Riflessioni sulla disabilità e l’inefficienza di Roma Capitale

PRIMO TESTO – A cura di Giulia Oricchio

Che bella giornata, che cielo stupendo, che tramonto mozzafiato. 

Quante volte abbiamo sentito queste frasi? Quanti di noi si sono fermati davanti a un panorama spettacolare e hanno deciso di immortalare quel momento, condividendolo poi sui social con un sottofondo musicale? Chi non ama alzare lo sguardo e vedersi avvolti da una trapunta di stelle, mentre si viene cullati dal dolce sciabordio delle onde. 

Ecco, immaginiamo chi queste cose non le ha mai potute vedere o ha perso la possibilità di farlo.

Chi ha una vista perfetta non si rende conto di quanto sia fortunato e spesso sottovaluta questo prezioso dono. La vista non solo è un senso che ci regala emozioni uniche, ma è fondamentale nella vita di tutti i giorni. Passami quello, posami questo, prendimi quell’altro… sono frasi che usiamo o che ci sentiamo dire in continuazione, e per quanto possiamo sbuffare perché magari ci infastidiscono, non ci rendiamo conto che sono richieste che compiamo con estrema facilità dando tutto ciò per scontato. Poter distinguere tra “quello” o “questo” non è scontato.

Immaginate il disagio che prova una persona non vedente che cerca di fare una passeggiata in una bella giornata di sole alla terrazza del Pincio. 

È difficile raggiungere il posto, 

è difficile salire le scale, 

è difficile seguire il sentiero. 

Ma queste difficoltà si estendono all’intera città di Roma. 

Ad esempio, i semafori non emettono alcun rumore quando scatta il verde per i pedoni, non sempre il marciapiede è innalzato rispetto alla strada dove transitano le macchine, per non parlare delle buche…

Il punto è: uscir di casa e passeggiare per vivere, non vivere per star chiusi e passeggiare dentro casa. 

Mi chiamo Giulia e chiedo che a Roma SI PRESTI PIÙ ATTENZIONI ALLE PERSONE CON DISABILITÀ, CHE RICHIEDONO ATTENZIONI PARTICOLARI.

SECONDO TESTO – A cura di Damiano D’Onofrio

Soffia, sussurra, suona…

È il vento. 

È il vento che gioca tra gli alberi, fa parlare le foglie, ruba il profumo dei fiori.

È il vento su cui si librano gli uccelli in volo. È un vento che porta lontano… su uno sfondo verde.

Viviamo in città di pietra grigia, ma è per il verde che siamo nati. E nel verde abbiamo vissuto ieri bellissimi momenti, oggi preziosi ricordi. Passare del tempo con chi ci è caro è un diritto – passarlo nel verde, a creare ricordi teneri, verdi, che non appassiscano. Perché senza di loro, la vita è grigia. 

Per chi questo diritto è solo un sogno, grigia è la vita; 

per chi resta recluso, 

per chi non può uscire per passare del tempo con chi ama sotto il sole, tra le foglie che stormiscono e gli uccelli che trillano. 

Viviamo in città costruite da noi per noi. L’essere umano è essere costruttore. Costruiamo case e monumenti; ma anche famiglie, storie, momenti e ricordi. Una cosa ancora abbiamo costruito, e l’abbiamo chiamata “Barriera architettonica”. Le abbiamo dato un nome pulito e asettico, ma essa è macchiata.

È sul vento che si librano gli uccelli; a loro affidiamo i nostri sogni, perché li portino in alto, a farli esaudire nel cielo terso. Ma la barriera architettonica dal nome pulito è sporca del loro sangue. Il sangue dei sogni che ha abbattuto. 

I marciapiedi su cui non si può salire con una sedia a rotelle, gli scivoli assenti o bloccati sono pietre macchiate di sangue, sassi che lapidano giorno dopo giorno i diritti di quelle persone per cui verde e vento sono solo un pallido, distante sogno.

Proteggiamo questi sogni, lasciamoli realizzare. Diamo a tutti vite verdi! Costruiamo una città nuova, in cui si abbattono le barriere, non i diritti.  

Mi chiamo Damiano e chiedo che a Roma NESSUN SOGNO VENGA PIU’ ABBATTUTO.

TERZO TESTO – A cura di Pierluigi Selvaggi

Diversi, emarginati, incapaci.

Le persone ipovedenti provano questi e molti altri sentimenti quotidianamente, soprattutto quando devono accingersi a compiere attività comuni quali prendere i mezzi pubblici e camminare per le strade in una grande e caotica città come Roma. 

L’ignoranza della popolazione alimenta falsi pregiudizi sulle persone con disabilità.

L’ignoranza della popolazione non permette che tutti abbiano le stesse possibilità.

L’ignoranza della popolazione va combattuta. 

A Roma sussiste l’urgente bisogno di implementare una serie di misure volte alla facilitazione del trasporto pubblico per le persone ipovedenti, in modo tale che esse, ogni qual volta abbiano necessità a spostarsi, non debbano attraversare i gironi dell’Inferno. 

Bastano dunque poche ed efficaci misure come: l’installazione di percorsi tattili e barriere protettive che hanno il compito di agevolare lo spostamento degli individui ciechi, l’installazione di semafori acustici per le strade e la conseguente riparazione di tutti quei semafori acustici non funzionanti, l’installazione di specifici sensori sonori alle fermate di autobus, tram e metropolitana. 

Questi sono alcuni semplici esempi di misure per rendere la capitale italiana una città pienamente vivibile anche alle persone ipovedenti e per dimostrare che nessuno viene lasciato indietro. 

Mi chiamo Pierluigi e chiedo che a Roma LE PARI POSSIBILITÀ SIANO GARANTITE A TUTTE LE PERSONE. 

QUARTO TESTO – A cura di Antongiulio Izzo

Sorridono, gioiscono, vivono. 

Proprio come noi. 

Chi è nato con la Sindrome di Down, come la mia piccola sorellina Sofia, desidera una vita dignitosa, libera da ostacoli sociali e culturali. Una vita come la viviamo noi.

Non possono combattere ogni giorno con le cose più semplici. 

Non possono essere abbandonati a se stessi. 

Non possono rinunciare alla loro libertà.

Ognuno contribuisce al bene collettivo, secondo i propri mezzi e le proprie scelte. È questo che ci insegna la nostra Costituzione. Ma a che serve una legge scritta solenne se noi, cittadini e cittadine, e voi rappresentati dello stato non ci impegniamo ogni singolo giorno per garantire a chi rischia di essere isolato una vita equa? 

Mi strazia pensare che Sofia sia nata in una delle più belle città del mondo, ma che la sua vita sembri non avere importanza. 

La vita è un viaggio. Ciascuno è libero di affrontarlo come meglio crede, ma è nostro dovere dare a tutti e tutte gli stessi mezzi per fare le proprie scelte.

Il tempo delle parole e delle promesse è ormai terminato, queste persone meritano delle azioni concrete!

Mi chiamo Antongiulio e chiedo che a Roma NESSUNO SIA CONSIDERATO MENO IMPORTANTE

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