modelli proposti dalle serie televisive o dalle nuove tendenze musicali, sulla base di pregresse amicizie o assidue frequentazioni tra giovani che, vivendo nello stesso quartiere e accomunati dai medesimi interessi, decidono di unirsi in gruppo e di delinquere in un secondo momento, ovvero nascono come vere e proprie associazioni criminali.

Talvolta sono gruppi che, non avendo uno scopo razionale preciso, agiscono impulsivamente nel tentativo di provare una sensazione di ‘potenza’ e ‘superiorità’, colpendo le persone (in genere coetanei) ritenute più ‘deboli’.

I numeri non rassicurano

Lo segnala l’ultimo report del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della Polizia criminale sui minori nel periodo della pandemiaAumenta del 10% la quantità di minori denunciati o arrestati (sono stati circa 25 mila nel 2021), così come sale del 20% il numero di reati, questo ci fa capire come in Italia, la situazione non stia migliorando, complice, a sorpresa, anche la pandemia.

Con la pandemia, se l’idea era quella di una “frenata” da parte delle baby-gang, essendo impossibilitati a uscire, la realtà dei fatti è in parte così, ma c’è da sottolineare come i spesso i minorenni si formano e si organizzano sul web. «Le restrizioni determinate dall’emergenza sanitaria hanno causato ai giovani la perdita dei ritmi della quotidianità nonché della socialità (a scuola come nello sport), con un maggior ricorso alla rete», è scritto nel report. «I ragazzi hanno sperimentato un senso di smarrimento che li ha indotti, talvolta, ad assumere atteggiamenti devianti, in particolare mediante l’utilizzo del web e dei social network (…). Il maggior ricorso alla rete ha accresciuto i rischi di venire a contatto con contenuti di carattere illecito sia quelli di un utilizzo distorto dei vari social network, con la commissione di condotte delittuose on line».

Oltre, quindi, ai motivi che già sapevamo, si aggiunge anche il lungo periodo passato rinchiusi a casa, che ha fatto scattare nella testa di alcuni, un’inclinazione verso gli atti vandalici e la successiva “alleanza” a gang con cui condividere reati.

Inoltre, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sull’adolescenza, istituito presso il ministero per la Famiglia, il 6,5% dei minorenni fa parte di una banda, il 16% ha commesso atti vandalici, 3 ragazzi su 10 hanno partecipato a una rissa. Numeri che fanno ben sperare, mentre in alcune città, come BolognaNapoli, Milano o Roma, la criminalità di gruppo che lega i giovanissimi è molto alta e motivo di allarme.

Questi gruppi prendono talvolta come esempio i modelli delle bande sudamericane o, anche, quelli proposti dalle serie televisive, hanno uno o più leader carismatici e spesso si accaniscono contro i coetanei o, comunque, contro chi percepiscono come vulnerabile. Spesso bevono molto e fanno uso di sostanze stupefacenti. Il loro intento è quello di amplificare, divulgandoli sui social, i loro gesti violenti. Quel mix di rabbia e disagio che spinge all’affiliazione al gruppo, attraverso il quale i ragazzi possono esprimere la loro rabbia, molto spesso si sviluppa in contesti familiari privi di mezzi e multiproblematici.

E’ ormai necessario favorire forme di prevenzione in tutti gli ambiti educativi (scuola, famiglia, oratori…)  cercando di comprendere i segnali di sofferenza e disagio manifestato dai ragazzi, promuovendo relazioni e dando risposte adeguate ai bisogni.

In primis la famiglia, come punto di riferimento, deve ricostruire figure genitoriali credibili e offrire il proprio sostegno, impegnandosi a costruire un rapporto significativo con i figli; mentre la scuola, dove i ragazzi cominciano a costruire le prime relazioni sociali, a conoscere l’altro, a sperimentare i primi successi e insuccessi, deve valorizzare la centralità della persona e favorire la sua crescita per far sentire i ragazzi parte integrante di un contesto che li accoglie e li comprende.

A cura di Michele Baldo

Fonti

https://www.vanityfair.it/article/baby-gang-aumento-chi-sono-chi-colpiscono;
https://torino.repubblica.it/cronaca/2022/02/07/news/torino_auto_della_polizia_accerchiata_e_presa_a_calci_la_festa_per_il_senegal_campione_degenera-336831192/;
https://studioclinicoverona.it/il-fenomeno-baby-gang-sottovalutato-e-in-continua-crescita/;
https://www.dire.it/09-03-2022/714110-fenomeno-baby-gang-il-65-dei-minori-fa-parte-di-una-banda/

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