Un futuro più prospero?

Ormai è solo questione di poche ore: la fine di quest’anno, il 2020, si avvicina. Questi ultimi mesi sono stati sicuramente segnati da svariati avvenimenti, che molto probabilmente un giorno si potranno leggere sui libri di storia. 

Oggi ripercorreremo brevemente alcuni degli episodi più significativi di quest’ultima settimana. Siamo sicuri che “andrà tutto bene”, o ci sarà ancora da aspettare? 

Relief Bill

https://www.cnbc.com/2020/12/23/trumps-call-for-2000-stimulus-checks-could-delay-direct-payments-.html

Il Presidente degli USA, Donald Trump, ha finalmente deciso di ratificare il Relief Bill

L’accordo parla di 900 miliardi di dollari, soldi che serviranno da ricorso ai danni che la pandemia causata dal Covid – 19 ha creato negli Stati Uniti. Successivamente, questi soldi sono da sommarsi con 1,4 miliardi di dollari destinati alle spese di governo da qui al prossimo settembre. 

Inizialmente, Trump era contrario ai punti approvati dal Congresso, soprattutto allo spendere tutta quella somma di denaro. Giorni prima, le sue intenzioni di non firmare facevano pensare a un possibile shutdown del governo, così creando, secondo il Senatore Repubblicano Pat Toomey, caos e miseria. 

Difatti, solo domenica, il presidente avrebbe scritto su Twitter “Good news”, facendo intendere che avrebbe firmato un accordo che criticava da tempo. Allo stesso modo, Trump ha ribadito che il Congresso dovrà però aumentare i sostegni al reddito delle famiglie, arrivando ad un totale massimo di 5.200 dollari per famiglie di quattro persone, compresi i figli a carico. 

La Camera deve ancora votare riguardo questa nuova modifica, anche se fino ad ora i Repubblicani non sembrano intenzionati ad approvare tale cambiamento. Il motivo di questo rigetto, nonostante le pressioni del presidente in uscita, è probabilmente il fatto che i democratici, guidati dal futuro capo di governo statunitense Joe Biden, abbiano già accennato a disporre assegni più generosi durante la campagna elettorale. 

Novità sulla Brexit

(Photo by Aaron Chown – WPA Pool/Getty Images)

Nel pomeriggio del 24 dicembre, Ursula von der Leyen, presidentessa della Commissione Europea, e Boris Johnson, Primo ministro inglese, hanno annunciato la fine delle negoziazioni per l’accordo sull’uscita del Regno Unito dall’UE. L’accordo verrà ratificato in via definitiva il 31 dicembre. 

Entrambi i protagonisti, subito dopo la notizia, hanno iniziato a far valere le proprie decisioni riguardo quanto stipulato, facendo vedere come la vittoria fosse più verso una parte che dall’altra. Ma ciò che davvero ne è emerso fa vedere come entrambi gli schieramenti siano scesi a compromessi: il PM ha ceduto più di quanto si era promesso e l’UE ha lasciato più libertà riguardo le possibili contestazioni da parte dello UK su regole concernenti lavoro, ambiente e aiuti stradali. Un affare sarà sicuramente l’assenza di dazi doganali e quote sul commercio dei prodotti, da cui gioveranno ambo i lati del deal.

Critica, invece, resta la situazione riguardo i servizi. Johnson ha dato priorità alla pesca e alla produzione, aspetti non troppo forti dal punto di vista economico inglese, tralasciando così il settore delle esportazioni e i servizi finanziari. Il Regno Unito dovrà comunque impegnarsi nel tenere a bada i rapporti con l’Unione, soprattutto dal punto di vista economico. 

Ludovica Pilloni.

Per saperne di più:

https://www.ilsole24ore.com/art/trump-cambia-rotta-firmati-aiuti-900-miliardi-e-finanziaria-annuale-AD94UTAB

https://www.livemint.com

https://www.internazionale.it/notizie/2020/12/28/accordo-brexit-questioni-aperte

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