Le verità stereotipanti che sappiamo senza conoscere

The Journal Asp torna con la rubrica dedita alla pubblicazione dei contenuti fuoriusciti dal laboratorio di scrittura accademica tenuto dalla Professoressa Salvini. Questa settimana il nostro desiderio è quello di non introdurre gli elaborati, poiché la loro singola lettura riuscirà a toccare la vostra più intima sensibilità, permettendovi di ragionare sulla condizione della donna all’interno del nucleo familiare, ma anche della nostra quotidianità. Così ci si mette in gioco.

Essere donna nel tempo

Fischi, versi, sguardi persecutori.

Ecco come una donna deve ancora vivere nel 2021, con la paura di essere sempre giudicata o denigrata, con la preoccupazione costante di dover stare sull’attenti perché da un momento all’altro un uomo potrebbe approcciarla contro la sua volontà, un uomo potrebbe forzarla in una situazione pericolosa, in una strada buia senza via di uscita

Vi siete mai chiesti se a una donna piace davvero essere donna? 

Le avete mai chiesto se ha pensato di diventare uomo anche solo per un giorno?  

Molto spesso una donna prova a immaginare una vita in cui possa avere un bel lavoro senza doversi impegnare il doppio o senza dover sottostare a richieste spregevoli imposte dai superiori.

Una donna prova a immaginare una vita così, subito dopo però si rende conto che sarebbe più facile ma non per forza più bello. 

Essere donna nel corso del tempo è stato molto difficile: stare a casa a guardare la prole, cucinare e aspettare il marito per poi donargli tutto il suo affetto, anche se spesso senza amore vero. Nel corso della Storia, le donne hanno attraversato fasi diverse: nell’Antica Grecia le donne passavano la maggior parte del tempo tra loro nel gineceo e non avevano la libertà di discutere nell’agorà insieme agli uomini. In Egitto potevano ricoprire il ruolo di sovrane. Nella letteratura del Medioevo, prevaleva la concezione della donna angelo, musa ispiratrice di poemi eroici in cui la donna era considerata solo per la sua purezza e per la sua bellezza. 

Negli anni della rivoluzione industriale le donne sono entrate nel ciclo produttivo, ma i loro diritti erano ancora molto lontani, durante le due guerre mondiali sono state le donne a lavorare nelle fabbriche per mandare avanti famiglia e paese senza gli uomini, che invece erano in guerra a proteggere la patria, ma anche qui, non appena i mariti e i figli sono rientrati dalla guerra, tutto è tornato come prima. Solo dagli anni ’70 del ‘900 la donna ha iniziato a ottenere le sue piccole conquiste che hanno portato all’evoluzione di un mondo governato da uomini a un mondo in cui le donne pian piano sono entrate in scena. 

Avete mai avuto l’opportunità di chiedere a una donna degli anni ’40 se le sarebbe piaciuto lavorare e realizzarsi? La maggior parte di loro risponderebbe che non era quello il loro ruolo, ebbene sì, i ruoli sono stati dettati a priori ed è questo che ora va cambiato.

Bisogna equilibrare il più possibile la relazione tra uomo e donna, il che non significa che le donne vogliano diventare superiori agli uomini, sarei sciocca a pensare questo, ma vogliono sentirsi capaci di svolgere le stesse mansioni degli uomini senza essere ostacolate dai pregiudizi. 

Essere donna è difficile perché, nonostante l’integrazione aumenti, nel momento in cui una donna si ritrova davanti a un uomo viene ancora giudicata prima per il suo aspetto, poi per la sua intelligenza. 

Giudicare un libro dalla copertina ma non andare mai a fondo, aprirlo, sfogliarlo è una delle cose che sin dall’infanzia ci viene spiegato di non fare

Ecco, io vorrei che una donna fosse vista non come un bel libro decorato da fiori esposto in vetrina, ma come un testo ricco di storie interessanti, storie che non ti aspetteresti di trovare ma che invece sono lì e aspettano di essere raccontate e accettate per quello che sono e non per la bellezza della loro rilegatura 

Le donne sono presenti da sempre, c’è solo bisogno di integrarle e normalizzare la loro presenza in qualsiasi aspetto della vita sociale.

A cura di di Beatrice Alferj

Un racconto per trasmettere la voglia di lottare

Rispettati, amati, sogna.

Nella mia vita ho conosciuto diversi stereotipi di genere e soprattutto in diversi contesti, ma oggi vorrei focalizzarmi su un ambito particolare, quello famigliare.

Quando siamo vittime di disuguaglianze di genere in famiglia tendiamo a sottovalutarle, un po’ per affetto, un po’ per circostanze. Inutile dirvi quante volte mi sia sentita dire oppure abbia sentito dire: “Ma tu sei una ragazza, non puoi parlare in questo modo”, “Sei femmina, certe cose non puoi farle”, “Non puoi uscire con tutti questi maschi”, ed ogni volta mi si contorceva lo stomaco dalla rabbia.

