Il Canale di Suez e l’agonia delle potenze commerciali

Lo scorso martedì, la nave porta container battente bandiera panamense dell’Ever Given, proveniente dalla Cina e diretta verso il porto olandese di Rotterdam, è stata vittima di una raffica di vento che ha costretto i suoi piloti all’arenamento dell’imbarcazione. Lo scenario del fatale avvenimento è il Canale di Suez: passaggio marittimo che unisce il Mar Rosso al Mar Mediterraneo. Ad ogni modo, prima di perderci nella narrazione delle tragiche conseguenze e delle annesse statistiche che questa vicenda – se non risolta in tempi brevi – potrà recare all’economia mondiale, è necessario rammentare gli interessi in gioco, la storia e la posizione del Canale di Suez nell’ottica politico-commerciale.

L’importanza strategica del Canale di Suez

Il Canale di Suez, centro di molteplici interessi e storico oggetto di faide internazionali, è designato come una delle vie di accesso più significative per ciò che concerne il commercio mondiale. Lungo 193 chilometri, detiene l’inesplicabile compito di mettere in comunicazione l’Asia con l’Europa e viceversa.

L’idea di questo progetto fu opera del viceré ottomano di Egitto Said Pasha, il quale decise di delegare ad una società francese l’ardua missione di costruirlo durante la metà del XIX secolo. Vennero impiegati 10 anni, 1.5 milioni di lavoratori e la modesta cifra di 100 milioni di dollari per erigerlo. Il Canale entrò in funzione nel 1869, tuttavia le esose spese costrinsero i proprietari a concedere una quota di controllo alla Gran Bretagna, che per i successivi 80 anni ebbe la possibilità di dispiegare la propria sovranità nel Canale, speculando oltremodo sulla moltitudine di opportunità economiche presenti sul territorio. Pur tuttavia, lo strenuo oppositore delle campagne coloniali europeiste e Presidente Egiziano Gamal Nasser, nel 1956, indisse la nazionalizzazione del Canale, dando luogo alla tanto celebre e ricordata da tutti gli studenti e studentesse, “Crisi di Suez”. Questa manovra politica fece scaturire l’ira funesta della Francia e della poc’anzi citata Gran Bretagna che – con il supporto dello Stato Israeliano – occuparono la zona del Monte Sinai fino all’intervento degli Stati Uniti, i quali misero un punto alla controversia. Successivamente, con lo scoppio della guerra arabo-israeliana del 1967, le forze statali optarono per la chiusura del Canale per un arco temporale di 8 anni. Ad oggi, il Canale di Suez è monitorato dalle autorità egiziane, le quali nel 2015 hanno definito il programma di espansione del passaggio con la finalità di raddoppiare le entrate annuali e sfruttare ancor di più un’antica intuizione che gioca un ruolo predominante nel PIL degli eredi dell’Impero Egizio. Ci basti immaginare, che nel 2020, le entrate registrate ammontavano ad una cifra pari a 5,61 miliardi di dollari.

Immagine presa da TicinoNews.ch

La siffatta infrastruttura naturale di contatto fra Oriente e Occidente si rivela protagonista nel 12% dei traffici commerciali mondiali durante tutto l’anno. Nella fattispecie, passano per Suez il 30% dei container, il 10% delle merci e il 4.4% del greggio mondiale. Qualora la via di passaggio in questione non fosse presente sulle cartine di migliaia di comandanti navali, quest’ultimi dovrebbero essere costretti a percorrere quasi 10 mila chilometri in più per raggiungere la destinazione premeditata, obbligandosi a circumnavigare il continente africano e sperperando oltre 300 mila dollari di costi di carburante aggiuntivi, quantunque occorre evidenziare la presenza di ingenti prezzi in termini di pedaggio per ottenere il permesso a varcare il Canale.

Cosa sta succedendo?

In questo momento, la navigazione è stata sospesa e risultano oltre 300 le navi bloccate fra l’una e l’altra estremità del Canale. Analogamente, diversi ammiragli sono in procinto di decidere se abbandonare il luogo della disfatta e proseguire utilizzando la rotta africana (come d’altronde è accaduto per le navi contenenti gas naturale liquefatto, le quali sono state già dirottate verso il Capo di Buona Speranza) o temporeggiare con l’obiettivo di minimizzare i costi riguardanti il carburante e sperare in uno sblocco del Canale nelle prossime ore. In ragion di questo, le operazioni di sblocco sono state avviate con effetto immediato: numerosi esperti si sono espressi circa il tempo che bisognerà attendere per rivedere nuovamente il traffico attivo. Peraltro, il dirottamento di diverse navi container ha attivato la richiesta di maggior sicurezza marittima lungo le rotte alternative per ostacolare i pirati e i loro papabili tentativi di saccheggio.

