Donne in diplomazia, i numeri che servono per comprendere

Per moltissimo tempo, la diplomazia è stata considerata una delle più prestigiose e importanti professioni nel mondo. Tuttavia, nonostante la metà della popolazione mondiale sia composta da donne, queste sono fortemente sottorappresentate nel campo diplomatico, e più in generale della politica internazionale. In passato, raramente le donne venivano ammesse a questa sfera e, qualora accadesse, il loro ruolo era principalmente non ufficiale, ad esempio come “moglie di un diplomatico”. Secondo McGlen e Reid Sarkees: “c’è ancora la sensazione che i campi tradizionali della sicurezza nazionale, della difesa, e della politica nucleare non siano cose che fanno le donne. Le donne fanno la politica sociale. Le donne fanno l’ambiente. Le donne fanno cose umanitarie[1].

L’Organizzazione delle Nazioni Unite è l’unica organizzazione che promuove attivamente ed esplicitamente l’importanza di avere un numero maggiore di donne in diplomazia: la Carta delle Nazioni Unite (1945) fu il primo documento internazionale ad includere la parità di diritti tra uomini e donne come parte dei diritti umani fondamentali e ad assicurarsi che uomini e donne potessero partecipare in egual modo all’interno di qualsiasi organismo dell’Organizzazione (art. 8 Carta ONU)[2]. Nel 2000, con l’attuazione della risoluzione 1325, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite problematizzava per la prima volta l’impatto dei conflitti armati sulle donne, sottolineando l’importanza di una loro equa partecipazione nei processi di sicurezza, promozione e mantenimento della pace. Nonostante la buona volontà inziale, i progressi nell’attuazione della risoluzione 1325 sono lenti e le donne continuano a essere messe da parte nei processi di pace. L’istituzione di iniziative come il meccanismo del gruppo di esperti informali sulla Women, Peace and Security (WPS) – agenda iniziata appunto con la risoluzione 1325 – all’interno del Consiglio di sicurezza è certamente uno sviluppo positivo, ma non è abbastanza. Tra il 1992 e il 2018, le donne costituivano solo il 13% dei negoziatori, il 3% dei mediatori e il 4% dei firmatari di importanti accordi di pace. Circa sette processi di pace su dieci non includevano donne mediatori o donne firmatari[3]. Dal 2000 ad oggi, l’agenda WPS è stata ampliata con altre 9 risoluzioni, l’ultima delle quali nel 2019[4]. Sicuramente, la creazione del UN Women nel 2010 – l’Entità delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne – ha rafforzato l’agenda di genere e l’adozione degli obiettivi di sviluppo sostenibile ha ulteriormente rafforzato lo sviluppo del WPS.

A che punto siamo oggi?

Dai risultati dell’AGDA[5] Women in Diplomacy Index 2021, le donne rimangono sottorappresentate nelle posizioni di ambasciatrice in tutto il mondo. Su 4.060 ambasciatori solo 842 sono donne. Ciò indica che la quota totale di ambasciatrici donne è pari al 20,7% per il 2021. La Svezia è in prima linea nell’aver nominato la quota più alta di ambasciatrici e rappresentanti permanenti donne nel 2021, con il 48,1%, ovvero 50 donne su 104 ambasciatori totali. Al secondo posto vi è il Canada, dove la quota di donne ambasciatrici si avvicina al 46,3%, avendo nominato 44 ambasciatrici su 95 posti; per poi proseguire con Norvegia, Australia, Sud Africa e Irlanda. L’Italia si trova al trentesimo posto su 40 paesi analizzati. Negli ultimi posti si trovano, invece, Arabia Saudita con una quota pari al 2.7% (2 donne su 97 ambasciatori totali) e Russia con 0.7% (una su 149)[6]. Inoltre, i dati mostrano che la sede delle Nazioni Unite a New York è la destinazione numero uno per le donne ambasciatrici, seguita da 7 destinazioni europee su 15 totali[7].

