Twitter, la censura di internet?

Sono 7 i giorni che ci separano dall’inauguration day. Mercoledì prossimo Joseph R. Biden diventerà il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Eppure, a quasi una settimana dai tragici eventi di Capitol Hill la situazione si sta ancora evolvendo in modi che erano difficilmente prevedibili fino a pochi giorni fa.

Ieri i democratici hanno passato una risoluzione nella House of Representatives con la quale chiedono al Vicepresidente Mike Pence di attivare il chiacchieratissimo venticinquesimo emendamento della costituzione americana. Proprio ieri però, per la prima volta dagli eventi della socrsa settimana, Pence e Trump si sono incontrati nello Studio Ovale e, successivamente a questo colloquio, il Vicepresidente ha perso ogni interesse nel collaborare con il partito avversario.

Dovremo aspettare l’evoluzione della situazione nei prossimi giorni per poter sapere cosà succederà, con ogni probabilità i democratici della House of Representatives voteranno, come già annunciato dalla speaker della camera Nancy Pelosi, per iniziare una nuova procedura di Impeachment. La tempistica però non aiuta il partito di Biden che non ha il tempo materiale per procedere con un intero processo in Senato. Il voto di impeachment potrebbe essere quindi solo una mossa simbolica.

La schermata che accoglie chiunque visiti l’account di Donald Trump @realDonaldTrump

Detto questo però, la notizia che ha fatto più scalpore negli ultimi giorni è stata quella della sospensione permanente di Donald Trump da twitter e altri social network. La risonanza di questa notizia è stata enorme anche in Italia dove, proprio ieri, l’account twitter della testata giornalistica Libero è stato limitato, anche se solo temporaneamente.

L’avviso visibile ieri sul profilo del quitidiano Libero

Il dibattito ha visto principalmente la destra accusare i social network di effettuare un’azione di censura non accettabile. Matteo Salvini ha definito twitter come “un privato che effettua una funzione pubblica” e che, come tale, non può permettersi di negare la libertà di espressione a nessuno.

Chi sostiene questa tesi argomenta inoltre che la destra è sproporzionatamente affetta dal fenomeno. Questo è sicuramente vero perché twitter non si è limitato a chiudere o sospendere gli account delle persone più in vista ma, ha effettuato una vera e propria pulizia di account estremisti, che avevano in qualche modo condonato o difeso gli attacchi violenti del 6 gennaio. Infatti come riporta la pagina di wikipedia riguardo alle sospensioni effettuate da twitter, l’11 gennaio sono stati sospesi oltre 70 000 account collegati alla teoria del complotto di estrema destra Qanon oltre a quelli dei personaggi più in vista.

Il fatto che questo fenomeno affligga i gruppi di estrema destra più degli altri è quindi accertato. Viene naturale quindi chiedersi se questo sia dovuto a un’opera di censura attiva effettuata dalla piattaforma (si intende una limitazione voluta e immotivata nei confronti di un solo gruppo) oppure se siano l’ideologia della destra estrema e le istigazioni all’odio e alla violenza a non essere compatibili con i termini e le condizioni che vengono accettati per accedere ai social come twitter.

Sicuramente i siti come twitter e facebook hanno cambiato la nostra visione del mondo e come concepiamo gli ideali di democorazia, rispetto e libertà di espressione. Oggi però ci troviamo in una situazione nella quale dei privati hanno la responsabilità del dibattito politico di una buona parte delle nazioni occidentali.

Dovremmo quindi considerare twitter come una piazza, nella quale non si può incitare all’odio e alla violenza, oppure su internet vale tutto? Le regole di questi siti devono essere decise dai privati o dallo stato? E queste regole valgono anche per i personaggi più in vista?

Queste sono solo alcune delle domande che tutti gli avvenimenti degli ultimi giorni possono aver generato, e sono tutte riconducibili a una sola domanda che ci poniamo da molto tempo, ovvero qual è il confine tra libertà di espressione e hate speech?

Umberto Costa Broccardi

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