11 SETTEMBRE 2001: UNA TRACCIA INDELEBILE NEL CUORE E NEL CAMMINO DI OGNUNO DI NOI

“Nulla dies umquam memori vos eximet”. Nessun giorno vi cancellerà mai dalla memoria del tempo, scrive il poeta Virgilio nell’Eneide riferendosi ad Eurialo e Niso, due giovani guerrieri simbolo di bellezza ed amicizia morti in fuga dalla guerra di Troia.

Una frase appartenente ad un passato lontano, ormai quasi abbandonato nel cassetto dei ricordi di ognuno di noi e ripreso soltanto nelle pagine dei libri scolastici, la quale calza però a pennello per raccontare e riassumere un evento che ogni essere umano, donna, uomo, anziano o bambino porta e porterà scolpito nel cuore eternamente: l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle.

Ogni giorni ci alziamo dai nostri letti, accogliendo un nuovo giorno dopo una notte passata a riposare tranquillamente, o dopo una notte insonne, dando per scontato che le seguenti ventiquattro ore che vivremo saranno vuote, spente, scontate. Chissà quante di quelle 3500 persone rimaste uccise nella follia omicida degli attentatori della strage delle Torri Gemelle si saranno alzate dal letto, quella mattina, con i medesimi pensieri.

Le vittime


Come ogni giornata all’alba del tiepido sole di un omonimo settembre newyorchese, avranno sorseggiato il loro caffè, guardando un qualsiasi telegiornale, ascoltando la loro canzone preferita, portando i figli a scuola nel traffico della metropoli, pensando alle faccende da fare la sera stessa in quella casa dove non sarebbero mai rientrati.

Un “ciao” detto troppo di fretta al proprio marito, figlio, moglie, padre o madre, parole a cui nessuna delle vittime quella mattina diede peso. Era una mattina come tante, nel tiepido autunno statunitense.

Così, allo stesso modo, coloro che si trovavano seduti in quegli aerei di linea che verranno poi dirottati dagli stessi terroristi, non sapevano minimamente quanto fossero in realtà vicini a quel cielo che li avrebbe presto accolti tra le sue braccia. Si dirigevano inconsapevoli verso i loro sogni, verso il loro ufficio nella sede distaccata di un’altra città, a trovare i nonni, o semplicemente ad assaporare un’aria diversa da quella della propria casa.

Chissà quante pagine di libri si sarebbero potute riempire con così tante storie da raccontare…

Quanti capitoli si sarebbero potuti scrivere, quanti sentimenti sarebbero trapelati da essi. Quelle pagine però, non verranno mai sfogliate; nessuno racconterà le emozioni, i sogni, le aspirazioni, pregi e difetti di queste persone.

Non ne conosciamo che il nome, soltanto di alcuni, ma soffriamo al solo sentirlo quasi come se li conoscessimo da una vita intera. Conosciamo il nome dei piloti degli aerei dirottati, degli equipaggi di volo, di coloro che ebbero il coraggio di ribellarsi a chi la vita la stava loro strappando via.

Conosciamo i volti di coloro che in quelle torri avevano costruito la propria carriera, coloro che accompagnavano lì i loro bambini a scuola, chi si recava in ufficio per lavorare chi per usufruire di un servizio, chi in giacca e cravatta chi con un’umilissima divisa da operaio.

Poco importa, però, chi fossero, cosa indossassero, cosa stessero facendo. Poco importa da dove venissero, il colore della loro pelle, cosa ci facessero lì in quel momento. La morte non è stata in grado di risparmiarli; alle 8.45 avviene il primo schianto di un aereo dirottato sulla torre Nord; soli quindici minuti più tardi, il calore delle fiamme avvolge crudele e indisturbato anche la torre Sud, colpita alle 9.05 da un secondo aereo dirottato.

