ETIOPIA; UN’ECATOMBE SENZA FINE

Comunicato di The Journal

Bentornati a tutti voi cari lettori! Prima di gustarvi la vista con il primo articolo di quest’anno vi diamo un annuncio! Con l’arrivo di settembre ricomincia da oggi la nostra programmazione regolare di The Journal – la voce di ASP.

Come l’anno scorso, il nostro secondo anno di attività, abbiamo affrontato i temi più svariati e intrapreso progetti che prescindevano dalla sola scrittura. Le fondamenta gettate in precedenza sono ormai solidissime e per questo abbiamo intrapreso ulteriori riforme ed investimenti su di esse.

In questo nuovo anno accademico inizieranno dei grandissimi progetti; partendo dalla riorganizzazione gerarchica sino ad arrivare alla creazione di nuove rubriche e per la prima volta anche a copie stampate!

Non ci dimentichiamo inoltre di invitare chiunque sia interessato a lavorare nel giornale. Vi daremo pertanto un’idea su ciò che potrete creare già da oggi leggendo il seguito; buona lettura!

Etiopia; antefatti

Etiopia; un’ecatombe senza fine. Cosa ci ricorda?

Ripartendo dall’inizio senza dubbio ci fa ripercorre l’attuale guerra civile in Etiopia cominciata dal 4 novembre 2020 dopo che il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF), attuale gruppo politico alla guida dei ribelli era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha.

Abiy, il primo ministro etiope accusò così il TPLF di tradimento e terrorismo e pertanto avviò una campagna militare per riportare l’ordine nella regione, ma ciò non si risolse in un blitzkrieg, bensì in una lunga campagna di logoramento militare, istituzionale e sociale.

Tuttavia, potrebbe essere complicato fornire una risposta completa non solo perché si parla di uno tra i 70 Stati attualmente coinvolti in guerre o per la copertura mediatica fornita da un conflitto molto più vicino a noi, ma perché la stessa possibilità di una pace nel marzo 2022 fu ritenuta fattibile.

Ebbene, questa semplice frase risponde a due domande poste da Elisabetta Trenta il 28/09/2020 e citata sull’articolo di The Journal il 27 ottobre 2021.

“Cosa possiamo aspettarci a questo punto? Il mondo agirà con azioni rapide e concrete o alla fine dovremmo aspettarci un’ecatombe lunga e sanguinosa per diversi anni, con un conseguente aumento dell’immigrazione?”

Inizialmente la risposta sarebbe potuta essere un’altra poiché nel dicembre 2021 dopo “il miracolo di Addis Abeba” (simile a quello di Mosca nel dicembre 1941) le truppe etiopi grazie al supporto logistico fornito da Cina, Turchia ed Emirati Arabi Uniti riuscirono a lanciare un contrattacco che costrinse le forze separatiste del TPLF e dell’ OLA (armata di liberazione degli Oromo) distanti solo 30 km dalla capitale ad arretrare.

Il TPLF da allora non si è più ripreso. Da quel giorno saltò il coordinamento militare con l’OLA che sta agendo ora per conto proprio. Si interruppero i rifornimenti di armi e munizioni dal Sudan e non si riuscì a rimpiazzare le perdite dei combattenti con nuove reclute.

Fonti tigrine hanno poi, informato che la chiamata alle armi rivolta ai giovani non ha avuto i risultati sperati dal TPLF. Infine vanno aggiunte le difficoltà del governo tigrino a gestire una crisi umanitaria senza precedenti. Si è infatti, rivelato impotente a risolverla in quanto gli aiuti umanitari, fin dall’inizio delle ostilità, sono controllati in toto dal regime di Abiy.

Malgrado tutto questo, nei giorni che seguirono, si creò una grande possibilità per mettere fine alla guerra e alla “disintegrazione” del Corno d’Africa.

In base alle condizioni concordate, le Forze del TPLF si sarebbero dovute ritirare all’ interno della propria regione abbandonando i territori conquistati. In cambio, sarebbe stato attuato un “cessate il fuoco”.

L’inizio delle trattative

Immediatamente dopo aver concordato la sospensione delle ostilità la comunità internazionale, in primis gli Stati Uniti si sono offerti da mediatori ed anche osservatori per mediare tra le due fazioni.

Il 2 agosto 2022 il presidente del Tigray, Debretsion Gebremichael ha intrattenuto dei colloqui con l’Ambasciatore italiano Agostino Paese, col diplomatico americano Mike Hammer, il Rappresentante Speciale EU per il Corno d’Africa Annette Weber, il Sottosegretario Generale ONU e Inviato speciale per il Corno d’Africa Hanna Tetteh e l’Ambasciatrice del Canada Stéphane Jobin.

