Viaggio nella civiltà più isolata al mondo

Mentre ad oggi, aprile 2026, nel mondo imperversano una serie di conflitti, alcuni dei quali rischiano di minare la stessa economia globale, c’è una popolazione (e non uno stato) che si tiene debitamente lontano da tutto questo e, in generale, da qualsiasi contatto con il mondo esterno.

Si tratta dei Sentinelesi, un popolo indigeno di cacciatori-raccoglitori, residente su North Sentinel, un’isola delle oltre 300 che compongono l’arcipelago delle Andamane, avente una superficie all’incirca di 59.67 km2 e ubicata nel golfo del Bengala, area geologica posizionata a nordest dell’Oceano Indiano e attigua a tutta una serie di paesi, quali India, Sri Lanka, Malesia, Bangladesh e Myanmar. I Sentinelesi non sarebbero l’unica comunità “incontaminata” dal mondo esterno. Ce ne sarebbero anche altre, ad esempio all’interno della foresta amazzonica, malgrado il caso degli abitanti di North Sentinel rimanga uno dei più celebri.

Da un punto di vista genealogico, l’origine di questo gruppo etnico rimane oscura ed avvolta da un alone di mistero. Si procede, dunque, per ipotesi. Si pensa che gli antenati di questa tribù fossero partiti dal continente africano approssimativamente 50.000-60.000 anni or sono. Ben poco si sa anche sui costumi, sulle abitudini e sulle usanze che caratterizzano questi enigmatici individui. Secondo alcune testimonianze, vivrebbero come se la storia si fosse fermata millenni fa, dimorando in capanne, accendendo fuochi, servendosi di archi, frecce, coltelli e lance (talora rinforzati con una estremità in ferro) come armi, usufruendo di utensili lapidei, nutrendosi, tra le altre cose, di volatili, pesci, crostacei e suini selvatici, e procacciandosi il cibo tramite la pesca per mezzo di canoe del tipo polinesiano (ossia dotate di un bilanciere), e mediante l’attività venatoria.

Anche sul piano demografico, i dati restano sfumati e le stime aleatorie. Si ritiene che North Sentinel ospiti tra i 50 e i 150-200 abitanti, anche se un censimento del 2011 aveva orientato la cifra al ribasso, parlando di sole 15 persone, mentre altri sostengono ci si potrebbe spingere addirittura fino a 400-500 residenti. Inoltre, l’ecosistema dell’isola, di certo, non contribuisce a sciogliere i vari nodi irrisolti della questione. La folta foresta tropicale, che riveste in gran parte l’isola, così come la barriera corallina che la circonda, rendono estremamente difficile calcolare con esattezza la quantità di esseri umani senza dover disturbarli, cosa che è severamente proibita dalla giurisdizione indiana, sotto la quale ricade North Sentinel.

Infatti, nel 1956, Nuova Delhi stabilì che fosse vietato approssimarsi a meno di 5 miglia nautiche dall’isola, così come, nel 2017, di fare riprese o scattare foto ai Sentinelesi, che, in caso di incontri “indesiderati”, sarebbero stati vulnerabili alle più banali e curabili patologie umane, tra cui un raffreddore. Perdipiù, tale legislazione venne implementata anche per contrastare eventuali visitatori malintenzionati, fra cui bracconieri, e tutelare ovviamente il bagaglio artistico, sociale e culturale del suddetto gruppo etnico. Finora abbiamo enumerato una serie di ipotesi sull’origine, sulla vita e sulla demografia dei Sentinelesi. Una cosa però è certa. Si tratta di una popolazione prevalentemente bellicosa nei confronti degli intrusi.

Nel 1858, l’impero britannico convertì l’arcipelago delle Andamane in colonia penale. In un tale contesto, iniziarono le prime interazioni con i nativi, che fin da subito non promisero bene. Nel 1867, la Nineveh, una nave da carico indiana, si arenò lungo la barriera corallina, che cinge l’isola, e colò a picco. I 106 superstiti si destreggiarono tra le onde fino a riva e sostarono su North Sentinel per tre giorni, per poi essere aggrediti dai dardi dei Sentinelesi ed essere costretti ad organizzare una resistenza scagliando rocce e pezzi di legno, prima del loro recupero da parte di un’imbarcazione della Royal Navy. Nel 1880, la spedizione, nata per scopi di “ricerca scientifica” e guidata dall’ufficiale inglese, Maurice Vidal Portman, si concluse in un disastro.

Dopo aver notato inizialmente solo insediamenti deserti poiché i Sentinelesi erano fuggiti nella fitta vegetazione, furono infine prelevate forzatamente dall’isola due persone in terza età e quattro bambini. Dopo il decesso delle prime per malattia, l’ufficiale ordinò che i secondi, anch’essi non in ottimo stato di salute, fossero riportati a casa, non senza “scusarsi” accompagnando la loro restituzione con qualche regalo. Sedici anni più tardi, gli abitanti dell’isola non gradirono che un evaso indiano fosse capitato nella loro dimora e lo assassinarono.

Dal 1967 fino ai primi anni ’90, avvennero su North Sentinel almeno una decina di missioni a fini scientifici (culminate il 4 gennaio 1991 con un incontro faccia a faccia con i nativi), guidate dall’antropologo indiano, Triloknath Pandit, il cui staff molto spesso portava doni, come ad esempio noci di cocco, per ingraziarsi gli isolani, che a volte reagivano accogliendo con favore le offerte, mentre altre volte inviavano segnali di monito ai visitatori, come qualche dardo lanciato, per far capire loro che era meglio levare le tende.

Nel 1974, i Sentinelesi furono sempre molto espliciti con i nuovi arrivati, trafiggendo direttamente con un dardo la gamba del regista di una troupe del National Geographic per indicare che non tirava buona aria. Nel 2004, un elicottero, inviato dalle autorità di Nuova Delhi per accertarsi che gli isolani fossero scampati ad un violento maremoto, venne bersagliato dalle frecce di questi ultimi. Due anni dopo, i Sentinelesi fecero fuori due pescatori indiani, dediti alla pesca di frodo, che, dopo essersi appisolati, si erano avvicinati pericolosamente a North Sentinel.

Nel 2018, la tribù uccise il cittadino statunitense, John Allen Chau, che, dopo aver corrotto dei pescatori, era approdato sull’isola, nell’intento di convertirne i nativi al cristianesimo. Nel 2025, le autorità indiane misero le manette al content creator statunitense, Mykhailo Polyakov, reo di aver depositato una lattina di Coca-Cola Zero e una noce di cocco sull’isola, avendo fallito nell’incontrarne gli abitanti. Da tutto ciò, è possibile affermare che i Sentinelesi sono una civiltà perlopiù non amichevole con gli estranei e misteriosa antropologicamente, sociologicamente e demograficamente. Chissà se in futuro sarà possibile saperne di più, senza turbarne l’isolamento.

A cura di Alessandro Bossi

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