“Le nuove vie della seta”: il genio cinese al servizio dell’Italia o colonizzatore?

Xi Jinping a Roma, Italia e Cina firmano Memorandum su Via della Seta - La  Città News

Come ben noto a tutti o quasi a tutti, il 23 marzo del 2019, il nostro governo di coalizione Lega-M5s targato Giuseppe Conte I, fra i malumori e le critiche provenienti da Bruxelles prima e da Washington poi, ha deciso di fissare i principi di una grande intesa, i principi di un’ambiziosissima sinergia fra Roma e Pechino guidato dal fino ad ora inarrestabile ed immarcescibile Xi Jinping. La stipulazione di questo protocollo intergovernativo passerà alla storia sotto la denominazione di “Memorandum of Understanding” e sarà l’ennesimo tassello nello scacchiere del leader cinese inevitabilmente dedicatosi alla cura delle proprie relazioni economico-diplomatiche con l’obiettivo di compiere un progetto presumibilmente mai immaginato: la Belt and Road Initiative. 

Ma cos’è effettivamente la Belt and Road Initiative?

Probabilmente, non basterebbe un caffè o un thè pomeridiano in compagnia del Presidente della Repubblica popolare per comprendere su cosa verte quest’idea e quali sono gli interessi in gioco, ciononostante potremmo provare ad indicarne i fondamentali principi:

In primo luogo, occorre evidenziare che il progetto in questione fu introdotto, nel non troppo lontano 2017, all’interno della Costituzione cinese, con lo scopo di riaffermare la volontà di voler condurre una nuova politica imperialista, un avvenimento così particolare dal punto di analisi occidentale quanto realmente pericoloso

A questo punto, domandiamoci: cosa ha in mente il Governo cinese? BRI viene presentata come un’infrastruttura internazionale o per di più come un progetto di sviluppo commerciale guidato dalla Cina per perseguire una maggiore cooperazione ed ottenere una più profonda integrazione della stessa nell’economia mondiale. Inoltre, la Cina conserva il desiderio di esportare il proprio modello, in quanto crede, che sia il cammino da dover intraprendere per abbandonare la condizione di “Paese sottosviluppato”. Da una prospettiva più pragmatica, il progetto cinese intende costituire una “Cintura” ed una “Strada”, ambedue caratterizzate dalla presenza di diverse direttrici, o come con entusiasmo, gli eredi dell’Impero Celeste amano definirle: “corridoi economici”. Nella fattispecie, questi corridoi sono sei e mirano a collegare la Cina con Europa, Asia, Medio Oriente ed Africa, usufruendo del Mar Mediterraneo come via principale, per poi raggiungere, con piani ancora in cantiere e pensieri di lunga veduta, il Mar Artico e l’America latina. 

Infine, analizzando i dati in relazione agli investimenti, confermiamo che la Cina ha in mente di impiegare la “modesta” cifra di mille miliardi di euro, con la finalità di creare la rete di cui poc’anzi discutevamo in circa 70 paesi, senza contare i paesi che hanno manifestato interesse nel lavorare al fianco dei cinesi, il numero di nazioni coinvolte potrebbe ammontare a 130. Qualora ciò diventasse realtà, un tale investimento ed analogamente un così vasto network di stati coinvolti, rappresenterebbero circa il 30% del PIL mondiale, nonché il 62% della popolazione e il 75% delle riserve energetiche conosciute. I cantieri Belt and Road hanno già prodotto 180.000 posti di lavoro. Chapeau.

Cosa prevede il Memorandum e quanto guadagna l’Italia?

L’accordo stipulato fra il nostro Presidente del Consiglio e il leader cinese non tratta solo “La Belt and Road”, bensì ragiona anche su temi come la tutela del patrimonio culturale, il trasferimento di innovazione tecnologica (da cui è scaturita l’insofferenza statunitense, in quanto unici acerrimi rivali nella lotta al 5G contro i cinesi e di cui tuttavia bisognerà continuare a discutere dopo lo stop imposto dal governo italiano riguardante l’avvio di partnership concentrate sul progetto di ricerca sul 5G, proprio a causa dell’intervento americano) e lotta all’evasione fiscale. Come se non bastasse, contempla un’ inaspettata apertura nei rapporti diplomatici ed economici da parte dell’Italia e dell’Unione Europea nei confronti del colosso economico asiatico, desideroso di accaparrarsi quella fetta di paesi snobbati dalla politica americana Trumpiana. In ragion di ciò, è necessario sottolineare che l’Italia risulta essere il primo dei paesi del G7 ad appoggiare questa linea di azione. 

