L’UE e l’integrazione “critica”. Quale futuro dopo la pandemia?

Spesso negli ultimi mesi si è sentito dire che la pandemia, oltre ad essere una disgrazia a livello sanitario ed economico, potrebbe essere un’opportunità di innovazione e miglioramento in vari settori. Questo è valido anche per l’Unione Europea. La pandemia, infatti, non ha solamente colpito le economie e i sistemi sanitari dell’UE, ma ne ha anche messo in risalto le sue lacune e le sue difficoltà di cooperazione a livello istituzionale. Proprio per questo, come già fatto in passato, l’UE potrebbe sfruttare l’opportunità aperta dalla “giuntura critica” della pandemia per richiedere ai suoi Paesi Membri maggiori poteri in determinati ambiti. Non sarebbe la prima volta, anzi, si potrebbe affermare che l’UE, nella sua storia ultra-sessantennale, ha implementato la sua integrazione proprio sfruttando le finestre di opportunità apertesi in momenti storici critici.

L’integrazione attraverso le giunture critiche

Anzitutto, Pierson e Skocpol definiscono le giunture critiche come “finestre di opportunità per perseguire nuovi obiettivi” (Pierson & Skocpol, 2002)[1], ovvero “momenti storici in cui gli attori decisionali possono perseguire strade alternative per via della destrutturazione del contesto precedente” (Fabbrini, 2015)[2]

Nel lungo processo di integrazione europea si possono individuare tre giunture critiche. La prima si verifica nel periodo del secondo dopoguerra, in cui alcuni Stati europei decisero di dar vita ad un’unione economica, con la dichiarazione Schuman del 9 maggio del 1950, a cui seguirono la firma dei Trattato di Parigi del 1951, istitutivo della CECA, e i Trattati di Roma del 1957, istitutivi della CEE e dell’Euratom. Dagli anni ’60 fino alla caduta del Muro, l’integrazione europea continuò e si ampliò, sia in termini di prerogative e poteri affidati alla CE, sia in termini meramente geografici con il passaggio da sei stati a dodici stati nel 1986.

Nonostante ciò, l’integrazione rimase a un livello strettamente economico, fino all’apertura della seconda giuntura critica, ovvero la fine della Guerra Fredda e la Riunificazione della Germania fra il 1989 e il 1991, il cui risultato finale fu la firma del Trattato di Maastricht del 1992. A Maastricht nacque l’Unione Europea e, soprattutto, l’integrazione iniziò a trasformarsi in processo politico e non più solo economico. A riprova di questo, ci fu la nascita dell’EMU, ovvero l’Unione economica e Monetaria, affidata a un organo interamente sovranazionale, la BCE. In questo ambito, quindi, gli Stati hanno ceduto la loro sovranità all’Unione, cedendo parte della loro sovranità. Allo stesso tempo, però, Maastricht ha segnato anche la nascita della “multispeed Europe” (Piris, 2012), ovvero quel meccanismo che ha differenziato il processo di integrazione fra gli Stati Membri, lasciando a questi ultimi la possibilità di trasferire o meno ulteriori competenze domestiche all’UE (gli esempi maggiori sono la zona euro e l’area Schengen).

La terza e penultima giuntura critica è quella della crisi dell’euro e dei debiti sovrani del 2009-2012, in cui le istituzioni sovranazionali dell’UE sono sembrate ricoprire un ruolo subalterno alle istituzioni formate dai governi nazionali, in particolar modo al Consiglio Europeo. La crisi finanziaria, quindi, sembra aver rafforzato il potere degli Stati Membri, a discapito dell’Unione.

La giuntura critica della pandemia: quale futuro?

Fin da quando la situazione ha iniziato a farsi critica in Europa, le istituzioni sovranazionali hanno fatto quanto possibile per poter attuare piani di sostegno economico e finanziario agli Stati Membri più colpiti. Ne sono un esempio l’utilizzo della scorta strategica rescEU di attrezzatture mediche da parte della Commissione, la sospensione del Patto di Stabilità, l’attuazione del piano SURE, ovvero un meccanismo molto simile a quello della cassa integrazione, finanziato a livello europeo, o quella del piano PEPP da parte della BCE, ovvero un piano di acquisti di titoli (Commissione Europea, 2020). L’Unione, quindi, ha provato fin da subito a mostrarsi vicina ai suoi Stati Membri con interventi più o meno tempestivi e risposte sostanziose in termini economici.

Lo scontro fra Unione e governi nazionali, però, si è fatto vivo anche in questa situazione. A fine maggio, infatti, la Presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato l’intenzione di dar vita al piano Next Generation EU, un piano di rilancio finanziato da 750€ miliardi, di cui la maggior parte a fondo perduto. La proposta della Commissione, però, ha trovato la forte opposizione dei cosiddetti “Paesi frugali”, contrari all’alta quantità di aiuti a fondo perduto. Il compromesso si è trovato, all’interno del Consiglio Europeo, dopo lunghe contrattazioni.

Anche la BCE, in questo contesto, ha attuato una politica molto forte in senso sovranazionale, con la Presidente Christine Lagarde che si è espressa più volte in favore di un’emissione di debito comune attraverso i cosiddetti “eurobond”.

Quanto emerge in questo periodo è, quindi, una volontà da parte delle istituzioni sovranazionali europee di sfruttare le finestre di opportunità aperte dalla giuntura critica della pandemia covid-19 rafforzando il loro potere decisionale rispetto a quello dei singoli Stati membri, nonostante il forte ruolo ricoperto dagli stessi, ad esempio, nell’approvazione del Next Generation EU. L’Unione potrebbe quindi sfruttare il caos scatenato dalla pandemia per aumentare la cooperazione a livello fiscale, creando un’emissione di debito comune, ma anche nel welfare, rendendo definitivo il piano SURE.

Ciò che insegna la storia dell’integrazione europea è la capacità dell’Unione di sfruttare i momenti critici per poter dare un impulso alla stessa. Chissà che l’Unione non riesca a farlo anche questa volta.

Valerio D’Angeli

Reference

Commissione Europea, (2020), Cronistoria dell’azione dell’UE. Link [Consultato online: 01 Novembre 2020]

Fabbrini, S., (2015), Which European Union? Europe After the Euro Crisis, Cambridge: Cambridge University Press

Pierson, P. & S. Skocpol, (2002). ‘Historical Institutionalism in Contemporary Political Science’, in I. Katznelson and H. V. Milner (eds.), Political Science: State of the Discipline, New York: W. W. Norton

Piris, J. C., (2012), The Future of Europe: Towards a Two-Speed EU?, Cambridge: Cambridge University Press


[1] Originale in inglese

[2] Originale in inglese

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...