L’evoluzione e la decadenza della Fotografia

Quante volte al giorno d’oggi ci capita di scattare fotografie?

Grazie allo smartphone oggi siamo portati a scattare fotografie in ogni genere di situazione, dai selfie da postare su Instagram, alle foto dei luoghi che frequentiamo, di ciò che mangiamo, delle attività che facciamo. Ma se riflettiamo sul passato della fotografia e sulla sua storia, ci possiamo accorgere subito che essa ha subito, in particolare negli ultimi anni, una decadenza sostanziale: non più l’arte che vince l’angheria del tempo, che cattura l’istante, il colore, il palpito della natura, ma un gesto inflazionato che ci trasforma in accumulatori selezionati di fotogrammi della nostra vita.

La tecnica fotografica d’altra parte ha compiuto passi da gigante.

La prima fotografia in assoluto fu scattata in Francia nel 1826, ma la sua scarsa chiarezza e il suo carattere sfocato ci fanno capire che la strada da fare per arrivare alle nostre foto in alta definizione è ancora lunga. Bisogna considerare tuttavia che le prime fotografie in bianco e nero dell’Ottocento, nonostante ai nostri occhi appaiano come immagini indefinite e imprecise, all’epoca rappresentarono una vera e propria rivoluzione, che causò un mutamento profondo sia nella società che nell’arte.

La fotografia infatti forniva un nuovo metodo di rappresentazione della realtà puramente oggettivo, basato su una cattura delle immagini visive così come vengono osservate dall’occhio umano, e che pertanto creava un rapporto diretto tra l’osservatore e ciò che era osservato. Ciò non era possibile nella pittura, dove l’oggetto della rappresentazione era necessariamente sottoposto alla rielaborazione soggettiva dell’artista ed è per questo motivo che nel corso dell’Ottocento la fotografia arriva a rimpiazzare le arti figurative nella loro accezione puramente rappresentativa.

L’arte pertanto è stata fortemente influenzata dall’avvento della fotografia, e ha compiuto un percorso evolutivo che l’ha portata a perdere la sua accezione descrittiva e rappresentativa della realtà, per diventare un veicolo espressivo e soggettivo dell’autore stesso.

Il XX secolo ha visto il trionfo della fotografia, la cui diffusione ha apportato numerose modifiche anche in ambito sociale e politico.

La possibilità di rappresentare fedelmente scenari quali la guerra o la povertà, ha infatti contribuito a diffondere una maggiore consapevolezza nella società riguardo questi fenomeni, e pertanto è stata veicolo di una nuova visione più pessimista ma senz’altro realista di essi. Le nuove immagini fotografiche hanno avuto un effetto che potremmo definire disilludente sulla visione comune del mondo, dando per la prima volta alle persone un’immagine cruda ma chiara delle atrocità sociali. Un esempio evidente di questo fenomeno è l’effetto che la documentazione fotografica della guerra in Vietnam ebbe sulla popolazione americana negli anni ’60 e ’70, che portò per la prima volta a dubitare della giustizia della guerra e al sorgere di uno spirito di contestazione destinato a cambiare radicalmente il tessuto sociale occidentale. 

Proprio per la sua capacità mimetica oggettiva del reale, la fotografia è diventata inoltre veicolo della sociologia per l’osservazione del mondo: una nuova branca chiamata “sociologia visuale” sorge negli anni ’60 negli USA, proponendo un nuovo metodo di indagine basato sull’uso di foto e video. La fotografia pertanto diviene in questo ambito un mezzo per raggiungere l’evidenza empirica, che conserva la medesima polisemia oggettiva delle immagini del mondo reale, non rielaborata soggettivamente da terzi.

La realtà virtuale fornita dalla fotografia diviene pertanto nel corso del XX secolo mezzo di raccolta di informazioni oggettive, di cruciale importanza nel panorama delle scienze naturali e sociali.

Ma cosa ha portato dunque al nuovo utilizzo che si fa oggi della fotografia?

L’avvento degli smartphone e della tecnologia portatile può essere una risposta a questa domanda. Se fino a pochi anni fa per scattare una foto era necessaria una macchina fotografica di grandi dimensioni e di un costo non indifferente, oggi ogni scatto è a portata di click grazie al nostro cellulare.

Dall’avvento delle macchinette fotografiche portatili a quello degli smartphone, abbiamo assistito a una diffusione di massa della fotografia, diventata appannaggio di tutti e nei modi che ciascuno preferisce. Mentre non molto tempo fa una foto era il risultato di una scelta accurata, di una selezione preventiva di ciò che appariva degno di essere immortalato e ricordato, oggi le fotografie sono a costo zero e comode da scattare, perciò non ci pensiamo due volte prima di farne una a noi stessi o a ciò che facciamo su una base quotidiana.

Un profondo mutamento della fotografia è stato apportato inoltre dai social, che richiedono una pubblicazione di contenuti riguardanti la nostra vita quotidiana, e di immagini che ritraggono noi stessi e le attività che facciamo. Si potrebbe dire pertanto che la fotografia è diventata anche un mezzo di espressione della vanità delle persone: la cultura dell’ego promossa dai social trova la sua esemplificazione più plateale nel selfie, che ha il puro scopo di rappresentare il solo individuo. Inoltre, se in passato la fotografia nacque come ministra di verità, oggi spesso essa obbedisce al gusto della mistificazione, che ci induce a costruire ed indossare sui social un volto ‘patinato’, alterato, inautentico.