I 19 su i 29 accordi istituzionali, fra il Belpaese e la Cina, detengono il fine di rilanciare la cooperazione nel settore dell’e-commerce, di focalizzarsi sull’ impegno inerente all’eliminazione delle doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e di prevenire le evasioni o le elusioni fiscali, di regolare il settore agroalimentare con protocolli d’intesa, di proclamare gemellaggi tra i siti Unesco dei due paesi e in fine di rafforzare la collaborazione nel campo dell’informazione.

Nei restanti 10 accordi, l’allora ministro dello Sviluppo Economico ha ritenuto vantaggioso, dare il via a partnership commerciali dal valore di 2,5 miliardi di euro con un potenziale di 20 miliardi di euro; la China communication construction Company si preoccuperà di potenziare i porti di Genova e Trieste. 

Apriamo gli occhi: quali sono le reali intenzioni del Governo cinese?

I pareri sono discordanti e differiscono l’uno dall’altro. 

Da un lato l’opinione pubblica e quella mediatica credono che, la Cina sia riuscita ad affascinare la stragrande maggior parte dei paesi con i quali ha concluso accordi,  grazie alle sue straordinarie capacità economiche e per merito delle statistiche positive a cui potrebbero accedere i paesi una volta aver avallato il progetto delle “Nuove vie della seta”, e portano in auge l’operato del governo, proclamando l’Italia come il paese europeo più astuto, coraggioso e lesto ad accettare le avances orientali, per mezzo delle quali, di qui a qualche anno, potrà consolidare la propria posizione nell’albo delle potenze mondiali economiche e potrà addirittura risultare il ponte mediatore fra Cina ed Unione Europea. 

D’altro canto, l’opposizione a quest’idea è formata dall’altra metà di opinione pubblica, la quale è convinta che l’Italia, di qui a poco, si rivelerà un trofeo bello e buono, un elemento fondamentale per compiere ciò che la Cina ha pianificato, accrescere ed incrementare sempre più la propria forza economica, commerciale e tecnologica, spodestando gli Stati Uniti, ormai obbligati e prossimi a cadere sotto i colpi di Pechino in termini di conduzione dei processi decisionali mondiali e dunque in termini di egemonia. 

I fattori che inducono i mass media, i governi e le opinioni pubbliche ad essere perplessi circa il progetto BRI sono numerosi. Innanzitutto, la vaghezza riconducibile ai piani d’investimento, una poca trasparenza che accompagna al sospetto. Secondo poi, il debito pubblico che Xi Jinping esporta lungo le sei direttrici, in quanto le grandi operazioni per realizzare le più attrezzate infrastrutture non sono regali, ma prestiti, prestiti che se non riusciranno ad essere ripagati, verranno rimborsati per mezzo di espropriazioni, di fatto convertendo la Cina in proprietaria di attivi importanti. In aggiunta a ciò, è doveroso evidenziare il sistematico favoritismo nazionalista, per il quale l’89% delle grandi opere viene assegnato alle imprese cinesi, mentre il restante 7,6% alle imprese locali e il 3,4% alle imprese dei paesi terzi; stesso discorso vale per la manodopera, sebbene i cantieri aperti risultano numerosi, l’occupazione tende a non aumentare, poiché la maggioranza dei lavoratori all’interno degli stessi è d’origine cinese. Peraltro, frequentemente è la Repubblica popolare a mantenere il controllo operativo.

Concludiamo affermando che per il momento, il Memorandum d’Intesa con la Cina si è rivelato un flop, a causa di più dinamiche. Negli ultimi due anni, molti paesi europei hanno firmato accordi commerciali di entità ben superiori rispetto a quelli firmati con le imprese italiane, senza aderire al progetto BRI. Per terminare la nostra analisi, prendiamo ad esempio l’export riguardante le arance italiane verso la Cina: l’Italia ha esportato arance per 162.440 euro, mentre la Spagna ne ha esportate per 32 milioni. Se il buongiorno si vede dal mattino…

I bilanci sono ancora tempestivi, ma le considerazioni fatte offrono degli interessanti spunti di riflessione. Sulle note di Rino Gaetano e con una moltitudine d’interrogativi, lasciamo i nostri amici lettori ad una attenta ed oculata valutazione di ciò che il panorama mondiale ci offrirà: chi vivrà, vedrà! 

Articolo a cura di Alberto Covelli

RESOURCES:

https://www.lifegate.it/via-della-seta-cosa-prevede-memorandum-italia-cina

https://www.cfr.org/backgrounder/chinas-massive-belt-and-road-initiative

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/chinas-approach-belt-and-road-initiative-and-europes-response-25980

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