Diversi sono stati i tentativi per rimettere a galla l’Ever Given, tentativi che tuttavia si sono tramutati in un nulla di fatto. I mezzi messi a disposizione delle operazioni di sblocco sono molti, in maniera particolare 10 rimorchiatori si sono adoperati per dare più libertà di movimento alla porta container, mentre le attività di dragaggio delle rive sono state terminate oggi. Inoltre, considerevole è l’afflusso di sostegni giunto dalle compagnie dedite alla rimozione di imbarcazioni arenate, fra cui spuntano le compagnie statunitensi, ma anche la Micoperi del Gruppo Protan di Ravenna e contractor di riferimento del Gruppo Eni-Agip, che si occupò di rimuovere la naufragata Costa Concordia nel 2012 e già attiva nel Canale di Suez in più occasioni.

Immagine presa da Corriere.it

Il blocco navale sta interrompendo l’attraversamento di circa 9.5 miliardi di dollari di merce, creando degli ingorghi non indifferenti presso i porti verso i quali erano direzionati i vari cargo. In virtù di ciò, serviranno giorni per ripristinare l’ordinario scarico delle merci, in quanto gli operatori portuali impiegheranno più tempo del dovuto, di fatto innescando un meccanismo che non gioverà al commercio globale. Il settore automobilistico, particolarmente sofferente causa pandemia, è il settore che senza ombra di dubbio esce più colpito da questo evento. Per quanto riguarda il petrolio, le stime fatte dal Guardian parlano chiaro: 10 milioni di barili di petrolio sono rimasti bloccati e qualora questa situazione di stallo dovesse continuare a lungo, i prezzi aumenterebbero vertiginosamente.

Concludiamo affermando che, indipendentemente da quale sarà l’epilogo di questa storia, ancora una volta Madre Natura ha dimostrato di poter facilmente mettere l’uomo e i suoi istinti utilitaristi fuori gioco. Nonostante le discussioni e i dibattiti aperti sui social, all’interno dei quali figurano individui propensi a credere nell’ennesimo complotto manovrato da chicchessia con lo scopo di colpire ulteriormente l’economia mondiale e in particolare di Paesi che vivono del commercio e del loro rapporto import-export, appare improbabile quest’ipotesi. Decidiamo lo stesso di lasciarla sul banco, di modo tale da far sorgere il dubbio al lettore.

Nel frattempo ci prepariamo allo sblocco del Canale e alle dichiarazioni che lo seguiranno. Dalle notizie e dagli aggiornamenti che trapelano da Suez, il transito potrebbe essere riabilitato già da stasera e quindi da domani in maniera pressoché definitiva, tuttavia non è ancora detta l’ultima parola e occorre attendere per saperne di più.

Articolo a cura di Alberto Covelli

RESOURCES:

https://www.wired.it/economia/business/2021/03/25/canale-suez-blocco-nave-incagliata-conseguenze/?refresh_ce=

https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2021/03/26/canale_di_suez_anche_il_mondo_dell_auto_paghera_le_conseguenze_del_blocco.html

https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/canale-di-suez-cargo-arenato-ci-provano-gli-esperti-usa_30265658-202102k.shtml

https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Canale-di-Suez-Ingorgo-di-centinaia-di-navi-alcune-dirottate-intorno-all-Africa-Miliardi-di-danni-5ad2926a-e3f0-40da-9f1a-ee057e98d23c.html#foto-1

https://www.corriere.it/esteri/21_marzo_27/suez-ever-given-potrebbe-tornare-galla-gia-oggi-qanon-trasporta-schiavi-hillary-clinton-156b2c4c-8ee5-11eb-a5c9-f2c86d18b040.shtml

https://www.money.it/Perche-blocco-canale-Suez-ultima-spina-commercio-globale

https://www.corriere.it/economia/lavoro/cards/perche-canale-suez-cosi-importante-ecco-5-cose-sapere/almeno-settimana-sbloccarlo-forse-piu-ma-blocco-minaccia-interrompere-commercio-mondiale_principale.shtml

https://video.corriere.it/nave-portacontainer-ha-bloccato-canale-suez-entrambe-direzioni/e925d352-8c6a-11eb-9a35-ae00f9335e99

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