Io sono una ragazza, quindi? Dov’è il problema in tutto ciò? Chi ha detto che non posso avere amici maschi o dire parolacce, chi ha stabilito che le donne devono essere sempre belle, sensuali e affascinanti? 

Il mio racconto comincia da lontano e ha come protagonista una donna molto speciale per me: mia madre.

I miei nonni materni non hanno avuto una vita facile, sono nati nel secondo dopo guerra e hanno fatto grandi sacrifici per dare un futuro a sé stessi e ai loro figli. 

Mia nonna materna, ad esempio, ha avuto un padre alcolista e una mamma debole che non ha mai avuto il coraggio di lasciare il marito – che la tradiva – per iniziare una nuova vita e così lei e i suoi 9 fratelli sono stati costretti a vivere in un istituto lontani dai loro genitori.

All’età di 14 anni ha sposato mio nonno e a 16 è rimasta incinta di mia madre. Mio nonno ha lavorato per il mondo mentre mia nonna è stata costretta a rimanere a casa per crescere i loro figli. È chiaro che non abbia mai fatto esperienze tipiche del periodo adolescenziale e questo è un semplice esempio di come al tempo ci fosse una netta divisione di ruoli tra maschi e femmine.

Mia nonna ha riversato ciò che ha vissuto nella sua vita nel tipo di educazione data a mia madre e mio zio.

Mia mamma mi racconta che quando i miei nonni uscivano da casa, lei doveva svolgere tutte le mansioni domestiche sia che andasse a scuola o lavorasse. Questo lo dico perché mia madre ha iniziato a lavorare a 14 anni, mentre suo fratello non aveva nessun compito da portare a termine in casa, sebbene non abbiano molti anni di differenza. 

Tutto ciò è continuato finché mia madre non ha sposato mio padre, un uomo autoritario e maschilista sotto molti aspetti che l’ha sempre trattata da inferiore.

Sin da piccola sono stata spettatrice delle ingiustizie a cui è stata soggetta mia madre e non sono mai riuscita a stare in silenzio, soprattutto perché lei rifletteva il suo dolore su di me confidandosi.

Mio padre sul luogo di lavoro è sempre stato un leader, infatti ha sempre avuto grandi successi, ma non ha mai capito che in famiglia non c’è una scala gerarchica, vige l’uguaglianza.

Mio padre si è sempre sentito il capo-famiglia, spesso il più intelligente e anche il più bello tra i due, ma soprattutto come la persona con più diritti all’interno della casa e questo perché nella sua famiglia, composta dai suoi genitori e dalle sue 3 sorelle, è stato il primo figlio e soprattutto il figlio maschio, l’unico diplomato tra tutti e il primo amore di mia nonna e il preferito delle sue sorelle.

Non ho mai visto mio padre pulire, cucinare, rifare il letto, ma nemmeno chiedere “per favore”.

Torni a casa e vedi i tuoi genitori litigare, perché papà ha insultato la mamma gratuitamente.

Torni a casa e a tavola non c’è uno dei due perché la mamma ha scoperto un tradimento, ma papà non dà spiegazioni, non chiede perdono, perché lui è l’uomo di casa, lui non deve rendere conto a nessuno.

Torni a casa e non c’è mai tranquillità, non c’è rispetto, non c’è stima, non c’è amore.

Vi ho raccontato la mia storia per  trasmettervi la voglia di lottare, per questo ho scelto di aprire il mio racconto con tre imperativi:

  • Rispettati: nessuno ha il diritto di calpestarti;
  • Amati: devi piacere a te stessa, non agli altri e se una persona ti insulta, ignorala!
  • Sogna: non permettere a nessuno di distruggere i tuoi sogni.

Spesso mi sono sentita forte fuori ma debole all’interno, proprio come un sufflé al cioccolato: consistente e solido all’esterno, ma dentro pieno di dolce cioccolato sciolto e questo perché sono sempre riuscita a sopportare il dolore, anche se dentro ne ero divorata.

Sono una ragazza dall’animo ribelle, che dice sempre quello che pensa, ma quando trovo infiniti muri davanti a me, perché il mio interlocutore si sente superiore perdo la voglia di parlare ma – come sappiamo – ciò che tieni represso prima o poi scoppierà e a me è successo con gli attacchi di panico.

Non pretendo d’insegnarvi nulla con quanto vi ho raccontato

Vi auguro la forza di lottare, di vivere ma soprattutto di imparare ad amarvi nonostante i vostri difetti, proprio come sta iniziando a fare mia mamma. Siamo nel 2021 ed esistono ancora disuguaglianze di genere, è arrivato il momento di cambiare rotta.

A cura di Monica Muccio

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