Riflessioni sulla disabilità e l’inefficienza di Roma Capitale /Parte 4/

PRIMO TESTO – A cura di Sofia Cervini

Io aiuto, tu aiuti, noi ci aiutiamo.

Aiutare nella nostra società, sempre più caratterizzata dalle “diverse velocità”, è diventato un fattore fondamentale di riduzione delle differenze. Non quelle differenze positive che ci rendono unici, ma piuttosto quelle che creano disparità e problemi. L’importanza dell’aiuto emerge, in questo specifico frangente, dalle difficoltà che donne e uomini ipovedenti si trovano ad affrontare, dato che la loro diversità è diventata, per una noncuranza direi comune, una condizione sfavorevole, che li catapulta in un gomitolo di complessità difficile da districare. 

Ci tengo a esporre la mia eventuale soluzione per migliorare la qualità di vita, non solo delle persone ipovedenti, ma anche di molti dei nostri amici a quattro zampe. Essendo un amante degli animali so che il rapporto tra una persona e il suo cane guida è talmente stretto che il condotto ha bisogno del cane quasi quanto dell’aria che respira.

Si potrebbe fornire un cane guida a chiunque lo richieda, riducendo il costo della procedura, insegnando a un maggior numero di persone ad addestrarli o addirittura permettendo al richiedente stesso di prendere parte all’addestramento. 

Si potrebbe fare qualcosa di concreto anche per gli animali, scegliendo i cani guida non da allevamenti, ma tra i cuccioli che finiscono nei canili dove rischiano di crescervi rinchiusi. 

Si potrebbe, aiutando le persone, aiutare anche i cani facendo sì che si crei un circolo “virtuoso” di aiuti. 

Si potrebbero farlo a cominciare da Roma, facendo sì che la capitale sia paladina di una bella iniziativa e portatrice di un buon esempio da diffondere in tutta Italia. 

L’estrema sensibilità dei cani li rende empatici e versatili, adatti a collaborare con noi in diversi frangenti. Ho visto cani guida che sanno addirittura indicare ai loro padroni la giusta fermata a cui scendere dalla metropolitana! Questo amico peloso ha quindi la capacità di migliorare e soprattutto facilitare la vita delle persone ipovedenti. Il problema è che l’adozione di un cane guida viene molto ostacolata da procedure lunghe, da costi elevatissimi e soprattutto dal fatto che non tutti li riconoscono come veri e propri lavoratori quali sono, ma come animali qualunque, precludendogli la possibilità di accesso in determinati luoghi e, di conseguenza, l’adeguato svolgimento delle loro mansioni. E qui ritorniamo alla questione fondamentale: viviamo in una società che corre troppo e se troviamo difficoltà a dare un aiuto, per così dire diretto, credo che sia importante provare a farlo in modo indiretto. Diamo una possibilità a una delle future coppie più felici del mondo di portare la luce l’uno nella vita dell’altro. 

Mi chiamo Sofia e chiedo che a Roma L’AIUTO DIVENTI PREROGATIVA DI TUTTI, LA VIA DI RIDUZIONE DELLE DIFFERENZE COME CONDIZIONE SFAVOREVOLE. 

SECONDO TESTO – A cura di Edoardo Farina

Roma, la Capitale, la città non per tutti.

Troppo frequenti sono gli episodi in cui Roma dimostra di essere una città egoista e non inclusiva. 

Marciapiedi non curati, 

mezzi pubblici non predisposti di pedane adeguate favorire il “sali e scendi”, 

assenza di percorsi tattili sono solo alcuni dei problemi che disabili, anziani e coloro che devono girare col passeggino sono costretti ad affrontare per usufruire del trasporto pubblico. Troppo spesso vengono riportati episodi di ordinaria follia che hanno come protagonisti giovani disabili bloccati in metro, impossibilitati ad arrivare a scuola, o anziani con difficoltà di movimento che non riescono a salire sugli autobus. Queste situazioni vengono risolte, talvolta, grazie all’iniziativa volontaria e alla bontà d’animo di singoli cittadini e cittadine 

D’altronde sono i dati dell’Atac che confermano questa triste realtà: sono duecento, ad oggi, gli impianti di traslazione, fra cui ascensori e scale mobili, inattivi nella Capitale. Purtroppo, ciò che le racconto oggi non è né uno scoop né un fatto nuovo. Dato che questa non vuole essere la solita critica fine a sé stessa, vorrei citare casi reali e tangibili di città europee accessibili e inclusive da cui si potrebbe prendere esempio. Varsavia ha reso tutte le sue trenta fermate della metro e altrettante fermate di autobus accessibili. Chester, cittadina inglese, simile a Roma per la tipologia di strade e pavimentazione, con il “Rows”, percorso celebre lungo le antiche mura medievali, sassoni e romane, ha vinto nel 2020 l’Access City Award diventando la  città più accessibile dell’Unione Europea. Per un disabile, vivere in una città non accessibile come Roma, aumenta il senso di diversità e comprime il diritto all’eguaglianza, all’inclusione sociale e al non essere discriminati. Se democrazia è accettazione e inclusione delle diversità, è bene che nei fatti si lavori davvero verso determinati obiettivi. 

Fondamentale è un cambiamento di visione: i disabili non vanno più visti come bisognosi di protezione o di carità, ma come cittadini e cittadine con pari diritti e opportunità. Comprendo la difficoltà in cui si trova l’attuale gestione, anche a causa di precedenti amministrazioni, ma il problema non è più rimandabile. Il tema dell’abbattimento delle barriere non può più essere ridotto a semplice tema elettorale ma deve evolversi in un naturale e sincero senso civico delle istituzioni. 