Si potrebbe assumere che sia stata l’introduzione delle fotocamere sui cellulari a portare a una completa rivoluzione della fotografia. La realtà è ben diversa: questo nuovo mezzo ha solo permesso lo sviluppo di altri fenomeni preesistenti.

Un primo approccio a una fotografia impulsiva e commerciale si ebbe, ad esempio, grazie alla Lomografia. Questa è stata un movimento socioculturale internazionale nato all’inizio degli anni ’90, vedendo un’ampia diffusione e rimanendo in voga fino ai primi anni 2000. Il suo motto era “Don’t Think, Just Shoot”, che in Italiano è traducibile con “Non pensare, scatta e basta”. Per farne parte, bastava comprare una macchina fotografica LOMO, e seguire le 10 “regole d’oro”:

  1. Porta la tua fotocamera ovunque tu vada;
  2. Usala in qualsiasi momento – di giorno e di notte;
  3. La Lomografia non è un’interferenza nella tua vita, ma ne è parte;
  4. Scatta da qualsiasi angolazione;
  5. Scatta da più vicino possibile;
  6. Non pensare;
  7. Sii veloce;
  8. Non devi sapere prima ciò che rimarrà impresso;
  9. Neanche dopo;
  10. Non preoccuparti di nessuna regola.

Ciò che colpisce di questo movimento, come anticipato, era la somiglianza all’approccio contemporaneo alla fotografia: catturare il momento senza troppo impegno, o preoccupazione per lo spreco di pellicola (che nel nostro caso potrebbe essere comparato allo spreco di memoria).

Tra il 2005 e il 2009, in un momento comune di grande influenza sul mercato, possiamo trovare grandi influenze reciproche tra la Lomografia e la telefonia cellulare: si pensi solo al fatto che inizialmente la galleria fotografica degli iPhone si chiamasse “Rullino”, o che la LOMO, per fronteggiare la concorrenza, decise in quel periodo di rilasciare un nuovo modello di fotocamera analogica con cadenza annuale.

La conclusione, quindi, è che fu la Lomografia a causare la prima vera spaccatura tra la fotografia tradizionale e quella contemporanea.

Due scatti promozionali pubblicati su lomography.com

Ma quale fu il percorso che portò alla nascita del fenomeno della Lomografia?

Come anticipato prima, la fotografia permetteva di catturare immagini oggettive, e tra i primi utilizzi vi fu quello storico/archivistico: nacque così la fotografia di guerra verso la metà del XIX secolo. La prima guerra documentata fotograficamente fu la Guerra in Crimea, grazie a Roger Fenton.

In contemporanea, alla Corte di Napoleone III, si stava sviluppando un genere di fotografia totalmente diverso: quella della moda.

Uno degli esponenti più iconici di questa categoria fu Horst P. Horst (1904 – 1999). Apparentemente frivola e superflua, venne in realtà impostata da Horst come una ricerca estetica di un’eleganza atemporale (“La moda è un’espressione del proprio tempo, l’eleganza è un’altra cosa”). Tra i suoi modelli comparvero addirittura Coco Chanel e Salvador Dalì.

Horst P. Horst, “Lisa with Turban”, Parigi, 1939

Horst P. Horst, “Salvador Dalì”, 1943

Horst P. Horst, “Hands, Hands…”, New York, 1941

Mettendo a contrasto la Lomografia e la fotografia precedente, si noteranno due differenze fondamentali: l’utilizzo del colore e l’introduzione di soggetti “banali”.

L’anello mancante tra i due è individuabile in William Eggleston (1939 – ).

Source: Artsy, Inc.A causa della raffinatezza che veniva attribuita alle fotografie in bianco e nero, la fotografia a colori non venne inizialmente considerata dal mondo dell’arte. Fu solamente negli anni sessanta che grazie al controverso e duramente criticato genio di Eggleston, questo pregiudizio venne superato. Il fotografo sarebbe presto sbarcato nei musei, ed alcuni suoi scatti comparvero anche nel 1976 al MoMA di New York.

– William Eggleston, “Il soffitto Red”, 1973

– William Eggleston, “Cocktail in aereo”, 1978

William Eggleston, senza nome (prima fotografia a colori che abbia mai scattato), 1965

Avendo esaurito la ricerca sui presupposti dello sviluppo tecnico e antropologico della fotografia su cellulare, si può concludere analizzando la fotografia professionale contemporanea. Un esempio calzante è quello di Oliviero Toscani (1942 – ). La sua carriera si è basata su progetti promozionali per compagnie molto importanti, come Benetton, Chanel e Fiorucci, ma nella sua produzione figurano anche campagne di impegno sociale, ad esempio contro l’anoressia e contro la violenza sulle donne.

Se tradizionalmente la profondità concettuale di una foto veniva corrisposta a un’attenta composizione dell’immagine, Toscani opta per il minimalismo, investendo sul senso di provocazione e di stupore che un’immagine può trasmettere, abbandonando ogni canone accademico.

Oliviero Toscani, Campagna contro l’anoressia, 2007

Oliviero Toscani, Pubblicità per United Colors of Benetton, 1989

Quale sarà il prossimo passo nello sviluppo della fotografia? Un fenomeno sempre più proposto alle esposizioni di arte contemporanea, nato verso la fine degli anni ’80, è la multivisione, che consiste in un’istallazione dove vengono proiettate diverse diapositive di seguito, spesso con un accompagnamento musicale. Vi ricorda per caso, anche se vagamente, un altro recente fenomeno social?

Adriano Belfiore & Alessandro Delogu

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