Uno sguardo all’Italia

L’Italia cambia nel 1960, quando una sentenza della Corte Costituzionale giudica illegittima la norma che esclude le donne dalla carriera diplomatica, prefettizia e in magistratura. Le prime donne entrano in carriera diplomatica nel 1967, ma oggi la percentuale femminile è ancora bassa rispetto a quella maschile. Secondo i dati del MAECI[8] aggiornati ad aprile 2020, le donne rappresentano circa il 23% di tutto il personale diplomatico. Inoltre, nei gradi apicali della diplomazia italiana si registra la presenza di solamente 4 Ambasciatrici, mentre sono 23 le Ministre Plenipotenziarie, 40 le Consigliere d’Ambasciata, 53 le Consigliere di Legazione e 105 Segretarie di Legazione, per un totale di 225 donne su 996 diplomatici nel complesso[9].Nonostante la criticità di questi dati, va segnalato come il governo Draghi abbia recentemente nominato Mariangela Zappia come ambasciatrice presso gli Stati Uniti, primo storico esempio nella diplomazia italiana. Fra le varie motivazioni di questa tendenza negativa troviamo una percezione ancora legata alla difficoltà di progredire in carriera, poche occasioni per le più giovani di entrare in contatto con modelli di donne diplomatiche, la natura stessa di questa professione che porta a viaggiare e cambiare spesso sede e città e di conseguenza una maggiore preoccupazione legata alla conciliazione di vita privata, famiglia e lavoro. In un’intervista fatta a Laura Carpini[10] viene sottolineato come questi elementi non devono però scoraggiare le giovani donne perché, in primo luogo, l’Amministrazione si impegna per assicurare il benessere organizzativo dei dipendenti e, in secondo luogo, si può avere figli e una famiglia senza aver il timore di dover abbandonare la carriera[11]

Guardare avanti 

Ora più che mai è il momento di superare questi dati, raddoppiare gli sforzi nazionali e internazionali per stimolare una partecipazione più attiva delle donne, non solo nelle zone di conflitto per la promozione della pace e della sicurezza e nella sfera della diplomazia, ma per raggiungere una qualsiasi posizione di leadership. Leanne Kemp, imprenditrice tecnologica australiana, afferma: “in un mondo ideale, non dovrebbe importare se c’è una donna che dirige il Fondo Monetario Internazionale, Microsoft o il Partito Democratico. Si dovrebbe forse preoccupare il proprietario di una piccola e media impresa o di una start-up tecnologica se è stata una donna a rendere l’economia più accessibile? O ancora, se un minatore, un operaio o un pescatore ottengono una quota dei profitti migliore da poter mandare i figli a scuola, devono forse preoccuparsi che sia stata una donna a renderlo possibile?”[12]. La risposta è ovviamente no, ma queste parole dovrebbero farci riflettere. Le posizioni di dirigenza e i vertici dovrebbero essere occupati in base alla meritocrazia, a prescindere dal genere di appartenenza.

Cecilia Cassis


Bibliografia

AGDA Women in Diplomacy Index 2021, https://eda.ac.ae/docs/default-source/Publications/agda-women-in-diplomacy-mar-2021.pdf?sfvrsn=4

Having women in leadership roles is more important than ever, here’s why. World Economic Forum https://www.weforum.org/agenda/2020/03/more-women-in-leadership-shouldnt-matter-but-it-really-does/

PDF carta ONU

https://www.ispionline.it/it/informarsi-per-il-mondo/donne-e-diplomazia-ne-parliamo-con-laura-carpini

McGlen, N. E., & Sarkees, M. R. (2001). Foreign Policy Decision Makers. The Impact of Women in Public Office, 117.

UN Women website: Facts and Figures: Peace and Security, last updated in October 2019, 
https://www.unwomen.org/en/what-we-do/peace-and-security/facts-and-figures

UN Women, Global norms and standards: Peace and security.


Riferimenti


[1] McGlen, N. E., & Sarkees, M. R. (2001). Foreign Policy Decision Makers. The Impact of Women in Public Office, 117.

[2] Art. 8 Carta ONU: Le Nazioni Unite non porranno alcuna restrizione all’ammissibilità di uomini e donne nei loro
   organi principali e sussidiari, in qualsiasi qualità ed in condizione di uguaglianza.

[3] UN Women website: Facts and Figures: Peace and Security, last updated in October 2019, 
   https://www.unwomen.org/en/what-we-do/peace-and-security/facts-and-figures.

[4] UN Women, Global norms and standards: Peace and security.

[5] Anwar Gargash Diplomatic Academy è uno dei principali centri di politica estera, formazione esecutiva e ricerca in Medio Oriente ed è diventato la forza trainante negli sforzi del ministero per educare, informare e qualificare i diplomatici attuali e futuri, e i leader di governo degli Emirati Arabi Uniti

[6] AGDA Women in Diplomacy Index 2021, https://eda.ac.ae/docs/default-source/Publications/agda-women-in-diplomacy-mar-2021.pdf?sfvrsn=4

[7] Ibid.

[8] Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

[9] https://www.ispionline.it/it/informarsi-per-il-mondo/donne-e-diplomazia-ne-parliamo-con-laura-carpini

[10] Capo Unità per le politiche e la sicurezza dello spazio cibernetico presso il MAECI e Presidente dell’Associazione DID – Donne Italiane Diplomatiche e Dirigenti

[11] https://www.ispionline.it/it/informarsi-per-il-mondo/donne-e-diplomazia-ne-parliamo-con-laura-carpini

[12] Having women in leadership roles is more important than ever, here’s why. World Economic Forum. 
    https://www.weforum.org/agenda/2020/03/more-women-in-leadership-shouldnt-matter-but-it-really-does/

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