Il 5 agosto, invece, gli Inviati Speciali dell’Unione Europea, Stati Uniti e delle Nazioni Unite hanno incontrato ad Addis Abeba alti esponenti del governo e a Mekelle (capitale del Tigray) il Presidente e i ministri del governo tigrino, eletto nel settembre 2020.

Gli inviati speciali avevano come obiettivo quello di risolvere le divergenze tra i due contendenti per porre fine al conflitto iniziato da Abiy e dal dittatore eritreo Isaias Afwerki.

Le trattative di pace, tuttavia si sono trovate di fatto ad un punto morto, tuttora in atto.

Il TPLF rimane fermo alle condizioni minime enunciate lo scorso febbraio: diritto di mantenere un proprio esercito regionale, ripristino dei territori regionali stabiliti dalla Costituzione etiope implicando la restituzione dei territori sud illegalmente annessi alla confinante regione Amhara e i territori al Nord ancora occupati dall’esercito eritreo.

Viene poi richiesto il ritiro dell’esercito eritreo dai territori occupati in Tigray, un referendum per decidere se rimanere nella Federazione etiope o diventare un’ entità statale autonoma in conformità di quanto garantito dalla Costituzione etiope, la fine dello stato di assedio e del blocco umanitario che durano da quasi due anni.

Composizione degli stati appartenenti alla federazione etiope preguerra

Infine come ultima proposta, ma non meno importante viene richiesto il riconoscimento del genocidio in corso nel Tigray e l’avvio di procedimenti penali per tutti i responsabili di questo crimine contro l’umanità.

Il regime etiope tuttavia, non ha risposto alle richieste del TPLF proponendo l’inizio dei colloqui senza precondizioni e orientati esclusivamente sul cessate il fuoco definitivo.

Addis Abeba ha inoltre aggiunto che i servizi di base del Tigray verranno ripristinati solo ad avvenuto accordo di cessate il fuoco.

Va però notato, che il cessate il fuoco è stato dichiarato unilateralmente dal Premier etiope 6 mesi fa e che Il TPLF pur non avendo mai firmato alcun trattato ha rispettato la fine temporanea delle ostilità.

Addis Abeba in più, è rimasta ferma sulla decisione di dissoluzione dell’esercito tigrino, da trasformare in un semplice corpo di polizia regionale sotto il comando della Polizia Federale, non riconosce inoltre, il genocidio, la pulizia etnica e i crimini di guerra.

La ripresa delle ostilità

Abiy Ahmed, il primo ministro della federazione etiope

“Non tenendo conto delle numerose opzioni di pace presentate dal governo etiope, l’ala armata del gruppo terroristico Tplf ha sferrato un attacco a partire dalle 5 del mattino (ora locale) in una zona del Tigrè meridionale e ha rotto la tregua”, ha affermato il governo di Addis Abeba in una nota in data 24/08/2022.

Con questa dichiarazione il governo dell’Etiopia ha accusato le forze di difesa del Tigray di aver lanciato una nuova offensiva militare e di aver violato una tregua umanitaria raggiunta dalle parti belligeranti dopo mesi di conflitto.

Il comunicato ha quindi di fatto ribaltato una denuncia presentata la mattina stessa del 24 agosto da parte delle autorità tigrine, che avevano a loro volta accusato le forze armate di Addis Abeba di aver avviato un’operazione militare sul fronte meridionale.

Il governo di Addis Abeba ha inoltre precisato che le autorità tigrine hanno “lanciato un attacco aperto” in una zona nord-orientale della regione dell’Amhara, al confine col Tigray, in un atto di “sfida verso il processo di pace”.

Testimoni ascoltati dalla stampa internazionale hanno confermato la ripresa dei combattimenti nelle aree indicate da governo e Tplf, purtroppo però la ricostruzione degli eventi che ha portato a questa riapertura delle ostilità differisce in modo sostanziale.

Secondo le forze di sicurezza tigrine inoltre, l’obiettivo dell’esercito etiope in questa nuova fase sarebbe quello di riprendere il controllo del Tigray occidentale, un’area contesa con la vicina regione dell’Amhara, alleata di Addis Abeba nel conflitto.

Il governo centrale dal canto suo, risponde al Tplf dichiarando che siano state lanciate false accuse per far fallire il processo di pace e inoltre, di avere come obiettivo ultimo quello di “dichiarare guerra alla Nazione”.