Mi chiamo Edoardo e chiedo che a Roma NESSUNO SI SENTA ESCLUSO.

TERZO TESTO – A cura di Grazia Covotta

Modernità, innovazione, inclusività. 

Queste parole, ormai da anni, rimbombano nelle nostre orecchie e riempiono la bocca di centinaia di persone, eppure basta fare una passeggiata per le vie della nostra incantevole Capitale per accorgersi che non tutti possono godere allo stesso modo delle meraviglie che ha da offrire. 

Vivendo a Roma da quasi due anni, molteplici sono state le occasioni in cui mi sono trovata ad assistere a scene alquanto degradanti per la dignità umana: persone in carrozzina bloccate alla fermata dell’autobus o all’ingresso di edifici data la mancanza di rampe d’accesso, persone esposte a enormi rischi date le condizioni degradate dei marciapiedi e non vedenti o ipovedenti in estrema difficoltà data l’assenza di segnaletica tattile. 

In un mondo di modernità,

in un mondo di innovazione,

in un mondo di inclusività,

non è possibile che un’intera categoria di individui sia impossibilitata nel condurre una vita sicura e agevole. È proprio in queste situazioni che avverto il peso della fortuna che ho: godere delle bellezze di Roma in totale sicurezza e agilità, quindi mi rivolgo a voi che avete il potere di rendere Roma Capitale la città che merita di essere: una Smart City, che garantisca una buona qualità di vita a coloro che la vivono sfruttandone al massimo tecnologie e strumenti. 

Ritengo di fondamentale importanza la messa a nuovo di tutti gli ascensori e scale mobili della città, per quanto riguarda le strade sarebbero necessarie delle modifiche architettoniche: marciapiedi abbastanza larghi e dotati di scivoli per permettere il passaggio di sedie a rotelle, attraversamenti dotati di segnalatori acustici per favorire i non vedenti e, infine, tutti i mezzi di trasporto, partendo dagli autobus fino ai taxi, dovrebbero esser dotati di pedane per la salita e la discesa. 

Roma Capitale è una gemma dalle mille sfaccettature, tutte da scoprire: conosciuta in tutto il mondo per la bellezza della sua architettura, ma anche per i musei e le sue mille chiese, ma non tutti abbiamo la possibilità di beneficiare di tali meraviglie allo stesso modo: troppi sono i luoghi di cultura non adatti a persone affette da disabilità motorie e non. Tutte le chiese dovrebbero esser dotate al più presto di pedane per l’accesso e percorsi facilitati per la visita, inoltre ogni museo dovrebbe disporre di guide in Braille. 

Sicura delle potenzialità di Roma e dell’attenzione che molti vorrebbero fosse dedicata a queste tematiche, spero di vedere presto nuovi progetti volti a render la nostra città più inclusiva possibile. 

Mi chiamo Grazia e chiedo che a Roma L’INCLUSIVITÀ SIA NORMALE.

QUARTO TESTO – A cura di Maria Teresa Brachi Patierno

Il rumore della città, il suono della natura, la melodia della musica, il vociferare della gente. 

Che bello! 

Ma immaginiamo di non poter udire, sentire, ascoltare niente di tutto ciò. 

Che mondo sarebbe? 

Che vita sarebbe? 

Una vita in silenzio, una vita immersi in sé stessi. 

La vita che Beethoven ha conosciuto e, nonostante ciò, si è impegnato in un’arte dove l’udito è fondamentale: la musica. 

Immaginiamo Roma, una metropoli dai rumori colorati, ridondanti, quasi mirabolanti.

Immaginiamo di non sentire nulla di tutto ciò e di non averlo mai sentito. Immaginiamo un mondo dove gli unici suoni sono quelli che possiamo sognare.

La nostra percezione di questa città meravigliosa sarebbe diversa. 

Alcune volte, camminando per le strade del centro storico, provo a pensare a come e quanto diversa sarebbe; per me che sono una musicista è forse impossibile.

Provo a immedesimarmi, a percepire la moltitudine di sensazioni con gli altri sensi come queste persone hanno imparato a fare per adattarsi a tutto questo mondo fatto di caos, dove l’udito è fondamentale non solo per la gioia di ascoltare suoni meravigliosi, non solo per la necessità di parlare con l’altro, ma anche per la propria sicurezza.

 La sordità fa sentire il non udente in alto mare. 

Ritengo sia molto difficile assicurare un aiuto sostanzioso a questa specifica situazione di disabilità, soprattutto per un sindaco immerso in impegni e doveri di ogni genere. Mi piacerebbe, però, immaginare investimenti per dare supporti tecnologici gratuiti, per studiare vibrazioni universali, specifiche per garantire sicurezza negli ambienti urbani; come clacson o segnalatori particolari da percepire con gli altri sensi in prossimità di strisce pedonali o piste ciclabili. 

Questa è la disabilità che più mi spaventa, da musicista ho sempre avuto un rapporto stretto con l’udito, ma la speranza è di fare in modo che queste persone possano essere, come tutti noi, in connessione con lo spazio urbano.

Mi chiamo Maria Teresa e chiedo a Roma che NESSUNO VENGA LASCIATO SENZA LA MUSICA DELLA CITTÀ. 

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