Cosa sta succedendo in Polonia?

Oramai da più di due settimane, la Polonia sta assistendo alle proteste più intense dal crollo del comunismo nel 1989 contro le leggi che vietano quasi totalmente l’aborto. Queste manifestazioni si sono propagate in seguito alla decisione del 22 ottobre 2020 della Corte Costituzionale polacca di considerare la legge sull’aborto dovuto a malformazione o malattia del feto incostituzionale. Questo potrebbe portare a una limitazione ancora maggiore della possibilità di abortire, una possibilità che era già molto ridotta in un paese prevalentemente cattolico, respingendo la ragione più comune in Polonia tra i pochi motivi legali per l’interruzione volontaria della gravidanza.

Se passasse questo divieto, l’aborto sarebbe possibile solo in due circostanze: quando la vita o la salute della donna è messa in pericolo dalla continuazione della gravidanza e quando la gravidanza è il risultato di un atto criminale come lo stupro o l’incesto, queste istanze rappresentano solamente il 2% dei casi totali. La decisione della Corte è il risultato di una sentenza di una proposta portata avanti dai parlamentari del partito al governo e di altri partiti di estrema destra, in cui si dichiarava che la legge sull’aborto in caso di malformazione del feto violava i valori costituzionali.

Questo sembra un ulteriore tentativo da parte della politica di utilizzare la religione per vietare un diritto fondamentale della donna, vietare perché il 98% delle interruzioni di gravidanza avvengono per difetti del feto, e questa sentenza, definitiva e vincolante, comporta quasi un totale divieto di abortire. Già le limitazioni in vigore hanno ridotto drasticamente il numero di aborti legali che in media neanche raggiungono i 2 mila all’anno; il gruppo polacco per i diritti delle donne ha affermato che vengono effettuati fino a 200.000 aborti illegalmente o all’estero, questo divieto non farà che diminuire ancora di più la possibilità di abortire legalmente.

Ovviamente, in questo contesto la Chiesa Cattolica ha una grande influenza sul governo e i gruppi cattolici hanno fatto molte pressioni affinché venisse imposta una legge più severa. Inoltre, l’attuale partito al potere sostiene i valori cattolici tradizionali, e per questo la Chiesa supporta non solo il partito ma soprattutto le iniziative conservatrici dei partiti di estrema destra. Ma facciamo un passo indietro.

Facciamo un po’ di chiarezza

Nel paese polacco, l’aborto è un diritto molto contestato, fin dall’instaurazione della democrazia. Essendo un paese estremamente cattolico, dopo la caduta del regime comunista, nel 1993 sono state attuate politiche restrittive riguardo all’aborto, consentendolo solo nei tre casi già citati.

Detto questo la Polonia sta diventando, soprattutto negli ultimi anni, una democrazia sempre più illiberale, in cui le libertà dei singoli vengono costantemente violate. È sufficiente vedere l’analisi portata avanti da Freedom House, organizzazione non governativa che svolge attività di sensibilizzazione su democrazia, libertà politiche e diritti umani, e di ricerca sulla qualità delle democrazie nel mondo, che ha evidenziato la degenerazione del regime democratico in Polonia. Negli scorsi anni sono state attuate diverse politiche controversie come ad esempio il controllo dei canali radiotelevisivi statali e dei servizi di sicurezza o addirittura il tentativo di intromissione nell’indipendenza della magistratura[1].  

Negli scorsi anni, ci sono già stati diversi sforzi per eliminare del tutto il diritto all’aborto, infatti nel giugno 2011, diverse ONG polacche anti-aborto erano riuscite a raccogliere oltre 500.000 firme per una proposta di legge per vietare del tutto l’aborto nel Paese. Quella proposta è stata rifiutata, ma è preoccupante pensare che abbia comunque ottenuto un sostegno così notevole all’interno del Parlamento. La situazione è degenerata con l’ascesa al potere nel 2015 del partito ultraconservatore PIS, il Partito Diritto e Giustizia che ha tentato per anni di limitare ancora di più l’aborto. Nel 2016, il PIS ha appoggiato una proposta portata al Parlamento da un gruppo anti-aborto che vietava interruzione della gravidanza in tutti i casi tranne che per salvare la vita della donna, questo ha provocato il propagarsi di una forte ira da parte della popolazione. Infatti, il Parlamento ha dovuto rigettare la proposta per la manifestazione creatosi in tutta la Polonia in cui 100.000 donne vestite di nero hanno protestato contro l’iniziativa. Questa volta però, il partito conservatore si è avvalso della corte costituzionale per evitare qualsiasi respingimento da parte del parlamento.

Popolazione in piazza per difendere il diritto all’aborto

Donne e uomini insieme, per l’ennesimo tentativo da parte del partito conservatore di limitare il diritto all’aborto, sono scesi in piazza. Mercoledì 28 ottobre, il gruppo attivista pro-choice ha proclamato uno “sciopero delle donne” che ha portato 400.000 persone a protestare in oltre 400 città polacche. Ben 100.000 donne sono scese in piazza lo scorso 30 ottobre occupando le strade di Varsavia, la capitale polacca, dando vita alla protesta più grande da quando il partito è salito al potere.

Crediti foto: dailyhindnews.com

Grazie a queste manifestazioni il governo sta ritardando la pubblicazione della sentenza che era prevista per il 2 novembre. Michal Dworczyk, capo dell’ufficio del primo ministro, ha affermato la necessità di una discussione e di trovare una “nuova posizione” su questo argomento che suscita “forti emozioni”. Secondo alcuni esperti legali polacchi, pubblicare la sentenza dopo la scadenza (cosa che è stata fatta anche in precedenza), sarebbe incostituzionale.  