Nel frattempo la comunità internazionale ha più volte esortato Addis Abeba a garantire i servizi essenziali nel Tigray, che sono sospesi da mesi. Dallo scorso giungo invece è stato ristabilito l’accesso umanitario nella regione per diverse agenzie internazionali.

Come si vive dunque nel Tigray attualmente?

In assenza di aiuti e banche, le persone avevano in gran parte fatto affidamento sui soldi della famiglia e degli amici all’estero per sopravvivere, ma le autorità tigrine hanno imposto restrizioni alle rimesse e l’azione contro i contrabbandieri che portano denaro si è intensificata ai posti di blocco.

Si dice inoltre che molte donne e ragazze sono costrette a rivolgersi al lavoro sessuale per sopravvivere, mentre altri suggeriscono che c’è stato un aumento del suicidio.

Gli inviati dell’UE e degli Stati Uniti hanno esortato il governo etiope a riprendere rapidamente i servizi e a revocare le restrizioni sul carburante essenziale per la distribuzione degli aiuti.

Quando le forze ribelli del Tigray sono tornate al potere un anno fa, dopo quasi otto mesi di combattimenti con le forze federali etiopi, Hewan pensava che la vita potesse migliorare. Il cibo non era mai stato un problema per la sedicenne e la sua famiglia, che avevano avuto una buona vita, ha detto.

Attualmente le ultime notizie riferite alle date del 26 e 27 agosto, pochi giorni dopo la ripresa delle ostilità parlano da parte delle forze separatiste del “prestito” alle forze ribelli di oltre 600 mila litri di carburante da un magazzino del Programma alimentare mondiale (Pam).

L’ufficio Affari esteri del governo tigrino, però respinge le accuse definendole “incendiarie”, dichiarando che si trattava di un prestito chiesto al Pam di cui poi ne è stato semplicemente chiesto il rimborso, in base agli accordi che presi.

Viene poi riferito, sempre dal governo del Tigray del bombardamento da parte delle forze aeree etiopi di Mekelle, capitale della regione, dove almeno sette persone tra cui due bambini sono morte.

Poco dopo, il governo federale ha ammesso in un comunicato stampa che, pur rimanendo “pienamente preparato” a dialogare incondizionatamente con i ribelli, ha voluto “compiere azioni contro le forze militari contrarie alla pace”.

L’ esecutivo del primo ministro (premio Nobel per la pace) ha poi invitato gli abitanti del Tigray “a stare lontano dalle aree in cui si trovano attrezzature militari ribelli e strutture di addestramento”.

Cosa ci si può aspettare a questo punto?

Le ONG internazionali comprese quelle italiane, hanno assunto un vile atteggiamento di silenzio che ha da tempo sconfinato in complicità aperta. Nessuna ONG osa criticare i crimini del governo federale né tanto meno parlare di genocidio come se i 500 mila morti civili (dati ONU) del Tigray non esistessero.

Anche i donatori internazionali si sono adattati alla situazione. Alcuni di essi hanno sinceramente tentato di aiutare il popolo tigrino ma si sono fermati davanti all’ opposizione del regime per evitare incidenti diplomatici.

Unione Europa e Stati Uniti sono stati giocati dal Premier etiope che ha usato la carta della Russia. Dinnanzi all’ aggressione del Tigray e dei crimini di guerra commessi l’ UE ha congelato il sostegno finanziario condannando il regime etiope (ad esclusione dell’Italia che lo sostiene al 100%) e gli Stati Uniti hanno iniziato ad armare il TPLF e l’ OLA.

A cura di Tommaso Bernardini

Referenze:

Etiopia. Riprende la guerra nel Tigray. Abiy esercita una forma criminale di pressione con l’appoggio del governo italiano (Fulvio Beltrami) – FarodiRoma

Etiopia: governo accusa ribelli Tigrè di una nuova offensiva (msn.com)

Etiopia: riprendono le ostilità nel nord, Addis Abeba accusa le forze del Tigray – Redattore Sociale

Tigray: la fame spinge donne e ragazze al lavoro sessuale (periodicodaily.com)

Il furto di 600 mila litri di carburante all’Onu mette in crisi i rifornimenti umanitari nel Tigré (agenzianova.com)

Etiopia, bombardata la capitale del Tigray, morti almeno 2 bimbi – Africa – ANSA

Sette persone sono state uccise in un attacco aereo nella capitale del Tigré, in Etiopia – Il Post

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