L’esplosione, il colpo, il fuoco, il fumo e i detriti, poi il nulla. Chi grida. Chi piange. Chi invoca il proprio Dio di morire piuttosto che bruciare tra le fiamme. Chi chiama i propri cari salutandoli per sempre. Chi resta in silenzio, avvolto dal frastuono assordante di ciò che sta succedendo. Chi osserva tale terrore dall’altra parte del mondo, dallo schermo di una televisione, lontano, al sicuro. Chi già cerca il colpevole, chi sa benissimo di esserlo.

Il mondo si trasforma improvvisamente in luogo non più protetto, sicuro, ogni certezza va in frantumi dopo aver visto una delle città più autonome e moderne al mondo venir colpita nel profondo del proprio cuore, lasciando atterrito chiunque di fronte ad un’immagine che più di tutte, forse, si avvicina all’idea di inferno biblico che tutti conosciamo.

I colpevoli della strage

Non si può spiegare a parole quanto accaduto in quello stesso giorno di ventuno anni fa. Lo si può soltanto tentare di comprendere, anche se purtroppo ancora oggi, sebbene siano passati tanti anni, tutto ciò sembra ancora essere incomprensibile.

Chi conserva dentro di sé così tanto odio da generare una tragedia simile?

Conosciamo la risposta a tale domanda. Come conosciamo il nome ed i volti dei 19 attentatori da cui fu studiata nei minimi dettagli tale follia omicida, derivante dal progetto del leader del movimento islamista paramilitare “Al-Qaida”, Osama Bin Laden, ucciso soltanto nel 2011 sotto la presidenza di Barack Obama.

Osama Bin Laden

Soltanto l’odio più puro può forse riuscire a dare una spiegazione ad una tragedia simile, ma soltanto apparentemente.

L’odio non giustifica, non tollera, non aiuta a razionalizzare quanto accaduto. L’odio non è uno strumento di benevolenza né tantomeno ci aiuta a mettere a fuoco quanto accaduto. L’odio non allontana il pensiero, non ci aiuta in alcun modo a dimenticare. L’odio ci rende solo maggiormente ottusi, ci schiavizza al pensiero che nel nostro mondo tutto sia ormai destinato a marcire, che i ricordi stessi siano destinati a dissolversi nel tempo.

Ma non è così, non oggi. Non di fronte a quanto accaduto ventuno anni fa. Siamo stati spettatori di una realtà terrificante, ed è giunto il momento che diventiamo invece i protagonisti di un mondo migliore, più sicuro, tollerante, pronto ad accoglierci e non a respingerci.

Nessuno di noi deve dimenticare quanto accaduto, poiché è impossibile edificare un terreno con un edificio nuovo senza aver prima compreso gli errori della costruzione vecchia. È necessario spazzar via le fondamenta dell’odio, per poter ergere al cielo sogni e aspirazioni più grandi, in ricordo di quel giorno ha visto svanire la luce del sole di fronte ai propri occhi per essere abbracciato dal buio eterno.

Perciò, in virtù di questo, non dimentichiamo. Non disprezziamo la nostra esistenza ancor prima di aver messo piedi al di fuori del nostro letto. Non dimentichiamoci dei nostri sogni, non scordiamoci di quanto valore essi abbiano, di quanto un ricordo possa rendere eterni anche i sogni di qualcuno che non potrà più realizzarli.

Non dimentichiamoci di nessuna di quelle 2977 persone che quel giorno persero la vita. Non è necessario conoscerne il nome, la storia, i volti. È indispensabile ricordarle nel profondo dei nostri cuori, in modo che la luce dei loro sogni mai realizzati, possa riflettere attraverso quel sole che invece noi possiamo ancora guardare “negli occhi” e sentirne il calore forte sulla pelle.

A cura di Giulia Galletti

Referenze:

https://www.history.com/.amp/topics/21st-century/9-11-attacks

https://www.911memorial.org/learn/resources/digital-exhibitions/world-trade-center-history

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