Un altro fattore da sottolineare è che nonostante la Polonia sia uno dei paesi più cattolici d’Europa in cui la Chiesa Cattolica ha una grandissima importanza, le proteste svoltesi non solo in questi giorni ma anche negli anni precedenti, hanno accelerato il processo di laicizzazione già intrapresa grazie alla democratizzazione iniziata negli anni 90. Infatti, l’opinione pubblica riguardo all’aborto è cambiata velocemente. Nel 2014 il 65% della popolazione considerava l’aborto immorale, mentre un sondaggio dell’ottobre 2020, successivo alla sentenza della Corte, riporta che il 22% dei polacchi sostiene l’aborto su richiesta, il 62% solo in alcuni casi e l’11% pensa che debba essere completamente illegale.

Inoltre, molte azioni da parte di attiviste (come il gruppo Women on Web o Women on Wavew) che si sono intensificate soprattutto negli ultimi anni, sono essenziali per portare consapevolezza tra la popolazione sui diritti delle donne, principalmente quello sull’aborto. In particolare, queste due organizzazioni assistono molte donne durante l’interruzione della gravidanza, o in via “telematica”, tramite l’invio di medicinali; oppure all’estero, su navi noleggiate in cui gli aborti vengono eseguiti in acque internazionali[2].

Stato di diritto in crisi

Ciò che sta accadendo in Polonia, un paese dell’Unione Europea, è qualcosa di davvero grave che mina le basi fondanti dello Stato di diritto, allontanandosi ancora di più dalle democrazie europee. Tale restrizione aumenterà il numero di aborti illegali, mettendo in pericolo innumerevoli donne. Inoltre, limitare ulteriormente il diritto all’aborto è una violazione dei diritti umani, in quanto considerato da una risoluzione del 2012 del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, un Diritto Umano fondamentale. L’aborto deve essere considerato una scelta dell’individuo, non deve essere oggetto di dibattito politico. Lo stesso Consiglio d’Europa ha condannato la sentenza valutando la situazione realmente preoccupante e “un triste giorno per i diritti delle donne”.  Questa successiva stretta è considerata un colpo grave nei confronti della donna, un altro tentativo da parte dei conservatori sostenuti dalla Chiesa Cattolica polacca di dominare la donna, e quindi di limitarne i diritti. Però la risposta della popolazione dà speranza ed evidenzia la volontà di non arrendersi e di non voler sottostare alle decisioni di un governo ultraconservatore che calpesta i diritti fondamentali degli esseri umani.

Elena Giurelli

Reference

Maggiori informazioni su Resolution 11/8. Preventable maternal mortality and morbidity and human rights.

Fonti di Sondaż: orzeczenie Trybunału Konstytucyjnego w sprawie aborcji popiera 13 procent pytanych, in TVN24, 28 ottobre 2020.

Poland in Freedom House

Polish government to back down on full abortion ban?, in DW.COM, 5 ottobre 2016, https://www.dw.com/en/polish-government-to-back-down-on-full-abortion-ban/a-35965442

Poland’s parliament rejects near-total ban on abortion after protests, in the Guardian, 6 ottobre 2016, https://www.theguardian.com/world/2016/oct/06/polands-parliament-rejects-near-total-ban-on-abortion-after-protests

Rapporto Paese Polonia 2020, in atradius, 6 agosto 2020,  https://atradius.it/pubblicazioni/rapporto-paese-est-europa-polonia-2020.html

Poland rules abortion due to fetal defects unconstitutional, the Guardian, 22 ottobre 2020, https://www.theguardian.com/world/2020/oct/22/poland-rules-abortion-due-to-foetal-defects-unconstitutional

Poland abortion: Top court bans almost all terminations, in bbc news, 23 ottobre 2020 https://www.bbc.com/news/world-europe-54642108

Poland abortion ruling: Protesters block roads across country, in bbc news, 26 ottobre 2020, https://www.bbc.com/news/world-europe-54694968

Poland’s abortion ban is a cynical attempt to exploit religion by a failing leader, in the Guardian, 28 ottobre 2020, https://www.theguardian.com/commentisfree/2020/oct/28/poland-abortion-ban-kaczynski-catholic-church-protests

Pro-choice supporters hold biggest-ever protest against Polish government, in the Guardian, 30 ottobre 2020,  https://www.theguardian.com/world/2020/oct/30/pro-choice-supporters-hold-biggest-ever-protest-against-polish-government

La Polonia resiste: «È ancora possibile abortire: a domicilio e ordinando la pillola on line». Ecco come, in OPEN, 31 ottobre 2020, https://www.open.online/2020/10/31/polonia-aborto-telemedico-domicilio/ Poland Delays a Near-Total Ban on Abortion, in The New York Times, 4 novembre 2020, https://www.nytimes.com/2020/11/04/world/europe/poland-abortion-law-delay.html


[i] La Polonia resiste: «È ancora possibile abortire: a domicilio e ordinando la pillola on line». Ecco come, in OPEN, 31 ottobre 2020, https://www.open.online/2020/10/31/polonia-aborto-telemedico-domicilio/

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[1]Rapporto Paese Polonia 2020, in atradius, 6 agosto 2020,  https://atradius.it/pubblicazioni/rapporto-paese-est-europa-polonia-2020.html

[2] La Polonia resiste: «È ancora possibile abortire: a domicilio e ordinando la pillola on line». Ecco come, in OPEN, 31 ottobre 2020, https://www.open.online/2020/10/31/polonia-aborto-telemedico-domicilio/

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